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Semplici e il “paradosso” Duncan: a Verona servirebbe cambiare

Mario labate

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Duncan regista è il “paradosso tattico” su cui ha fatto breccia lo Spezia di Italiano. A Verona servirebbe cambiare

Come scritto dall’Unione Sarda, fin dal suo arrivo al Cagliari Leonardo Semplici aveva già definito quale sarebbe stato il proprio undici ideale. Ma se in difesa e in attacco, un po’ per scelta e un po’ per necessità, ha dato spazio ad alcune rotazioni, lì nel mezzo da quei tre non si esce: Alfred Duncan, Radja Nainggolan e Razvan Marin sono i signori e padroni di un centrocampo più di gamba che di testa, ma che ha nel solo Alessandro Deiola un’alternativa, da buttare in campo a gara in corso.

INTOCCABILI – Il Ninja non ha saltato un secondo (per lui 486 minuti, recuperi compresi), il ghanese è stato sostituito in tre circostanze (per lui 431 minuti totali), mentre il romeno in due (460 minuti). Proprio l’ex viola è stata la grande sorpresa. Perché mentre tutti erano convinti che sarebbe stato Nainggolan il giocatore da adattare come (simil)play, Semplici ha spiazzato tutti, affidandosi a Duncan.

PARADOSSO DUNCAN – Per lui un ruolo soprattutto di copertura, a difesa di una retroguardia di grande esperienza, ma che paga dazio dal punto di vista del dinamismo. I problemi nascono quando a Duncan si chiede di organizzare il gioco: a La Spezia, Italiano ha messo in evidenza tutte le sue lacune nella fase di possesso, alternando i suoi attaccanti nella pressione, con Duncan che ha messo insieme appena 5 passaggi in avanti sui 50 palloni giocati (fonte Lega di Serie A). Situazione che potrebbe riproporsi contro il Verona costruito da Juric, pronto a gettarsi all’assalto del portatore di palla. Semplici è avvertito.

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