Conti torna a casa: «Voglio trasmettere ai ragazzi il valore della maglia del Cagliari»

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Daniele Conti e il Cagliari. Una storia d’amore destinata a durare anche dopo l’addio al calcio giocato dell’ormai ex capitano rossoblù lo scorso maggio. Fresco di patentino da allenatore, il giocatore con più presenze nella storia del club sardo ritorna a casa come collaboratore del settore giovanile. Conti, presentato ufficialmente oggi nella sala stampa di Asseminello, affiancherà il responsabile Mario Beretta.

 

Inizia a parlare proprio Beretta: «Oggi siamo qui per rendere noto il nuovo ruolo di Daniele Conti, bandiera del Cagliari Calcio, e spiegare questo suo ritorno in una nuova veste. Lo ringrazio per aver accettato, per noi è un orgoglio averlo nello staff e ci darà tanto per qualità morali e conoscenze. Visto che entra a stagione in corso sarà allenatore dei centrocampisti dalla Primavera ai Giovanissimi Regionali e collaborerà con tutti gli allenatori settimana dopo settimana. Tengo in modo particolare all’idea di lavorare per reparti, come già fanno Suazo per gli attaccanti e Giandon per la difesa. Daniele comincerà a fare esperienza guidando i ragazzi sul campo e lavorando fianco a fianco con i nostri tecnici. Io poi farò affidamento su di lui 24 ore su 24, ma si è già abituato ai miei ritmi. Non potevamo tesserarlo prima perché doveva finire il corso e avere il numero di matricola, adesso può partecipare in modo attivo al lavoro sul campo. Abbiamo la fortuna che nel Cagliari Calcio si condivide tutto, anche la richiesta di collaborazione con Daniele è nata dal confronto di idee fra tutti gli elementi dello staff e della dirigenza. Un futuro sulla panchina della prima squadra? Ora intanto si confronta con questo nuovo ruolo, poi tutto può essere in futuro ma prima bisogna vedere sul campo come procede il lavoro»

  

È il turno di Daniele Conti che ritorna al Cagliari dopo le lacrime di maggio: «Sono molto emozionato, ringrazio il direttore e il presidente. Ho parlato tanto con Beretta e ho visto con quanto amore lui e lo staff svolgono questo compito. Venendo qui ho visto il settore giovanile come una famigliaNon farò fatica ad andare a vedere partite dei ragazzi, mi è sempre piaciuto. Vorrei insegnare loro che umiltà e sacrifici possono portarti a grandi traguardi. Quando ho lasciato il calcio mi sono sentito triste, per l’addio ma soprattutto per la retrocessione: non è stato facile finire così. Ora però inizia una nuova vita e voglio pensare al futuro. Mio padre lavora da tanti anni con i giovani, lui e Beretta ne sanno molto più di me: io adesso guardo e imparo, è un’opportunità e voglio coglierla al massimo. Per tanti anni ho fatto il calciatore, per fare l’allenatore ci vorrà esperienza. Ho vissuto tanti anni in un gruppo e conosco i valori di onestà e realtà, che sono quelli che contano. Devo lavorare e valutarmi sul campo, per ora non sono neanche in grado di dire se farò l’allenatore o qualcosa di diverso ma sempre sul campo. Qui ho passato 16 anni, quando Beretta mi ha proposto questa cosa non ci ho messo molto ad accettare. Questa è casa miaPer fortuna ho avuto un papà che è stato tanti anni nel calcio, mi ha insegnato i valori del calcio ma soprattutto della vita. Allenatori importanti ne ho avuti tanti, ricordo Maldera che non c’è più e mi ha dato tanto quando ero giovane. Ho sempre lavorato con i grandi, ora dovrò imparare a lavorare con i ragazzi. Colombatto? L’ho visto giocare e mi ha impressionato, gran giocatore. Nel settore giovanile è fondamentale la tecnica, bisogna curarla giorno per giorno in modo di farla assimilare ai ragazzi. Poi ogni ruolo ha le sue caratteristiche. In estate qualcuno mi ha cercato per convincermi a giocare. Ma io ho sempre detto che in Italia non avrei mai giocato con altra maglia che quella del Cagliari».

 

«Oltre alla tecnica – riprende Berettanel vivaio è importante anche la fibra morale: Conti anche in questo senso è importante, un colloquio con lui per un ragazzo può essere fondamentale. Anche lui ha lasciato la sua città da giovane e poi è diventato quello che è diventato. Sono valori aggiunti che cercherà di trasmettere».

 

E con il ritorno di Conti, ci sarà spazio anche per Agostini e Pisano? «Certo che mi farebbe piacere – risponde l’ex capitano rossoblù – se fossero anche loro parte del progetto, ma non sta certo a me scegliere i membri dello staff. Guardando il lavoro di Beretta a volte mi chiedo come faccia, è un compito duro e faticoso. Ma il rispetto che si guadagna da parte di tutti dimostra la bontà del suo lavoro».

 

Beretta spiega la difficoltà di passare dal campo alla panchina: «Tanti giocatori sono diventati allenatori, ma il passaggio non è mai facile. Arrivi da altre abitudini e altre emozioni che finiscono da un giorno all’altro. Dopo non sai cosa ti riserva il futuro, ti ritrovi vecchio per il calcio giocato ma sei ancora giovane. Tuffarsi subito in un’avventura diversa è una cosa positiva, poi io credo che uno debba lavorare per riuscire ad arrivare a buoni livelli».

 

La retrocessione, per Conti, è da cancellare: «Voglio dimenticare le cose brutte della scorsa stagione e dare il massimo in questo nuovo incarico. Consiglierò i ragazzi per la loro crescita, guardo avanti e non penso alla retrocessione dell’anno scorso».

 

Ritorna a parlare Beretta sulla straordinaria stagione della Primavera di Max Canzi e sulla collaborazione con l’Olbia in Serie D: «La Primavera sta facendo un percorso molto bello, oltre le aspettative. Avevo chiesto al mister di cercare di giocarsela alla pari con i top club e fare più punti possibile, ma senza pressione. Ci fa piacere che parlino di noi, che ci invitino al Viareggio, che continuino a proporci calciatori: vuol dire che stiamo facendo qualcosa di importante. Per i nostri giovani confrontarsi con la Serie D con l’Olbia può essere una risorsa, si affrontano avversari più grandi e campi caldi. Molti ragazzi snobbano certe categorie e puntano subito alla A, invece io credo che certi percorsi vadano fatti e che il percorso debba essere in salita verso le categorie superiori».

 

La conferenza si conclude con l’ultima frase di Daniele Conti«Voglio cercare di trasmettere ai ragazzi il valore di indossare la maglia del Cagliari, è qualcosa che va al di là dei novanta minuti di partita e ti carica ogni giorno anche in allenamento». 

 

Dichiarazioni riportate dal nostro inviato ad Assemini Sergio Cadeddu.

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