Cagliari, 4-3-3 e 4-2-3-1: come cambia la squadra con Di Francesco

di francesco cagliari
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Come giocherà il Cagliari con l’arrivo in panchina di Eusebio Di Francesco: 4-3-3, 4-2-3-1 e un pensiero di calcio preciso

Eusebio Di Francesco è un allenatore che ha bisogno di poche presentazioni. Cultore del 4-3-3, ha fatto le sue fortune con Sassuolo e Roma imponendosi nel panorama italiano ed europeo con un calcio offensivo e dei principi di gioco ben precisi. In molti l’hanno definito zemaniano. Il boemo, che ha allenato Di Francesco a Roma dal 1997 al ’99, l’ha inevitabilmente influenzato. Rispetto a Zdenek Zeman, che ha vissuto un’esperienza poco felice a Cagliari nel 2014/15 (primo anno da presidente di Tommaso Giulini coinciso con la retrocessione), Di Francesco è decisamente più duttile e meno integralista. Parte sempre e comunque dal 4-3-3, ma in carriera ha usato anche altri moduli come la difesa a 3. Anzi, quello più utilizzato – statistiche alla mano – è il 4-2-3-1, visto anche nel suo ultimo anno a Roma con l’esplosione di Zaniolo nel ruolo di trequartista.

4-3-3 – A Cagliari ripartirà presumibilmente dal 4-3-3, ma per poterlo applicare Di Francesco ha bisogno dei giocatori giusti. Alla Sampdoria ha adattato come esterni due seconde punte come Gabbiadini e Caprari, due centrocampisti come Léris e Jankto e un trequartista come Ramirez. Ha provato a svoltare con la difesa a 3, finendo però per essere esonerato già alla 7ª giornata con appena tre punti in classifica, frutto di una sola vittoria (contro il Torino) e ben 6 sconfitte. Se ha accettato Cagliari, anche con un ruolo più da manager che da semplice allenatore, evidentemente è perché le intenzioni della società sono ben diverse rispetto a quelle della Sampdoria di un anno fa. Ci sarà un calciomercato condiviso e dunque arriveranno almeno due esterni d’attacco.

IN ROSA – Al momento, gli unici giocatori in rosa del Cagliari che potrebbero adattarsi a fare gli esterni d’attacco sono Joao Pedro, Ragatzu e Pereiro. L’uruguagio tra i tre è sicuramente quello più adatto per partire largo a destra per accentrarsi sul sinistro. Un ruolo che ha già ricoperto ai tempi del PSV in Olanda. Joao Pedro rischierebbe di trovarsi fuori ruolo. Per lui sarebbe l’ennesima ricollocazione tattica della sua carriera. Da prima punta si ritroverebbe (per ora) la concorrenza di Simeone e Pavoletti, mentre da ala sinistra potrebbe avere difficoltà ad interpretare il ruolo, anche se non si tratterebbe per lui di una novità assoluta in carriera. Ragatzu, infine, può tranquillamente sacrificarsi in una posizione più larga, ma non si può pretendere di puntare sulla sua titolarità per il funzionamento del tridente di Di Francesco.

I RITORNI – A questo punto bisogna stare attenti ai ritorni dai prestiti, in particolare quelli di Kiril Despodov e Diego Farias. Il bulgaro ha espresso in più di un’occasione la volontà di volersi giocare le sue carte al Cagliari e Di Francesco sembra l’allenatore giusto per farlo esplodere, dopo la buona stagione giocata in Austria con lo Sturm Graz. Sarebbe in grado di disimpegnarsi sia a destra (dove predilige) sia a sinistra. Per lui però vale lo stesso discorso di Ragatzu: vietato puntarci come se fosse un titolarissimo. Farias è stato già allenato al Sassuolo da Di Francesco, giocando appena 11 partite nel 2013/14. Per una sua permanenza bisogna capire quali saranno le intenzioni della società e del giocatore, che hanno scelto di separarsi nel gennaio del 2019 con i prestiti a Empoli e Lecce. In entrambi i casi è saltato l’obbligo di riscatto per la mancata salvezza delle due squadre. Se dovesse restare, il brasiliano – per quanto discontinuo – sarebbe perfetto per il 4-3-3.

4-2-3-1 – Di Francesco potrebbe pensare di usare a Cagliari anche il 4-2-3-1, il modulo numeri alla mano che più volte ha schierato in carriera. Molto dipenderà dalla permanenza o meno di Radja Nainggolan, di ritorno all’Inter. Con il Ninja, Di Francesco potrebbe puntare sul belga in posizione avanzata come ha fatto qualche volta anche a Roma, con due esterni ai suoi lati. Con un 4-2-3-1, il nome di Nandez (qualora dovesse restare) sarebbe spendibile sia in mediana accanto a Rog come ha fatto Zenga, sia largo a destra nel tridente dietro la punta. Mancherebbe solamente un giocatore da schierare a sinistra.

PRINCIPI – Moduli e sistemi di gioco a parte, i principi di Eusebio Di Francesco sono ben chiari. Calcio propositivo, esterni offensivi preferibilmente a piede invertito (i destri giocano a sinistra e i mancini a destra), costruzione della manovra dal basso, formazione di catene su entrambi i lati del campo a seconda delle caratteristiche dei giocatori, reparti corti e pressing alto per recuperare immediatamente il pallone in una zona alta del campo. In fase di non possesso, generalmente le sue squadre difendono un 4-1-4-1, con il mediano centrale che si abbassa davanti alla difesa e i due esterni offensivi che si mettono in linea con le due mezzali. In fase di possesso, invece, cerca di sfruttare più uomini possibili con una sorta di 3-1-3-3. Il mediano o regista dà copertura, uno dei terzini – a seconda di dove si sviluppa la manovra – si accentra, mentre l’opposto sale in linea con i centrocampisti. Per oliare certi meccanismi Di Francesco avrà bisogno di tempo e soprattutto dei giocatori giusti.