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Ex Rossoblù

Zola: «L’esperienza al Cagliari tra le più gratificanti della mia carriera, ne è valsa la pena»

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Le parole dell’ex giocatore e attaccante italiano ricordato soprattutto a Cagliari Gianfranco Zola

Il nome di Gianfranco Zola è ricordato un po’ dappertutto. Il suo talento, la sua classe e le sue reti. Il rapporto con il Cagliari è stato quello di una vera e propria bandiera e tutto l’ambiente rossoblù non può non ricordare e omaggiare Magic Box. Ecco la sua intervista riportata dalle colonne de La Nuova Sardegna.

ABRAMOVICH E CHELSEA – «Sì, sì, Abramovich non sapeva che ero andato via e riteneva che io fossi un asset importante per il suo nuovo Chelsea. Ma la scelta era fatta. E così giocai finalmente nel Cagliari».

IL RITORNO A CAGLIARI – «Io decisi di lasciare il Chelsea al top per tornare in Sardegna e vestire la maglia del Cagliari. Soprattutto per cercare di riportare la squadra in serie A».

CAGLIARI – «L’esperienza di Cagliari è stata una delle più gratificanti della mia carriera. Lasciavo la Champions e un ambiente dove ero un idolo. Ma ne è valsa la pena».

TEMPIO E CAGLIARI – «Posso dire che mi sono divertito tantissimo. Tempio fu certamente un disagio per ché praticamente dovevamo sobbarcarci ore e ore di pullman. Ma tutto era ripagato dall’entusiasmo del pubblico. Arrivavano anche lì da tutta la Sardegna per applaudirci. E, in effetti, sia a Tempio che a Cagliari regalammo delle partite fantastiche, spesso con tanti gol».

SQUADRA – «Con David Suazo, Ciccio Esposito e Antonio Langella, insomma, era facile bucare le difese avversarie. Compagni di reparto davvero eccezionali».

VENTURA – «Il gioco di Ventura mi piaceva. Ma soffrivamo parecchio in trasferta – ammette Zola –. Evidentemente mancava equilibrio. Le cose migliorarono parecchio con l’arrivo di Edy Reja in panchina, ma anche perché nel mercato invernale fu ripreso Nelson Abejion, autentico mastino di centrocampo».

REJA – «Reja fu bravo a mettermi in campo come falso nueve. Un falso centravanti che apriva gli spazi per gli inserimento di David e Ciccio, o di Langella quando c’era lui. Così con centrocampo e difesa puntellati e attacco rinvigorito, il campionato cambiò volto e riuscimmo a dare una svolta definitiva in senso positivo al nostro cammino».

TIFOSI DEL CHELSEA – «Fu un omaggio che mi emozionò parecchio e che mi rende tuttora orgoglioso. I tifosi del Chelsea sono davvero speciali».

FACCIA E VISO ROSSOBLU’ – «Fu un’idea di Abeijon e Modesto, ci divertimmo parecchio».

ULTIMA STAGIONE – «Non sapevo che sarebbe stata la mia ultima stagione da calciatore per me, ma fu bellissima. Squadra forte che partiva da una base di grande valore, non fu difficile salvarsi».

GOL ALLA JUVENTUS – «Non meritavamo di perdere quella partita e, devo dire, per me fu inusuale segnare così, di testa, battendo i corazzieri della difesa bianconera. Ma ci riuscii, e l’urlo della folla dopo quel gol lo sento ancora nelle orecchie».

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