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2013

“Genio e sregolatezza”, Fabian O’Neill/1 si racconta: «Lopez e Abeijon al Cagliari grazie a me»

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Un grande ex rossoblù si racconta e lo fa a 360 gradi. Fabian O’Neill parla della sua vita attuale e di quella passata sia in ambito personale che in quello calcistico con le sperienze avute in Italia con il Cagliari, il Perugia e la Juventus. Tanti gli spunti nell’interessante intervista che vi proponiamo rilasciata dall’ex centrocampista ai microfoni del portale uruguayano Montevideo.com.uy. Le dichiarazioni riportate sono state selezionate e tradotte dalla nostra redazione di Cagliarinews24.com. Di seguito la prima parte delle parole dell’ex “genio e sregolatezza” rossoblù:

Vieni da una famiglia molto umile, non è vero?
“Da quando avevo cira otto mesi ho vissuto con mia nonna perchè i miei genitori non stavano bene dal punto di vista economico. Mia nonna materna è colei che mi ha cresciuto”.

Come sei arrivato al Nacional?
“Mi prese un dirigente del settore giovanile, lui andava sempre in cerca di ragazzi interessanti e qui gli fecero il mio nome. Arrivai a 16 anni, ma visto che mi mancava tantissimo mia nonna, tornavo da lei tutti i fine settimana e m presentavo solo i giorni degli allenamenti, il martedì o il mercoledì. Non ci tenevo ad andare di più e nemmeno mia nonna mi voleva fuori casa per molto. Succesivamente però le cose sono cambiate e anche lei mi diceva di andare ad allenarmi. Arrivò il “Chino” Salvà al Nacional e mi prese per tre mesi senza farmi uscire da là, era l’anno 1991. Già nel ’90 non mi volevano più perchè ero troppo “approssimativo”, però arrivò il “Chino”, fummo campioni e io goleador. Ero un ragazzo di strada, da quando avevo sette anni vivo andando per strada dove conosci tutto, gente più grande che è stata quella che mi ha insegnato tanto, gente che oggi ha 70 anni e che se posso ripagarla lo faccio col cuore perchè mi ha insegnato a vivere. Frequento i bar da quando avevo sette anni e ora “da grande” di più, chiaro (ride, ndr). Mi hanno insegnato come ci si deve comportare nella vita, sono cose per le quali oggi devo ringraziarli”.

Dunque dai sette anni frequenti i locali?
“Si, mi pagavano inizialmente la Coca Cola. Succesivamente dai nove anni iniziai a bere e a andare in giro per i bar. Già a quell’età bevevo birra con Coca Cola”.

Arrivavi fino ad ubriacarti già a quell’età?
“Si, mi ubriacavo e tornavo a casa o uscivo di notte. Facevo delle commissioni nei locali delle prostitute, mi davano delle mance e io venivo a giocare alla corda. Poi iniziai a giocare a calcio ed ero davvero intrepido perchè già conoscevo tutto. Qui si giocava il campionato dei giovani dai 13 ai 18 anni, tutti compresi in una sola categoria. Dunque giocavo contro i più grandi ma la differenza non si vedeva perchè io avevo nella mia esperienza più “strada” di loro”.

Il fatto di aver frequentato la strada da così molto piccolo, ti aiutò poi nel corso dell’esperienza nel calcio professionistico?
“Per me si, per essere pù “coraggioso”.

Hai dovuto cambiare di molto il tuo stile di vita una volta arrivato a Montevideo?
“Un poco si, anche se la “tendenza” ti resta. Uscivo, saltavo dai muri di notte e per tornare portavo un litro di vino all’usciere che mi faceva così rientrare. Vivevo al “Parque Central””.

I tuoi “primi soldi”, quando?
“Quando entrai nella prima squadra del Nacional. Non so quanto mi pagavano, non mi ricordo. Poi quando arrivai in Italia, beh…questo è un altro discorso. Però io non mi sono mai coperto d’oro, solo il necessario per vivere, visto come sono gli “affari” dei giocatori”.

Cosa intendi?
“Per esempio io guadagnavo 60 mila dollari al mese ma me ne davano 8. In Italia per non pagare le tasse il resto lo lasciavano fuori ma me lo passavano “in nero”, però figurava che prendessi 8″.

Quale il tuo più alto stipendio?
“Alla Juventus, 140 mila dollari. Me lo presero tutto le donne… (ride, ndr). E’ vero, l’ultima è stata la prima con la quale mi sono sposato, la mia signora. Le altre volte mi sposai per il potere”.

Perchè hai smesso di giocare così giovane, a soli 29 anni?
“Perchè mi picchiai con Eduardo, venimmo a botte per questioni economiche”.

Cosa fai ora?
“Sono qua, faccio parte del club (Defensor de Paso de los Toros), sono l’allenatore”.

Il “bere” ti causò problemi nel calcio?
“Non so, nei campi… avevo sempre il bicchiere di vino dietro il frigo. Mentre gli altri non bevevano, io lo facevo. Se volevo prendere un bicchiere di vino prima della partita, lo facevo senza problemi. Una cosa che comunque non mi cambiava nulla, forse se non lo prendevo sarebbe stato peggio per me, o meglio… non so. Non si sa perchè comunque la vita è una sola e quello che non fai non puoi repecuperarlo in un’altra (vita, ndr)”.

E in Italia, bevevi?
“Si, bevevo. Avevo qualche problema quando facevamo gli esami. Nel Cagliari non succedeva nulla perchè il presidente mi adorava. Nelson Abeijon e Diego Lopez li portai io in Sardegna, dal Racing Santander. Mi chiesero un difensore e un centrocampista e visto che avevano giocato con me li conoscevo molto bene e li portai al Cagliari. Non so se avrebbero giocato bene o male, però li portai e hanno giocato per dieci o dodici anni. Alla Juventus era diverso perchè facevo gli esami tutti i mesi e lì mi risultava il colesterolo alto e altri problemi: “Cosa? Questo matto dovrebbe essere rinchiuso e invece sta giocando” diceva il medico”.

Sapevano che bevevi?
“Lo sapevano! Mi dicevano molte volte “pazzo, smettila”, però io non ci facevo caso. Sono fatto così. Però secondo me “drinkavano” tutti perchè a volte uscivo di notte e li incontravo tutti. E’ normale, se io adesso smettessi di bere, nei prossimi tre anni continuerebbero lo stesso a dire che sono un ubriacone perchè dopo che ti sei fatto la fama…”

E’ vero che alla Juve qualche volta ti sei presentato ubriaco agli allenamenti?
“Diverse volte. Proprio ubriaco no, diciamo “brillo”. Andavo a letto con qualche “mina” (donna? ndr) alle sei del mattino, poi mi svegliavo e andavo all’allenamento con la sbornia e stanco, normale…”

Che dici di un certo Zinedine Zidane?
“Un mostro. Un matto molto umile, una persona squisita. Cagliari era piazza piccola, ma davvero caldissima. Quando andai alla Juventus dissi: “Adesso vado tra le bestie grandi. devono essere una manica di esaltati tutti”. Però arrivai e… contrariamente a ciò che immaginavo, vidi una grande umiltà da parte di tutti, tutti eh! Una cosa davvero spettacolare. Montero, Inzaghi, Trezeguet, Davids, Nedved… tutte le grandi bestie. Buffon… tutti! Per loro è un lavoro, lo prendono così. Arrivano all’allenamento in giacca e cravatta, si cambiano, si allenano, si fanno la doccia e se ne vanno. Ci sono i gruppi chiaro, gli stranieri… e i croati come Igor (Tudor) che erano più “rompicoglioni””.

Qual’era il tuo gruppo?
“Mi adoravano tutti. Non so ti fai voler bene e dopo… C’era anche Salas, il cileno. Però io uscivo sempre con Montero. Una volta fecero una festa nell’appartamento di Inzaghi e portarono le donne dei programmi tv (le showgirls). E mi coinvolsero a ballare e bere birra. Terminarono tutti a far sesso tranne me. Che bello eh? Il giorno dopo vidi le stesse ragazze in tv e dissi a mia moglie: “Guarda, ieri notte eravamo con tutte loro e io non sono uscito con nessuna” (ride, ndr)”.

QUI la seconda parte dell’intervista!

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