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Ex Rossoblù

Zenga racconta il periodo a Cagliari: «E’ una ferita aperta»

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Walter Zenga, ex allenatore del Cagliari, ha rilasciato alcune dichiarazioni circa il periodo trascorso sulla panchina rossoblù

Walter Zenga, ex allenatore del Cagliari, ha rilasciato delle dichiarazioni circa il periodo trascorso alla guida della formazione sarda tra marzo ed agosto del 2020, nel periodo del primo lockdown, tra disagi dovuti alla situazione pandemica ma non solo. Il tutto come ospite dell’espisodio numero uno del podcast “Tutti Teorici”, realizzato dagli youtuber Luca Toselli, Simone Filippone e Luca Mastrangelo. Vi riportiamo uno stralcio delle sue parole:

RICORDO DOLOROSO – «Cagliari? E’ una ferita aperta. Hai tante ferite nella vita, non tutte le cose possono andar bene. Questa mi è rimasta dentro perchè: io ero a Milano, il 20 di febbraio mi chiamano da Dubai e mi dicono “Tra dieci giorni chiudono tutto (lockdown ndr), rientra”. Allora io il 20 febbraio prendo l’aereo e torno e già qua avevano messo le prime restrizioni. Vado a Dubai e vedo Cagliari-Roma in TV, vince la Roma 1-4. Dieci minuti dopo la fine della partita vedo una chiamata da un numero italiano, è Carli – d.s. del Cagliari – il quale mi dice “Walter, abbiamo deciso di cambiare, vorremmo parlare con te”. Il primo di marzo arrivo a Milano, vado a Cagliari, firmo il contratto, ci alleniamo quattro giorni ed intanto il campionato era già sospeso. Facciamo un’amichevole con l’Olbia il sabato e lunedì mettono il lockdown»

LOCKDOWN/ALLENAMENTI – «Se non ricordo male io non ho visto i giocatori dal 7 di marzo fino al 18 di maggio. Io non ho mai visto i giocatori, non ci si allenava insieme perchè non si poteva. Arrivavano i giocatori a gruppi di 2-3. In un mese, dal 18 maggio al 18 giugno, solo allenamenti senza amichevoli. Avevo riproposto una sorta di amichevoli allo stadio, ogni 3-4 giorni. Prima tre tempi da 10 minuti mischiando le squadre, poi da 15 per arrivare ad avere l’intensità di gara»

LA ROSA – «Giochiamo 13 partite in 40 giorni in una struttura di rosa che non era assolutamente adatta a farlo. Non perchè non ci fosse la capacità per farlo ma perchè mancava l’abitudine a mantenere un’intensità di concentrazione elevata per un lungo periodo»

DELUSIONE – «Soprattutto si giocava senza pubblico e con un caldo boia, a luglio. Tra parentesi, Joao Pedro non gioca la prima e l’ultima partita, Nainggolan l’ho avuto solo per novanta minuti in due partite ed alla fine nonostante abbiamo fatto dieci punti nelle prime quattro partite. Abbiamo battuto la Juve 2-0, tra parentesi con goal di Gagliano. Io lì mi aspettavo di continuare e mi hanno detto di no»

CLAUSOLA – «Contratto semestrale stile traghettatore? Si, con una clausola assurda. Mi l’avrebbero rinnovato se fossimo arrivati settimi»

PERCORSO – «Salvezza tranquilla? No, noi abbiamo fatto bene. La prima partita l’abbiamo persa 2-1 a Verona e per abbiamo vinto 10 con la Spal, 4-1 con il Torino, abbiamo fatto 0-0 a Bologna ed 1-1-1 con la Fiorentina. In casa abbiamo perso con l’Atalanta 1-0, abbiamo fatto 1-1 con il Sassuolo giocando in dieci per tutto il secondo tempo; con l’Atalanta per settanta minuti»

PROGRESSIVO DECLINO – «Dopo una progressiva discesa del Cagliari? Si. La mia prospettiva era quella di formare una squadra di ragazzi giovani ed era ispirata dallo spirito della Sardegna Arena, del Cagliari, del popolo sardo. Mi aspettavo di formare una squadra che poteva magari vincere a San Siro contro l’Inter e la partita dopo prendere tre goal da qualsiasi altra squadra. Lo spirito era quello di costruire qualcosa ma non mi è stata data la possibilità»

TIFOSI – «Mi dispiace perchè mi sarebbe piaciuto anche prendere i fischi dai tifosi. Non c’erano, non abbiamo potuto prendere applausi»

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