Pensieri rossoblu: «Occasioni»

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Appena oltre metà strada con un occhio a quello che è stato ed un altro a quel che sarà. Timori e pensieri passati che si ha la paura si ripropongano nel prossimo futuro. Sì perché a Siena il Cagliari non mi è piaciuto, non mi è piaciuto per niente. Com’è possibile che non soddisfi un punto guadagnato in trasferta e senza soffrire contro chi dal basso potrebbe spaventarci? Contro un avversario che, lottando per la vita (metafora calcista sia ben inteso), non guarda in faccia a nessuno ed è pronto a gettare anima e corpo contro qualsiasi Golia gli si pari davanti. Ecco contro di loro, nel giorno dell’esame di cui molti di noi temevano l’esito e l’andamento, il Cagliari ha fatto poco dimostrando invece di poter fare tanto di più.

La squadra sembrava essere scesa in campo con il piglio giusto. Far sfogare il più affamato avversario senza che nessun pericolo reale spaventasse la porta di Agazzi, in quel di Siena poco più che spettatore non pagante. Il Cagliari sembrava pronto a far suo il bottino con il minimo sforzo. Ecco, forse sta proprio qui il problema, il “minimo sforzo”. La squadra sembrava perfettamente orchestrata e preparata per fare senza sbavature il minimo sufficiente (si potrebbero sentire nuovamente le parole di Ekdal a fine primo tempo “forse fare anche un gol”… o qualcosa del genere, mi si conceda il virgolettato non preciso).

Purtroppo questa è storia assai nota ai tifosi del Cagliari, abituati ormai a seconde metà di stagioni all’insegna del nulla. Semplice infatti notare come le classifiche degli ultimi anni alla fine si equivalgano sempre, magari con qualche modifica al canovaccio dei mesi iniziali (quest’anno si è raggiunto l’apice drammaturgicamente parlando). Onestamente non ne faccio, anche rispetto a Siena-Cagliari, un problema tattico o di giocatori in campo, anche se ci sarebbero domande e riflessioni a riguardo. Più che altro la considero una situazione di spogliatoio, di carattere, di stimoli e velleità personali e di squadra. E qui arriva personalmente la nota dolente di due settimane di riflessioni e pensieri rossoblù.

Settimana scorsa in cuor mio, negli ultimi minuti di partita, pensavo e speravo che i più giovani in campo, i sardi, i più affamati provassero dentro la rabbia ed il rancore per non avere fatto tutto quello che si poteva fare e per non aver agguantato quello che era lì davanti a portata di mano. Sognavo ad occhi aperti ragazzini con capigliature improponibili che dessero lezioni di vita urlando e ringhiando contro i compagni più maturi il loro amore per la squadra, la loro voglia di fare e spaccare il mondo. Purtroppo a leggere le prime dichiarazioni ed i primi cinguettii del dopogara, il mio sogno si è rivelato come tale, un sogno. Io personalmente non ci sto. Nessuno ci vieta e vi vieta di sognare e di sperare. Nessuno vieta di scrivere per una volta una storia diversa, forse non nel risultato, ma nella forma e nelle intenzioni sì. Allora avanti con la Fiorentina, a testa alta con orgoglio pronti a prendere tutto quello che c’è e pure qualcosa in più, senza accontentarsi mai. Forza ragazzi!

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