
Roberto Muzzi, dirigente del Cagliari, ha ripercorso gli anni da giocatore rossoblù e si è proiettato sul suo attuale ruolo nel club di Tommaso Giulini
Roberto Muzzi ha scritto delle pagine importantissime con la maglia del Cagliari e ora rappresenta i rossoblù in un nuovo ruolo dirigenziale; è lui l’ultimo ospite di PodCasteddu. Le sue parole:
SULL’AVVIO DI STAGIONE DEL CAGLIARI – «Sicuramente fa piacere come sta andando, però bisogna tenere i piedi per terra perché il campionato è lungo. Credo che il Cagliari stia facendo bene, ma il nostro obiettivo sappiamo qual è. È giusto anche che i tifosi sognino un pochino».
SULL’ARRIVO AL CAGLIARI NEL 1994 – «L’ambiente era quello di un gruppo forte. Io venivo dalla Roma, ero giovane e avevo un caratterino particolare. Il primo giorno di allenamento Pusceddu e Herrera mi hanno preso da una parte e mi hanno detto che qui non giocavo con la Roma, ma con il Cagliari. Avevo bisogno di capire l’attaccamento alla maglia, a questa terra e a questo popolo. Da lì ho capito dove stavo e quello che dovevo fare».
SUL RAPPORTO CON I TIFOSI ROSSOBLÙ – «Dal primo giorno che sono venuto qui ho avuto quella sensazione che la gente mi volesse già bene, senza conoscermi come giocatore. Vedevo questo affetto nei miei confronti e ogni domenica, quando giocavo, mi veniva in mente l’immagine della gente che mi incontrava per strada e aveva questo grande affetto».
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SULLA SEPARAZIONE DAL CAGLIARI – «Io non sentivo mai il momento di dire ciao. Sono stato, diciamo tra virgolette, costretto ad andare via. Avevo 28-29 anni e avevo messo in testa di voler restare a Cagliari. Mia moglie voleva stare a Cagliari, i miei figli erano nati qui e stavano bene qui».
«Quando Cellino mi chiamò pensavo fosse per il rinnovo. Gli dissi a mia moglie: “Vado a rinnovare il contratto così finiamo qui”. Poi ho capito la necessità che aveva il club e questo è un punto sempre dolente, perché a volte i tifosi non capiscono le dinamiche di un piccolo club che non può contare su risorse gigantesche».
SUL PASSAGGIO ALL’UDINESE – «È stata dura staccarmi da questa terra e da questa gente. Piangevo sull’aereo perché qui sono diventato uomo, sono diventato giocatore, ero amato e potevo fare qualsiasi cosa».
«Dopo un mese che ero a Udine, proprio per la mancanza della Sardegna e del Cagliari, chiamai Cellino per farmi ricomprare. Era impossibile, però».
Muzzi Cagliari, lo spareggio di Napoli e la scelta di restare in Serie B
SULLA DECISIONE DI NON ANDARE AL PARMA DOPO LA RETROCESSIONE – «Maldini mi aveva chiamato e potevo essere convocato ai Mondiali del 98, però io non ci ho pensato un attimo. Mi sentivo il primo responsabile dell’accaduto perché il Cagliari era andato in Serie B».
«Quando siamo tornati da Napoli, siamo arrivati all’aeroporto di Cagliari e abbiamo visto tutta la gente che piangeva e batteva le mani. Dopo una retrocessione, quell’attaccamento mi ha dato uno degli input più commoventi che ricordo legati al calcio».
«Mi sentivo responsabile verso la gente che era venuta in nave. Non accettai perché quell’anno c’era il Parma che mi voleva a tutti i costi e Cesare Maldini mi disse: “Roberto, vai a Parma così ti convoco per i Mondiali”. Io gli risposi: “Mister, non me la sento, preferisco restare a Cagliari perché mi sento responsabile di questa situazione”».
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Muzzi Cagliari, giovani e futuro: il modello rossoblù
SULLA NAZIONALE ITALIANA E I GIOVANI – «Sono contento perché stiamo dando spazio ai giovani. Abbiamo questo coraggio di buttarli dentro. Io lo dico da tanto tempo: i giovani li abbiamo bravi, dobbiamo avere più coraggio».
«Il Cagliari in questi tre anni, grazie al presidente e a Fabio Pisacane, sta avendo il coraggio di mettere questi giovani e ci stanno ripagando queste scelte».
SULLA FILOSOFIA DEL CLUB – «Abbiamo un team molto unito che ragiona alla stessa maniera. C’è il presidente, il direttore sportivo Pietro Accardi, Pisacane, io, Andrea Cossu e Pierluigi Carta. Siamo tutti collegati e abbiamo la stessa filosofia per il bene del Cagliari».
«È vero che si sceglie un giocatore, ma dietro ci sono tanti componenti: lo scouting, l’allenatore che lo ha cresciuto, Fabio Pisacane, il presidente che dà la possibilità di prenderlo e il direttore che porta avanti la trattativa. Siamo veramente un team molto unito».
Muzzi Cagliari, il ricordo di Mazzone e dei grandi compagni
CARLO MAZZONE – «Credo che sia stato lui a dirmi di andare a Cagliari perché era la piazza giusta per me e mi avrebbero amato i tifosi. Fu lui a portarmi qui perché chiamò Cellino e lo convinse a prendermi».
«Mazzone era un papà per noi. Era affettuoso, era quella persona che sapeva sgridarti nel momento giusto ma anche darti una carezza. Gli allenatori allora erano completamente diversi».
SU FABIAN O’NEILL – «Fabian era uno dei giocatori più forti che abbia mai visto e con cui abbia mai giocato. Era straordinario sia come giocatore sia come ragazzo. Era taciturno, lavorava sempre per i compagni e non mancava mai di rispetto».
«Noi sopportavamo tutto perché era un giocatore che ti faceva vincere le partite. Io andavo anche a prenderlo a casa insieme a Dario Silva perché era troppo importante per la squadra».
«Se sono diventato Roberto Muzzi lo devo anche a lui e a tutto quello che ha fatto per Cagliari e per noi. Aveva i suoi problemi, ma con noi si è sempre comportato bene, era generoso come persona».
Muzzi Cagliari, talento e scouting: il lavoro dietro ai giovani
SULLA RICERCA DEL TALENTO – «Per individuare il talento ci sono tanti aspetti. La prima cosa è seguire il giocatore da vicino, vedere come si allena e come si comporta».
«Mendy lo abbiamo seguito per tre anni. Lo abbiamo visto in Primavera, lo volevamo ma la Roma non lo dava. Quando è venuto in prova dieci giorni non fece benissimo, però si vedeva che aveva qualcosa dentro».
«È stata una sensazione. Ho visto un movimento e ho detto: questo ragazzo ha qualcosa dentro. Poi bisogna essere bravi tutti insieme: il presidente deve dare il via, il direttore deve chiudere la trattativa, l’allenatore deve avere il coraggio di buttarlo dentro».
Muzzi Cagliari, il rapporto con la Sardegna
SULL’AMORE PER L’ISOLA – «La Sardegna è casa mia. Anche quando sono andato fuori tornavo perché avevo casa a San Teodoro, tornavo a Cagliari dagli amici e andavo alla Maddalena anche quando non giocavo più per il Cagliari».
«C’è un legame forte, un filo che non si è mai spezzato. L’amore che ho per questo popolo e questa terra è immenso».
«Un giorno arriverà anche il momento in cui qualcuno criticherà qualche mio errore, ma io accetterò tutto dai tifosi del Cagliari perché sono fatti così».
Muzzi Cagliari, la top 11 rossoblù e il saluto ai tifosi
SULLA SUA FORMAZIONE IDEALE DEL CAGLIARI – «Valerio Fiori in porta. In difesa Napoli e Firicano centrali, Pancaro e Pusceddu. A centrocampo Herrera e Bisoli. Dietro le punte O’Neill, poi davanti Muzzi e Oliveira».
SUL MESSAGGIO AI TIFOSI – «Grazie per questo invito. Teniamo duro, stiamo facendo un grande lavoro. Sempre forza Cagliari e speriamo di continuare così. Forza Casteddu».