2014

Mi ritorni in mente: ripercorriamo insieme gli ultimi 15 anni di storia rossoblù. Cagliari 2007- 08: una salvezza insperata

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A Cagliari nell’estate del 2007 ci fu una vera e propria rivoluzione: partirono quattro giocatori che avevano scritto pagine importanti della recente storia rossoblù. King David Suazo si trasferì a Milano, sponda nerazzurra, per cercare di dimostrare il suo grande valore anche in una squadra in lotta per lo scudetto. Con lui lasciarono la Sardegna anche le ali Esposito e Langella, sempre meno protagonisti nel gioco ultradifensivo del tecnico Giampaolo. La mossa più azzardata fu però quella di cedere l’esperto numero uno Antonio Chimenti, dando fiducia al vice Fortin. Dal calciomercato arrivarono tanti volti nuovi come il portiere ex Foggia Vincenzo Marruocco, i centrocampisti Andrea Parola, il sorsere Michele Fini e il trequartista Pasquale Foggia.

 

A creare entusiasmo nei tifosi cagliaritani furono però gli acquisti degli attaccanti Robert Acquafresca, arrivato in rossoblù come parziale contropartita nell’affare-Suazo, Alessandro Matri, giovane punta cresciuta nel Milan ed esplosa nella cadetteria con la maglia del Rimini, e l’argentino Joaquin Larrivey, soprannominato El Bati per una vaga somiglianza con il Re Leone di Fiorentina e Roma.

 

Il campionato iniziò nel migliore dei modi con un’insperata vittoria nella difficile trasferta in casa del neopromosso Napoli. A decidere l’incontro del San Paolo ci pensarono Matri, al suo primo gol in Serie A, e Foggia, che chiuse la gara con una realizzazione dagli undici metri. L’ex Lazio fu protagonista con una doppietta su rigore anche alla prima al Sant’Elia contro la Juventus, che riuscì però ad avere comunque la meglio sui sardi. Nel mese di ottobre il numero dieci rossoblù litigò pesantemente in allenamento col compagno di squadra Marchini. Quest’ultimo a pochi giorni dall’accaduto fu vittima di un episodio controverso in un bar del capoluogo sardo. L’episodio spinse la società di Viale La Playa a mettere fuori rosa i due giocatori. Ma, mentre il campano fu immediatamente reintegrato per evitare di perdere un giocatore importante, in quel periodo anche nel giro della Nazionale maggiore, Marchini rimase ai margini della rosa per il resto della stagione. Il Cagliari non riuscì a ripetere nelle settimane successive le prestazioni delle prime giornate, andando incontro a sonore batoste contro Palermo, Lazio, Genoa, Torino, Sampdoria e Roma.

 

La sconfitta contro i giallorossi costò la panchina al tecnico di Bellinzona, sostituito immediatamente da mister Nedo Sonetti. Il piombinese trovò però una squadra totalmente diversa da quella che aveva condotto ad un’incredibile salvezza solo due anni prima. Nella sua breve gestione arrivarono un misero pareggio contro il Livorno e quattro sconfitte, di cui due pesantissime in terra toscana contro Empoli (4-1 con un incredibile poker di Pozzi) e Fiorentina (5-1).

 

Cellino, impaurito dal pericolo concreto della retrocessione, decise di richiamare alla guida dei rossoblù Davide Ballardini, già allenatore per una sfortunata parentesi nel 2005. Con il tecnico romagnolo arrivarono dal mercato tre importanti rinforzi: il portiere Marco Storari, in prestito dal Milan dopo un’amara esperienza nella Liga spagnola con la maglia del Levante, il trequartista cagliaritano Andrea Cossu, che giocava in Serie C nel Verona, e la mezzapunta italobrasiliana ex Rimini Jeda.

 

Alla prima partita del girone di ritorno il Cagliari incontrò il Napoli al Sant’Elia. Gli azzurri, passati in vantaggio con Hamsik, vennero raggiunti e superati tra il novantatreesimo e il novantacinquesimo minuto grazie ai gol di Matri e Conti. Quest’insperata vittoria diede nuova linfa ai sardi, che riuscirono addirittura a pareggiare per 1-1 sul campo della Vecchia Signora con un gol d’astuzia del difensore Paolo Bianco. Tre settimane più tardi i ragazzi di Ballardini si imposero sulla Lazio nonostante fossero in inferiorità numerica a causa dell’espulsione di Fini. Il mattatore dell’incontro fu Alessandro Matri, che segnò una bellissima rete di testa. Il Sant’Elia divenne un fortino inespugnabile, tanto che Genoa, Torino e Atalanta dovettero arrendersi davanti ad un Cagliari in formato Europa. Solo la Roma riuscì a tornare dalla trasferta in terra sarda con almeno un punto, frutto del pareggio ottenuto nel trentunesimo turno di campionato. I rossoblù sconfissero poi il Livorno a domicilio, grazie ad una doppietta dell’italopolacco Acquafresca, e nel turno successivo l’Empoli di Giovinco, ancora con un gol del numero nove sardo e con una prodezza di Michele Fini. I protagonisti della gara contro la Fiorentina, che lottava per entrare in Champions League, furono invece Jeda e Conti, autori dei due gol che permisero ai sardi di ipotecare la salvezza. La conferma della matematica permanenza nella massima serie arrivò però solo con la vittoria di Udine. In Friuli Lopez e compagni vinsero per 2-0 con i gol di Acquafresca, alla decima realizzazione stagionale, e Cossu, autore del suo primo gol in Serie A. La festa per l’insperata salvezza venne celebrata una settimana dopo al Sant’Elia contro la Reggina. In quella partita, che terminò in parità, segnò il primo gol in Italia l’argentino Larrivey, che esultando chiese scusa ai tifosi per non aver rispettato le aspettative riposte su di lui a inizio stagione.

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