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Var a chiamata, Trentalange: «Disponibili a sperimentare»

Roberta Lai

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Le parole del Presidente dell’AIA Alfredo Trentalange nel corso dell’intervista di ieri sul programma sportivo di Rai 2 Dribbling

Il Presidente dell’AIA Alfredo Trentalange, ieri, è stato ospite della trasmissione sportiva di Rai 2 Dribbling. Il tema centrale, ancora una volta, è stato il Var, il suo utilizzo, i suoi limiti. Ecco le sue parole.

ARBITRI – «Basta polemiche. Ci sono troppi pregiudizi, se l’arbitro si fa conoscere come persona possiamo metterli da parte e questo ci permette di parlare la stessa lingua in modo semplice e rispettoso».

PAROLE DELL’ARBITRO A FINE PARTITA? – «Dopo l’esperimento Orsato, nato in buona fede, abbiamo visto che gli arbitri sono più bravi ad arbitrare che a comunicare. Penso ci sia bisogno di una formazione in questo senso, ci siamo presi un attimo di ripensamento. Si cresce per didattica e per confronto. Ci credo fermamente, ma bisogna essere preparati. Ci sarà un confronto, ma io penso che con persone di buona volontà si possa fare senza aspettare tempi biblici».

VAR A CHIAMATA – «Non si conosce ciò che non si sperimenta. Quindi siamo pronti a qualsiasi sperimentazione. L’arbitro del futuro deve essere un ricercatore e non un presuntuoso. Come potrebbe svolgersi un meccanismo a chiamata? Ovviamente si cerca di ridurre al massimo questi interventi della VAR, sappiamo benissimo che le persone hanno piacere di vedere lo spettacolo e non un gioco fermo continuamente. Francamente ora come ora non sarei in grado di ipotizzare quel che può avvenire. Sarei un presuntuoso, sarebbe un problema dell’IFAB che non mi sento di anticipare».

ARBITRARE SENZA PUBBLICO – «È più complicato, tutte le decisioni vengono amplificate. Magari una parola in più… O anche la soglia del dolore è diversa, può capitare di sentire qualche urlo che non corrisponde all’evento. Tutto viene amplificato e non è semplice o naturale, per questo è più difficile. Il fattore campo influenza il direttore di gara? L’arbitro è speciale in questo senso. Un calciatore può passare dalla Primavera alla prima squadra, un arbitro si deve fare tutta la trafila dalle categorie inferiori alla Serie A: è preparato da dieci persone, magari dieci genitori, fino ad arrivare a stadi pieni. È preparato, se non si adegua a gestire queste pressioni non ce la fa. Di fatto oggi l’arbitro vive una situazione a cui non è più preparato».

FALLO DI MANO, COSA SI DEVE FISCHIARE? – «Si sta rivedendo questa critica. Effettivamente, è vero che nel gioco del calcio non si dovrebbero usare le mani e le braccia. Però sappiamo benissimo che forse si è esagerato nell’altro senso».

ARBITRO DONNA IN SERIE A – «È un sogno che abbiamo. Mi piace pensare che non manchi davvero molto e nel giro di due anni sia possibile»

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