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Matteoli: «Trovare la quadra giusta per togliersi delle soddisfazioni»

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Gianfranco Matteoli, grande gloria del passato del Cagliari, ha rilasciato una lunga intervista in una trasmissione radiofonica

Gianfranco Matteoli, leggenda rossoblù negli anni ’90 del Cagliari “europeo”, ha parlato in una lunga intervista nella trasmissione radiofonica “Il Cagliari in diretta”, in onda su Radiolina giovedì 14 gennaio. Questo il suo ricordo di quegli anni gloriosi, che hanno fatto sognare un’intera generazione di tifosi rossoblù: «Noi abbiamo fatto benissimo, siamo arrivati a un passo da un risultato incredibile, ma personalmente ho sempre in mente un Cagliari che è quello della scudetto. Ero un ragazzino, sono cresciuto nel mito di Gigi Riva, ma col tempo ho capito quanto fossero veramente forti i giocatori dell’epoca. Ciò che ha fatto quella squadra è irripetibile».

UN SARDO CAPITANO – L’orgoglio di giocare per la squadra che rappresenta la propria terra, le proprie radici è sicuramente una bella soddisfazione. Farlo indossando la fascia da capitano ti carica di una responsabilità incredibile. Lo sanno bene i vari Piras, Zola e più recentemente Nicolò Barella. Ma negli anni dell’Europa la fascia avvolgeva il braccio di Matteoli: «Per ogni ragazzo sardo l’obiettivo, la cosa già bella è giocare per il Cagliari. Io ci sono arrivato dopo e Nicolò ci è arrivato prima. Chiaro che fare il capitano poi è molto importante. Devi essere in grado di formare un gruppo, gli obiettivi oltre al campo sono altri. Devi creare uno zoccolo duro, nel mio caso quello dei sardi Festa, Pusceddu e Sanna. Ma anche gli altri che sono arrivati sono diventati sardi. Penso a Matteo Villa. Nel Cagliari odierno Joao Pedro deve cercare di fare veramente gruppo, dare qualcosa in più non solo dentro il campo».

L’IMPORTANZA DELLA MAGLIA – È importante che i giocatori che scendo in campo sentano il peso e l’importanza della maglia rossoblù. Chiamati a lottare per un popolo: «Bisogna però dire che in questo momento non funziona più così. Prima facevi parte della società. Adesso se un giocatore non gioca per un paio di partite vuole subito andar via. Prima non succedevano queste cose, adesso vedo giocatori che cambiano maglia da un mese all’altro. Ormai i ragazzi hanno altre aspettative, oggi il calcio è radicalmente cambiato. Adesso qualcuno viene a Cagliari perché magari è una tappa obbligatoria per poi passare a una big, senza contare il ruolo che hanno oggi i procuratori».

GIOVANI TALENTI – Dopo aver lasciato il calcio giocato, Matteoli non ha mai abbandonato il mondo calcistico e si è cimentato nella scoperta di giovani talenti con il suo grande lavoro nel vivaio rossoblù. Uno su tutti Nicolò Barella: «Per me sono tutti uguali, sono molto contento che abbiamo fatto un bel lavoro portando tutti i ragazzi che giocavano in giro per la Sardegna a Cagliari. I frutti si sono visti, ci abbiamo lavorato da quando erano bambini. Non siamo andati a cercare altrove, non dico che quello che sta facendo il Cagliari sia sbagliato. Parlo solo del mio lavoro e di quello dei miei collaboratori all’epoca. Favini mi diceva sempre che dovevo prendere i bambini che avevano l’attitudine per giocare a calcio. E poi mi diceva sempre di concentrarmi sui giocatori che dribblano. Anche oggi chi fa la differenza sono i giocatori che sanno dribblare».

GIOCATORE PREFERITO – Nel Cagliari di oggi c’è un giocatore che piace particolarmente a Gianfranco Matteoli, si tratta di Marko Rog: «Purtroppo si è fatto male ma il mio giocatore preferito è Rog. Lo avevano visto a suo tempo nel Napoli e lo avevo segnalato a chi di dovere. Quando è venuto a Cagliari mi sono stupito. Penso che possa giocare in grandi società, senza nulla togliere al Cagliari». 

GLI URUGUANI E IL GRUPPO – In questo momento di difficoltà per il Cagliari, uomini forti e di carattere possono caricarsi la squadra sulle spalle: «Sono dei buoni giocatori, un pò in difficoltà in questo momento. Le aspettative erano alte e quando ti va male qualche partita le cose iniziano a scricchiolare. Se non hai personalità poi vai in difficoltà. In questo momento devi essere bravo a fare gruppo e io penso che loro con il carattere degli uruguaiani siano abituati a questo, a cementare il gruppo».

ANDREA CARBONI – Un altro gioiello della scuola calcio di Gianfranco Matteoli alla ribalta nel calcio che conta è il giovane difensore centrale Andrea Carboni: «Da noi è venuto sotto età, poi si ruppe un braccio e dovemmo aspettare per richiamarlo. Da quando lo conosco non è cambiato: serio e con la testa giusta per arrivare a traguardi importanti».

IL CALCIO SENZA PUBBLICO – L’emergenza sanitaria odierna ha decretato la chiusura degli stadi e partite senza tifosi: «Il calcio senza pubblico non è calcio. Senza i tifosi non sai nemmeno se un giocatore è veramente forte. Senza nessuno che ti fischia o ti dice qualcosa. Li si capisce se sei uno in grado di reagire».

DUNCAN – Sembra ormai fatta per l’arrivo del centrocampista della Fiorentina. Può essere l’uomo giusto per il Cagliari? Secondo Matteoli «Duncan è un ottimo giocatore. Alla Fiorentina non è riuscito ad emergere, ma penso che Cagliari sia un ambiente ideale per ogni giocatore. Lui sa giocare a calcio e può essere un’innesto importante». 

L’OBIETTIVO DEL CAGLIARI – Situazione difficile per il Cagliari che deve necessariamente cambiare rotta per evitare la retrocessione: «Il Cagliari deve pensare innanzitutto a salvarsi dal principio, non a qualificarsi per l’Europa: è la stessa teoria che abbiamo messo in campo quando andammo in Uefa. Dopo aver raggiunto la tranquillità in classifica, ci guardammo in faccia dicendoci che sarebbe stato un peccato non giocarcela fino in fondo. Eravamo un gruppo forte, ma lo è anche quello di oggi. Se trovano la quadra giusta possono togliersi delle soddisfazioni».

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