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Pereiro: «Con i miei gol salvo il Cagliari. Vi dico il mio idolo e cosa amo della città»

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Gaston Pereiro si è raccontato in un’intervista tra vita privata e vita professionale: le dichiarazioni del giocatore del Cagliari

Il giocatore del Cagliari Gaston Pereiro si è raccontato in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport in cui ha toccato svariati argomenti: dalla vita privata, al suo passato fino ad arrivare all’esperienza con la maglia rossoblù.

SUAREZ – «A 16 anni andai per una settimana lì, in Inghilterra, per una sorta di interscambio. Ero al Nacional di Montevideo e rimasi lì per una settimana ad allenarmi. Ma soprattutto conobbi Luis Suarez che mi regalò la sua maglia».

TREQUARTISTA – «Mi definisco un trequartista. L’assist mi piace, ma fare il gol è il massimo. Difendere non mi piace, mi piace attaccare. Ma sto provando a rincorrere l’uomo».

MAZZARRI – «Ho sentito la sua fiducia. E avevo bisogno proprio di questo, ora sto trovando la continuità. E per me era fondamentale. Non ci sono segreti. A Bergamo con la doppietta c’è stata la svolta. So che in Serie A serve la tattica. Io amo giocare insieme ad un’altra punta».

FARE GOL – «Amo fare i gol. Liberare il mio sinistro, tirare. Ma voglio aiutare la squadra. Siamo concentrati sull’obiettivo salvezza. E Mazzarri studia bene gli avversari e prepara bene le sfide dal mercoledì».

COSSU – «Andrea mi ha visto un paio di volte col Psv. E segnavo tanto. Mi ha aiutato, mi ha dato dei consigli, mi ha fatto sentire uno di casa».

PSV – «Mi videro a un Sudamericano con l’Under 20 uruguaiana. Feci bene. E arrivare in Olanda a 20 anni è stato importante. Dopo 2 mesi ero titolare. Il bello dell’Olanda è che i giovani giocano subito. In Italia è difficile vedere un Primavera che viene impiegato stabilmente in A».

MODO DI GIOCARE AL PSV – «Libero, soprattutto. Mi sento un trequartista libero. Ho giocato a destra nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1, ma pure trequartista dietro la punta. Phillip Cocu è stato fondamentale nella mia crescita. Vincemmo subito un titolo. Mi faceva esprimere al meglio».

DALLA CHAMPIONS LEAGUE ALLA LOTTA SALVEZZA – «Ho giocato la Champions due volte, ho sfidato l’Inter e Icardi ci fece male. Giocai anche con Nainggolan. Ma ora sto bene qui. Van Bommel aveva un’altra idea, inizialmente mi fece giocare, poi prese Iattharen. Per carità un talento, allora. Mi ruppi anche la clavicola».

NAZIONALE – «Vorrei tornarci, ci penso sempre, spero che accada. Il ct Alonso l’ho incontrato a Torino quando abbiamo giocato con la Juventus».

RECOBA – «Lo guardavo in tv, faceva delle cose pazzesche, anche i gol da corner. Il suo sinistro mi affascinava. Poi ho avuto la fortuna di giocarci quando lui stava chiudendo la carriera ed è stato troppo importante per me. Mi ha aiutato tanto, mi sono allenato con lui a calciare. Ho preso il numero 20 perché lo ha portato lui».

TABAREZ – «È davvero il maestro: Ha fatto tanto per la nostra Nazionale».

GODIN – «Cosa ho imparato da lui? Il rispetto, il suo essere capitano e simbolo».

NANDEZ – «Nandez lo vedrete, magari, da domenica. Io non mi vedo in questo ruolo, cerco di solo di aiutare la squadra».

CAGLIARI – «Come sto qui? Benissimo. Con la mia compagna Melanie. Stiamo insieme da 7 anni. E col nostro golden retriever Tore. Ogni tanto viene mia mamma. Un anno e mezzo fa ho perso papà, per un brutto male, era giovane. È stata dura».

COSA PIACE DI CAGLIARI – «I ristoranti. E il maialetto, top come l’asado».

SORPRESA GIOVANI – «Obert. Non butta via un pallone. E la grinta di Lovato».

CHI PIACE IN SERIE A – «A me è piaciuto Ilicic. Per come usa il sinistro».

 

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