Gravina: «Blocco del calcio? Io non firmo, ce lo imponga il Governo»

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Ripresa Serie A, sale la tensione tra mondo del calcio e Governo. Alle parole in giornata del ministro Spadafora risponde il presidente federale Gravina

Spadafora chiama, Gravina risponde. Il braccio di ferro a distanza tra mondo del calcio e Governo va avanti da giorni e potrebbe proseguire ancora. Ma dalle dichiarazioni arrivate in serata dal presidente federale sembra che si sia arrivati al punto di non ritorno. «Il piano B in caso di stop definitivo del calcio? Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D. Ma se esso deve far rima con ‘è finita’ dico che, finché sarò Presidente della FIGC, non firmerò mai per il blocco dei campionati, perché sarebbe la morte del calcio italiano», le parole di Gravina – riportate da La Gazzetta dello Sport – nel corso di un meeting dell’Ascoli.

GRAVINA – Le ragioni del numero uno della FIGC: «Io sto tutelando gli interessi di tutti: mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori. Ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti». Chiaro il riferimento al Governo Conte. Perchè, oltre ai danni economici, il calcio si troverebbe di fronte ad una matassa difficile da sbrogliare: «Vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop? Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole. Ogni giorno devo rintuzzare attacchi e la gente non capisce o fa finta di non capire. Ribadisco ancora una volta il concetto: io la firma su un blocco del campionato non la metterò mai».

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