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Milani su Riva: «Non ha ceduto alle lusinghe vacue del denaro e del successo»

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Le dichiarazioni del regista del film dedicato a Gigi Riva “Nel nostro cielo un rombo di tuono”, Riccardo Milani

Ha parlato il regista di “Nel nostro cielo un rombo di tuono”, Riccardo Milani. Il docufilm sul mitico Gigi Riva ha debuttato nella giornata di ieri nelle sale cinematografiche della Sardegna. Ecco l’intervista rilasciata da parte del regista presso i microfoni de L’Unione Sarda.

RIVA – «Cosa mi ha spinto ha sceglierlo come protagonista? La sua unicità umana, prima ancora che sportiva. Sono stati pochissimi in grado di legare il proprio nome a una terra in maniera così viscerale come è riuscito a Gigi. Tra lui e la Sardegna si è creata un’alchimia magica. La Sardegna gli ha donato il suo amore senza riserve, lui le ha mostrato una riconoscenza e un attaccamento fuori dal comune».

PRIMO RICORDO – «Avevo dieci anni, si disputava il campionato del 1968/1969, poco dopo la vittoria dell’Italia ai campionati Europei, in cui già rimasi incantato da Gigi. La mia maestra delle elementari ci chiese di fare un tema a piacere e io decisi di raccontare la partita del Cagliari con la Fiorentina, che poi vinse il campionato proprio davanti ai rossoblù. Rimasi profondamente affascinato dalla forza incredibile di Riva, vederlo giocare per me che ero un bambino rappresentava un sogno a occhi aperti. Conservo ancora il quaderno nel quale scrissi e che tra l’altro compare anche nel documentario».

EMOZIONE – «Quando ho conosciuto Riva? Vent’anni fa, tramite Stefania Medda la direttrice del Cinema Odissea. Ci incontrammo in un negozio di condizionatori di Pino Serra, amico di Riva. Poco dopo ci spostammo in un ufficio dall’arredamento scarno in via Tola, c’erano giusto due sedie e una scrivania. Rimanemmo a parlare tutto il pomeriggio, fu una emozione gigantesca. Lì conobbi un uomo dalla grande sensibilità, qualità che va ben oltre il suo essere schivo».

NIENTE FORZATURE – «È stato Gigi a decidere di fare questo film, quando lo ha ritenuto opportuno. Senza forzature. Ci sono voluti tanti anni, dove ci sono stati momenti in cui si è mostrato più titubante e altri in cui era più convinto, come è normale che sia. Sino a quando nel 2020 mi ha chiamato dicendomi che potevamo cominciare».

VALORIZZARE – «La parte più complessa nella lavorazione? Questo progetto è il frutto di un lavoro di vent’anni. Quello che mi premeva maggiormente, e che ha rappresentato anche l’aspetto più delicato, era valorizzare i dettagli, fare un lavoro di ricerca e d’archivio scrupoloso, che andasse oltre i luoghi comuni. Tutto doveva essere perfetto, nessun tassello poteva presentare la minima sbavatura».

IL RAPPORTO CON RIVA – «Un rapporto fatto di dialoghi intensi, di confronti, ma anche di silenzi. Proprio nei silenzi, negli sguardi, nel non detto ho colto la parte più bella di Gigi».

IL PREGIO PIU’ GRANDE – «La normalità. La grandezza di Gigi sta nell’essere riuscito a valorizzare le piccole cose, conservando la sua semplicità, rendendo la quotidianità virtù, senza cedere alle lusinghe vacue del denaro e del successo». 

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