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L’interesse della Superlega per gli esports stuzzica i top bookmaker live

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Nel progetto di Andrea Agnelli e Florentino Perez per la Superlega c’è anche un forte interesse per gli esports che sono super seguiti dai giovanissimi. 

Il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, nella famosa intervista rilasciata il giorno dopo il fallimento della Superlega al quotidiano La Repubblica, ha ribadito, in maniera chiara, la preoccupazione verso quella parte di giovani (più o meno il 40% dei ragazzi tra 16 e 24 anni) che non ha interesse verso il calcio. L’ambizione di Agnelli, in parole povere, è quella di provare a contrastare lo strapotere di videogiochi come Call of Duty e Fortnite con una competizione di calcio virtuale che simuli ciò che accade in FIFA e PES. 

Questa dichiarazione ha attirato l’attenzione dei migliori bookmakers che già da un po’ hanno introdotto scommesse in tempo reale, che riguardano gli esports, sui siti di scommesse online. Questi siti, che è possibile trovare su www.sitiscommesse.com tra gli altri, utilizzano un procedimento molto simile alle scommesse tradizionali live per gli esports più famosi. Infatti si può scommettere su questo o quel gioco live in modalità multiplayer o in prima persona e su tutti i giochi più famosi a disposizione. 

Come è strutturata l’idea della competizione sportiva auspicata da Agnelli?

Il calcio è il gioco più amato dagli italiani. Se pensiamo all’Unipol Domus quasi tutto esaurito per Cagliari-Lazio possiamo capirne l’appeal nel nostro territorio. L’idea di Agnelli, quindi, è un’idea molto intrigante per tornare a far appassionare al pallone la cosiddetta Gen Z. Se pensiamo alle piattaforme di gioco online classiche (come FIFA e PES) si può pensare a una competizione in cui ci sono degli highlights di 10 minuti in modo da poter accorciare i tempi delle partite. 

Tutto questo avrebbe senso se non ci si trovasse davanti a videogiochi non tanto performanti dal punto di vista televisivo. Chiunque si sia trovato a guardare i tre esports principali (League of Legends, Counter Strike Global Offensive e Starcraft II) sa che ci troviamo davanti a una resa grafica non esaltante ed è molto difficile anche capirne le regole e il funzionamento nel complesso. Starcraft II, ad esempio, è l’eSport più giocato nei mercati orientali (che Agnelli sogna di conquistare). Ma non è la bellezza del gioco ad aver contribuito alla diffusione: il gioco, infatti, fu distribuito, casualmente, in Corea del Sud pochi mesi dopo la grossa crisi che costrinse l’economia a puntare sulla diffusione di internet. Quindi, si è trattato di un vero colpo di fortuna. 

 Organizzare un torneo di calcio virtuale è remunerativo o può essere un flop? 

Partiamo dall’idea che per Agnelli, quindi, il vero avversario del calcio è Fortnite. Questo è un pensiero più che sedimentato e, al di là dei tentativi più o meno giusti di tentare altre vie al di fuori della Uefa con la Superlega, non possiamo non dare ragione ad Agnelli rispetto a un certo straniamento dei giovani verso il calcio giocato. Probabilmente si può pensare che, rispetto a un videogame giocato in prima persona, guardare persone altre passarsi la palla non ha un appeal molto potente per coloro che sono “nativi digitali”. 

Fortnite ha un bacino di utenza pazzesco, non supportato da un circuito competitivo ma da eventi che poco hanno a che fare con gli esports in senso stretto. Parliamo di collaborazione con universi cinematografici o concerti digitali sponsorizzati. Organizzare i tornei, infatti, costa tanto lavoro, denaro e organizzazione ma non è detto che siano poi remunerativi come le partnership che, negli anni, hanno aumentato gli utenti a dismisura. 

Parliamo di squadre di calcio (tra cui la Juventus), di musicisti e di case di produzione cinematografica. Se trasliamo lo stesso modello verso il calcio che conosciamo lo possiamo mai immaginare senza un circuito in cui si competa? Come si può seguire una strada tipo quella di Fortnite senza che il calcio smetta di somigliare a se stesso? Quindi, rispetto a questi dubbi più che legittimi, ci sembra che l’idea di Agnelli possa essere, sì, interessante ma forse poco praticabile secondo quelli che sono i canoni di competizione tradizionale. Il calcio giocato ha ancora fascino e ci auguriamo che gli stadi possano essere sempre di più riempiti da giovani appassionati. Ma, se così non dovesse essere, siamo altrettanto sicuri che si troverà sempre un modo per dare calci a una palla e divertirsi. 

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