Pensieri rossoblu: «Senza parole»

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Si usano tante parole, tante se ne dicono ed altrettante se ne scrivono. Spesso a torto quando le cose da dire sono poche, chiare e precise. Altre volte ne servono tante per provare a spiegare l’inspiegabile. Tanti i “se” ed i “ma”, tante le considerazioni ed analisi da fare per provare a trovare il bandolo della matassa, la logica alle domeniche calcistiche quartesi, questa come le altre. Magari senza odiosa faziosità, senza facili quanto comprensibili campanilismi, senza l’astio che, a braccetto con la frustrazione, ormai accompagna la maggior parte dei tifosi rossoblu. Poi si potrebbero usare altrettante parole d’orgoglio per quanto visto in campo, per chiacchierare di quanto di bello è successo e di quello che invece ci ha fatto storcere un po’ il naso (leggasi “causato forte tachicardia”). Invece no, questa volta no. Proprio quando le parole dovrebbero essere tante, precise, pesate, pensate, sensate e sentite, mi fermo qui. Nonostante le mie convinzioni, le idee ed i principi. Nonostante la mia profonda convinzione dell’importanza e del rispetto delle regole, il fastidio nei confronti di chi “per mestiere” alza la voce, nei confronti degli schieramenti “senza se e senza ma”, faccio silenzio, non uso altre parole, metto da parte i pensieri e lascio spazio all’emozione. Lascio spazio alla lacrima che, accompagnata da un nodo in gola, qualche ora fa era sul punto di uscire. Quando il capitano Diego Lopez a testa alta, in giacca e cravatta, salutava, applaudiva e sorrideva a chi appollaiato sulle ringhiera era specchio più che spettatore del “solito zoo. Bello. Forza Cagliari.

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