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Lo strano caso Ricci: «A marzo in Nazionale, ora mi alleno al campetto da svincolato…»

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L’ex centrocampista dello Spezia Matteo Ricci si ritrova senza squadra. Si allena in un campo di Roma, ma a marzo era in Nazionale

Lo strano caso di Matteo Ricci, ex centrocampista dello Spezia, che a marzo veniva convocato in Nazionale da Roberto Mancini e ora si ritrova ad allenarsi da svincolato in un campetto della periferia di Roma. A raccontarlo è stato lo stesso calciatore, in una intervista a La Gazzetta dello Sport.

ALLENAMENTI A ROMA – «Sono a Roma, casa mia. Quartiere Talenti, zona nord. Mi alleno ogni giorno con un amico preparatore e aspetto che il telefono mi porti la bella notizia. È un periodo molto difficile, non lo nego. E se poi ripenso a quello che è successo a marzo, alla Nazionale… Mi alleno ogni giorno al Park Hotel Mancini, dove c’è una bella struttura. Con il mio preparatore Federico Fatiga eseguo lavori a secco e con la palla. Certo non è la stessa cosa che allenarsi con il gruppo, ma faccio il possibile per tenermi in forma e farmi trovare pronto quando arriverà la chiamata». 

OFFERTE – «In realtà ho detto no solo a un’offerta dall’Arabia. Non era un progetto che mi piaceva, anche se avrei guadagnato bene. Ho vissuto un’estate molto brutta, a 27 anni non pensavo di trovarmi in questa situazione. Magari mi fortificherà ulteriormente. Però è strano: sono a parametro zero, non si tratta di un’operazione difficile, soprattutto in un periodo come questo in cui le società stanno attente ai bilanci. Però non mollo, anzi sono carico e non vedo l’ora che il mio procuratore Federico Pastorello mi porti la proposta giusta».

DUBBI – «Non so perché sia successo tutto questo. Io mi sono sudato la Serie A, ho fatto tanti sacrifici per raggiungerla e sono contento del mio primo anno su quel palcoscenico. Ho vinto la C con il Pisa di Gattuso, con cui mi sono trovato benissimo; ho vinto anche la B con lo Spezia e poi ho conquistato una salvezza che ha un valore enorme. Io sono un giocatore che si prende le sue responsabilità: in campo amo stare nel vivo della manovra, tocco la palla tante volte, mi faccio vedere dai compagni. Insomma, non voglio fare una specie di promozione di me stesso, però le mie qualità si vedono e sono consapevole di poter essere utile a tante squadre. Sono anche nell’età giusta: un centrocampista dà il meglio tra i 27 e i 32 anni».

CHIAMATA IN NAZIONALE – «È stata un’esperienza bellissima. Ci ho sempre creduto perché sapevo che i collaboratori di Mancini seguivano me e altri compagni dello Spezia. Mi piacerebbe avere ancora la possibilità di impensierire il c.t.».