Barella: accostamenti e similitudini

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Nel corso degli anni sono stati tanti gli ex giocatori a rivedersi nelle caratteristiche di gioco di Nicolò Barella, formato al Cagliari e arrivato a San Siro

Ormai è alla sua seconda stagione in nerazzurro, dove i tifosi hanno imparato da subito ad amarlo per la sua grinta, la sua corsa e la sua capacità di unire alla perfezione difesa e attacco. Mezzala pura, con grandi capacità di interdizione e un senso dell’inserimento offensivo che lo porta spesso in zona gol. Nicolò Barella è uno dei prodotti più preziosi del vivaio del Cagliari, società nella quale ha completato la trafila arrivando fino alla Serie A, senza farsi mancare le convocazioni nelle nazionali giovanili arrivando a diventare un punto di riferimento per l’attuale ct azzurro Roberto Mancini. I complimenti per il ragazzo classe 1997 si sprecano, e specialmente quando arrivano da ex interpreti del ruolo sono ancora più importanti. Su La Gazzetta dello Sport sono «Tutti pazzi per Barella»: i grandi nomi del centrocampo della Serie A a lodare l’ex rossoblù.

MENTALITÀ: DA SACCHI A TARDELLI –  Il primo a credere veramente in lui, quando ancora era un talento acerbo e da far sbocciare definitivamente, è stato l’allora coordinatore delle nazionali giovanili Arrigo Sacchi. «Per imparare a giocare a calcio c’è tempo, ma uno con un temperamento così alla sua età dove altro lo trovi?». Un altro centrocampista con grande carisma è stato Marco Tardelli, uno degli eroi del Mondiale dell’82: «Mi rivedo in Barella, ha capacità di inserirsi senza palla e di recuperarla, sa verticalizzare e andare negli spazi come facevo io».

FASE DIFENSIVA: BAGNI E NAINGGOLAN Barella ha, tra i suoi tanti punti di forza, una fase difensiva fatta di continuo pressing sull’avversario e letture intelligenti. Un po’ come Salvatore Bagni, che a differenza di Nicolò non ebbe un feeling immediato con i tifosi nerazzurri: «Ha grinta, non ha paura di nulla. È sveglio, dinamico e intelligente tatticamente». Ma il paragone forse più azzeccato è quello con un suo compagno di squadra, sia ai tempi del Cagliari che ora all’Inter: Radja Nainggolan è stato sicuramente come un padre in campo per il giovane Barella, aiutandolo ad imparare i segreti del mestiere giorno per giorno: «Ha il mio stile di gioco: è cazzuto, corre e lotta. È come me sei anni fa, fondamentale per far girare bene gli altri dieci». E infatti come Radja, Nicolò nasce come mediano o mezzala, ma si sta progressivamente trasformando in trequartista, capace di rifinire le azioni della propria squadra ma anche di dare una grossa mano in fase difensiva.

ATTACCARE LA PORTA: CONTE, MARCHISIO E BERTI – Un altro elemento dell’Inter di oggi ha parlato molto bene di Nicolò Barella una manciata di giorni fa: «Mi rivedo in lui, ma Nicolò è più bravo di me» ha scherzato Antonio Conte, che lo allena e lo vede come un pilastro della sua mediana. Come Conte, Barella è partito dalla provincia per arrivare a giocarsi l’Europa con una grande d’Italia, tra palloni recuperati e inserimenti offensivi. Proprio come il suo mister: «Anche io ero un assaltatore, mi piaceva arrivare in area per la conclusione». E sempre dalla scuola Conte, parla di Barella anche un altro centrocampista con il fiuto del gol: Claudio Marchisio, che nel giovane cagliaritano si rivede tanto, specialmente per la capacità di abbassarsi a prendere palla e portare l’azione sull’altro versante del campo. Caratteristica anche di Nicola Berti, altro ex centrocampista dell’Inter anni Novanta che di Nicolò parla così: «Lui è il nuovo me. Più basso, ma ha una forza e un’energia mostruose: può dominare per i prossimi dieci anni». Un futuro che si prospetta roseo, ma intanto godiamoci il presente.

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