Tomasini: «Lo Scudetto ha dato sprint a tutta la Sardegna» – ESCLUSIVA

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© foto CagliariNews24.com

Prosegue la carrellata di Campioni d’Italia verso il 12 aprile, cinquantenario dello Scudetto del Cagliari. In esclusiva le parole di Beppe Tomasini

Beppe Tomasini trascorre la giornata a casa come tutti in questo periodo di isolamento forzato, ma con un orecchio al telefono per restare in contatto con gli ex compagni del Cagliari. La festa per i 50 anni dello Scudetto dovrà aspettare, intanto abbiamo raggiunto in esclusiva Tomasini: «La prendo come viene, senza deprimermi. Se si deve stare in casa sto in casa, faccio le mie cose e mi tengo in allenamento».

A ripensarci oggi sembra ancora impossibile, il Cagliari davanti a tutti
«Lo Scudetto lo abbiamo vinto spezzando lo strapotere economico – e non solo – che esercitavano Milano e Torino. Era un’impresa praticamente impossibile, ci siamo riusciti grazie alla forza, al sacrificio e all’amicizia. All’epoca la Sardegna sembrava una terra di nessuno, inizialmente non ci volevamo andare neanche noi giocatori. Poi quando siamo arrivati sull’Isola siamo stati accolti da una terra fantastica e da un popolo che ci ha permesso di vivere una vita bellissima, non è un caso se in tanti ci siamo trasferiti definitivamente. Fra l’altro sento spesso anche gli ex compagni che vivono altrove, perché quell’impresa ci ha legati per la vita».

Avete anche dato voce a tanti sardi che stavano lontano da casa
«Già dal venerdì trovavamo cinquemila persone che venivano a vedere gli allenamenti, a starci vicino. Tantissimi sardi lavoravano e vivevano al Nord, sentendo costantemente la lontananza dalla loro terra: per noi era una gioia vederli, così tanti, sugli spalti di tutta Italia. Una delle soddisfazioni maggiori di quell’impresa fu proprio rendere fiere tutte quelle persone. Potevano finalmente gonfiare il petto dopo tante discriminazioni».

Cosa è mancato per conquistare altri allori?
«Se vai a vedere la rosa del Cagliari Campione d’Italia noterai che avevamo tutti sui 25 anni, era una squadra che avrebbe potuto vincere diversi campionati. Parliamo di una formazione che prendeva pochissimi gol e non perdeva quasi mai. Purtroppo ci venne a mancare Riva proprio quando stavamo cavalcando verso una nuova impresa, e lui era un valore unico non solo per noi ma per tutto il calcio. In seguito cambiò anche la situazione economica, si dovette puntare su giovani pur bravi ma non c’era più quella forza collettiva».

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Un flash sull’attualità: il campionato dovrebbe riprendere o no?
«Secondo me si dovrebbe chiudere qui la stagione. Un calciatore solitamente ha solo un mese di pausa fra una stagione e l’altra, ora sono già fermi da quattro settimane: dovrebbero fare una nuova preparazione, giocare in estate e poi iniziare subito la prossima? Impensabile, si falsa tutto. Ma ancor prima delle considerazioni sportive, le istituzioni del calcio dovrebbero avere coscienza di quello che sta succedendo. Stanno morendo tante persone, si fermano intere nazioni ed è doveroso che si fermi anche il calcio».

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