Il gioco valeva la candela?

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Il Cagliari è stato eliminato dalla Sampdoria nel quarto turno di Coppa Italia. La sconfitta per 3-0 ha due facce: da una parte non essersela giocata con gli uomini migliori, dall’altra il merito di aver fatto esordire tanti giovani

Nonostante il risultato, si può dire che il Cagliari è uscito a testa alta dalla Coppa Italia. Il 3-0 della Sampdoria è forse un passivo troppo pesante per i tanti ragazzi scesi in campo al Marassi di Genova e all’esordio assoluto con la maglia della prima squadra. Con i giocatori a disposizione, effettivamente, la squadra non poteva fare di più. Ma è stato giusto mandare in campo – di fatto – la Primavera in una competizione così?

PERCHÉ NO – Non si può snobbare un torneo in questo modo, anche se è il segreto di Pulcinella che la Coppa Italia sia considerata unanimemente un trofeo secondario in cui far giocare le seconde linee. Il problema è che il Cagliari, a causa dei numerosi infortunati, non aveva a disposizione seconde linee e così ha preferito mandare letteralmente la Primavera. Il divario con una Sampdoria imbottita di riserve, ma con giocatori sicuramente più esperti come Palombo, Cigarini o Ricky Alvarez, si è visto eccome. Era proprio necessario lasciare ben nove titolari a casa, restando con i soli Primavera in panchina? Quando il Cagliari si è ritrovato inevitabilmente sotto, non c’era nessuno in grado di poter dare veramente una scossa alla squadra, come avrebbero potuto fare un Sau o un Farias, per esempio. Inoltre la Coppa Italia rappresenta per squadre come il Cagliari – che ora si trovano a metà classifica con un rassicurante +12 sul terzultimo posto – una vetrina importante in cui andare avanti e provare l’impresa di avvicinarsi a vincere un trofeo. I tifosi ricordano ancora la semifinale contro l’Inter conquistata da neopromossi nel 2004/05 e imprese come quella dell’Alessandria nella passata stagione fanno riflettere su come, certe volte, le squadre di A sottovalutino troppo la coppa.

PERCHÉ SÌ – La vera domanda da farsi però è: il gioco valeva la candela? Con tutti gli infortunati, valeva davvero la pena rischiare i pochi titolari rimasti in un momento così delicato della stagione? Rastelli ha pensato bene di no. Troppo importante preservare gli uomini a disposizione ed evitare che la sfortuna faccia aggiungere alla lista qualche altro rossoblù, dopo Capuano, Bittante, Murru, Joao Padro, Ionita e Tachtsidis. Molto meglio rischiare un’eliminazione in Coppa Italia – che di fatto è avvenuta – e pensare di dare il massimo nella delicata sfida di domenica contro il Pescara allo stadio Adriatico. Una partita che può valere già una grossa fetta di salvezza, l’obiettivo principale della squadra rossoblù. C’è la possibilità di aumentare il vantaggio già ampio sul terzultimo posto e raggiungere dopo 15 giornate già la metà dei punti totali minimi da conquistare quest’anno. “Snobbare” la coppa è servito poi per dare spazio e lanciare i tanti giovani ragazzi interessanti del vivaio rossoblù. Alcuni giovani, giovanissimi, come i classe 2000 Roberto Biancu Vasco Oliveira, entrambi entrati nella ripresa, ma che hanno dimostrato grande personalità. Certo, con qualche titolare in più si sarebbe potuto fare molto meglio. Rastelli ha però preferito percorrere questa via e solo un risultato positivo a Pescara gli darà ragione.

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