Salary cap e modello NBA: la proposta di Giulini

© foto 20-09-2019 Cagliari, Calcio Serie A 2019/20, Sardegna Arena, Cagliari vs Genoa. Foto Gianluca Zuddas per Cagliarinews24.com. Nella foto: Giulini

Il presidente del Cagliari Tommaso Giulini ha proposto un salary cap e un modello NBA per far ripartire il calcio europeo

I festeggiamenti per il 50° anniversario dello scudetto del Cagliari hanno fatto passare in secondo piano la proposta del presidente rossoblù Tommaso Giulini. Il 12 aprile, in uno dei suoi interventi per celebrare l’impresa del 1970, ha provato a lanciare la sua idea per far ripartire il calcio italiano ed europeo: «Si dovrebbe ragionare su un salary cap, così tutte le squadre possano avvicinarsi all’idea di competere». In poche parole, il presidente del Cagliari vorrebbe stabilire un tetto massimo per gli ingaggi, valido per tutti i club d’Europa, avvicinandosi al famoso modello NBA.

FPF – In realtà, il modello del basket americano è più complicato e non si limita all’imposizione di semplice tetto salariale, ma potrebbe essere un buon inizio per evitare di ampliare eccessivamente la forbice tra grandi e piccoli club. Finora la UEFA ha provato a darsi delle regole con il fair play finanziario, ma come ha ricordato lo stesso Giulini «ha funzionato poco». Sono stati più i piccoli club a pagarne le conseguenze, con esclusioni dalle coppe europee, mentre le big se la sono cavata con qualche multa. L’unica eccezione recente è il Manchester City, squalificato per due anni dalla UEFA per «gravi violazioni del regolamento sulle licenze e sul Fair Play Finanziario». L’esclusione da Champions ed Europa League però potrebbe essere tranquillamente revocata, visto che gli inglesi hanno preannunciato il ricorso.

DIRITTI TV – «Sarebbe auspicabile aumentare la parte sui diritti televisivi» ha sottolineato Giulini. Ed effettivamente, in Italia specialmente, il problema dei diritti tv sussiste. Non c’è una ripartizione bilanciata, ma sono i grandi club a prenderne più di tutti aumentando così ulteriormente la forbice. Ora con l’emergenza coronavirus che impedisce anche la disputa delle partite, il problema diventa ancora più grave. Soprattutto per questo, la FIGC vuole a tutti i costi terminare il campionato. Non per la regolarità di una stagione, ma per soldi che Sky e Dazn potrebbero non dare (o chiedere indietro) in caso di mancata disputa delle 13 giornate restanti. «Io temo che i grandi club – ha proseguito Giulini escano molto meglio grazie ai forti sponsor mantenendo sempre le stesse risorse, mentre le società più piccole avranno difficoltà per qualche anno». È il caso di società come il Cagliari, che contano quasi esclusivamente sui diritti televisivi per muoversi sul mercato. «Il modello NBA invece potrebbe evitare che la forbice si allarghi troppo con dei club che avranno difficoltà a ripartire».

MODELLO NBASalary cap e ripartizione di diritti tv. Due cambiamenti che secondo Giulini possono evitare uno sbilanciamento eccessivo e aumentare la competitività. «Se tutti i club avessero un salary cap, la Champions League sarebbe molto più interessante e così via tutte le competizioni», è l’idea del presidente del Cagliari, che si rifà al famoso modello NBA, in realtà più complesso di così. Il basket americano tende a favorire addirittura le squadre peggiori della stagione, dando a loro l’opportunità per esempio di scegliere i migliori giovani l’anno successivo. Un sistema inapplicabile in Europa, dove restano forti i settori giovanili (negli USA i giocatori vengono invece formati nelle scuole e nelle università) e soprattutto retrocessioni e promozioni. Introdurre il salary cap e una ripartizione più corretta dei diritti tv – che poi determinerebbero proprio il tetto salariale – può essere però un inizio per vedere magari un altro Cagliari del 1970 trionfare davanti alle potenze del nord. A quel punto non sarebbe più una sfida a budget inarrivabili, ma una di bravura tra dirigenti nell’individuare le pedine giuste per rinforzare la propria squadra.