Cagliari, da Roma alla Lazio: gli episodi arbitrali che hanno segnato le ultime due trasferte
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Cagliari, da Roma alla Lazio: gli episodi arbitrali che hanno segnato le ultime due trasferte

Cagliari, le ultime due trasferte all’Olimpico hanno riportato l’attenzione sulle decisioni arbitrali. Dal rigore concesso contro la Roma al gol decisivo della Lazio dopo la pallonata a Deiola: cosa è successo e perché i due casi vanno distinti

Due partite all’Olimpico, due sconfitte e diversi episodi arbitrali finiti al centro delle discussioni. Il Cagliari ha lasciato Roma senza punti sia contro i giallorossi di Gian Piero Gasperini, vittoriosi per 4-2, sia contro la Lazio di Gennaro Gattuso, che si è imposta 2-1. In entrambe le occasioni l’operato dei direttori di gara ha attirato l’attenzione, ma sarebbe sbagliato mettere tutte le decisioni sullo stesso piano. C’è infatti una differenza sostanziale tra un episodio corretto attraverso il VAR e una valutazione che, pur ritenuta sbagliata, non può essere modificata dalla tecnologia.

Cagliari, contro la Roma il VAR interviene sul tocco di braccio di Pisilli

Il primo episodio risale al 27 ottobre, durante Roma-Cagliari, partita valida per la nona giornata di Serie A. Nel corso dell’incontro, un colpo di testa di Fadera ha portato a un contatto tra il pallone e il braccio di Niccolò Pisilli all’interno dell’area giallorossa. L’arbitro Ermanno Feliciani, richiamato al monitor dal VAR, ha rivisto l’azione e assegnato un calcio di rigore al Cagliari. Dal dischetto si è presentato M’Bala Nzola, che ha trasformato il penalty.

In questo caso, quindi, il ricorso alla tecnologia ha permesso al direttore di gara di rivalutare un episodio che rientra espressamente tra quelli soggetti a revisione.

Le discussioni sulla gestione complessiva della partita, comprese alcune decisioni disciplinari, non modificano un elemento fondamentale: il Cagliari ha ottenuto il rigore dopo la revisione video.

Cagliari, contro la Lazio il caso Deiola-Pinamonti cambia il peso delle polemiche

Ben diversa la situazione verificatasi il 1° novembre, durante la sfida tra Lazio e Cagliari. All’83° minuto, una conclusione ravvicinata di Fisayo Dele-Bashiru ha colpito violentemente al volto Alessandro Deiola. Il centrocampista rossoblù è rimasto a terra, ma l’arbitro Andrea Colombo ha lasciato proseguire il gioco. L’azione si è conclusa con il gol di Andrea Pinamonti, che ha fissato il risultato sul 2-1.

A differenza del caso di Roma, qui la discussione non riguarda un possibile calcio di rigore, ma la mancata interruzione del gioco per prestare attenzione alle condizioni di un calciatore colpito alla testa. L’ex arbitro Luca Marelli, intervenuto sull’episodio, ha giudicato più corretta l’interruzione immediata dell’azione, sottolineando l’importanza della tutela dei giocatori in situazioni del genere.

Questo, però, non significa automaticamente che la rete fosse annullabile attraverso il VAR. Il problema nasce prima del gol: se Colombo avesse fermato il gioco, l’azione che ha portato al vantaggio della Lazio non sarebbe proseguita.

Cagliari, perché il VAR può intervenire a Roma ma non sul gol della Lazio?

Il confronto tra i due episodi permette di comprendere un limite importante dell’attuale sistema di revisione arbitrale. In Roma-Cagliari, il possibile fallo di mano di Pisilli riguarda direttamente l’assegnazione di un calcio di rigore. È una delle situazioni per le quali il protocollo prevede l’intervento del VAR.

In Lazio-Cagliari, invece, la questione riguarda la decisione dell’arbitro di non interrompere il gioco dopo il colpo ricevuto da Deiola. Secondo l’analisi di Marelli, questa valutazione non rientra nei casi nei quali il VAR può correggere la decisione del direttore di gara. Si crea così una situazione particolare: un episodio può essere giudicato erroneamente dall’arbitro senza che esistano i presupposti regolamentari per una revisione video.

È una distinzione che rischia di sfuggire nel dibattito successivo alle partite, soprattutto quando la decisione precede immediatamente un gol decisivo. La tecnologia, infatti, non ha il compito di correggere ogni possibile errore commesso sul terreno di gioco, ma soltanto quelli previsti dal suo protocollo di utilizzo.

Cagliari, il gol di Pinamonti pesa più delle altre decisioni contestate

La partita contro la Lazio ha presentato anche altri episodi discussi. Al 43° minuto, i biancocelesti hanno reclamato un rigore per un contatto tra Jacopo Fazzini e Davide Frattesi, ma Colombo ha lasciato proseguire.

Nel corso della ripresa sono stati valutati anche un contrasto tra Juan Rodriguez e Dele–Bashiru nell’area rossoblù e un contatto ai danni di Trepy in quella laziale. Nel finale, inoltre, Adam Obert è stato espulso per doppia ammonizione.

Non tutte queste decisioni possono essere considerate errori, né tutte hanno avuto lo stesso peso. Il caso di Deiola rimane il più rilevante perché si è verificato durante l’azione conclusa con la rete decisiva della Lazio.

Con il risultato ancora sull’1-1, un’interruzione del gioco avrebbe impedito quello specifico sviluppo offensivo. Non è possibile stabilire se il Cagliari avrebbe poi conservato il pareggio, ma la mancata interruzione ha avuto una conseguenza concreta sull’andamento dell’incontro.

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Cagliari, gli episodi arbitrali non devono nascondere le difficoltà della squadra

Le polemiche arbitrali meritano attenzione, soprattutto quando riguardano la sicurezza dei calciatori e decisioni che precedono una rete. Sarebbe però riduttivo spiegare il momento negativo del Cagliari soltanto attraverso quanto accaduto nelle ultime due trasferte.

La squadra di Fabio Pisacane arriva da quattro sconfitte consecutive, contro Monza, Bologna, Roma e Lazio, nelle quali ha incassato complessivamente 12 gol. Un dato che evidenzia problemi di tenuta difensiva sui quali sarà necessario intervenire indipendentemente dall’operato degli arbitri.

Allo stesso tempo, distinguere le responsabilità della squadra da quelle della direzione di gara è indispensabile per analizzare correttamente le partite.

Contro la Roma, il Cagliari ha beneficiato di una revisione che ha portato all’assegnazione del rigore. Contro la Lazio, invece, la mancata interruzione dopo il colpo al volto di Deiola ha preceduto direttamente il gol della sconfitta. Due episodi, due applicazioni differenti del protocollo VAR e conseguenze molto diverse. Il confronto non dimostra un accanimento arbitrale contro il Cagliari, ma evidenzia quanto una singola valutazione sul campo possa incidere su una partita, anche nell’epoca della tecnologia.

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