Ex Rossoblù
Esposito: «Cellino mi ha cambiato la vita! Rimpianto più grande? Non aver giocato il Mondiale 2006»

Mauro Esposito, ex giocatore del Cagliari, ha rilasciato un’intervista toccante in merito alla propria carriera. Le dichiarazioni emerse
Mauro Esposito, classe 1979, ala destra, ha giocato in Serie A in diversi club: Udinese, Cagliari, Roma e Chievo. Attualmente fa l’allenatore dei bambini e ai taccuini de La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sua vita! Vi riportiamo le sue dichiarazioni:
ALA – «Ero un’ala pura, ora segnerei 15 gol a stagione. Ormai gli esterni tornano indietro e la passano».
ALLENATORE – «Alleno l’Under 13 del Pescara, la città in cui vivo e dove ho iniziato a giocare, e mi dedico alla mia accademia. Insegno la tecnica. Ho più di cento iscritti dai 10 ai 15 anni. Il sogno è riuscire a far sì che uno di loro riesca a diventare professionista».
CAGLIARI – «Già. Cellino mi ha cambiato la vita».
I SEI ANNI SARDI – «Felicità. All’inizio giocavo seconda punta, poi Sonetti mi disse che avrei giocato in una big solo da ala. “La Juve ha Del Piero, il Milan Sheva, l’Inter Vieri: tu dove giochi?”. Aveva ragione. E in quegli anni mi hanno cercato diverse squadre».
BARCELLONA – «Il Barcellona, che all’epoca aveva un giovane Messi, inviò degli emissari. Mi osservarono un po’. Poi l’Inter e la Roma, che mi cercò nel 2005 dopo l’annata in cui segnai 16 gol in Serie A. Cellino disse che mi avrebbe lasciato andare l’anno dopo».
CELLINO – «Ero uno dei suoi figliocci, sopravvivevo persino alle sue scaramanzie. Non voleva giocatori con la fascia tra i capelli, ad esempio. Io ero un’eccezione, ma un altro lo mise fuori rosa. Poi fece sparire lo sponsor Tiscali dalla maglia perché aveva il colore viola. Non potevamo partire di venerdì per i ritiri, solo il giovedì o il sabato. E guai a salire su un aereo il 17 del mese. Era vero, genuino, e mi ha sempre aiutato. Anche quando mi sono rotto il crociato nel 2007, prima di andare alla Roma. Colpa di un allenamento come tanti: una palla sbagliata, il campo bagnato, e niente, stock…».
RIMPIANTO – «Fisicamente non mi sono mai più ripreso. Comunque, il rimpianto più grande è stato non aver giocato il Mondiale 2006».
SOFFERENZA – «Tanto. Ranieri non mi vedeva, così girai l’Italia: Chievo, Grosseto, Atletico Roma. Iniziai a capire che non sarei più tornato come prima. Non riuscivo a trovare squadra. Vennero meno certezze e motivazioni».
GIOCATORE A CUI E’ AFFEZIONATO – «Zola. A 37 anni tornò a Cagliari in B ponendosi con umiltà. Arrivava al campo un’ora prima col preparatore e se ne andava un’ora dopo. Lo guardavamo battere le punizioni: uno spettacolo».
UN AMICO NEL CALCIO – «Mah, nessuno. Nel corso degli anni sono spariti tutti. È chiaro che ho bei rapporti con Langella, Suazo, Abeijon, Daniele Conti e tutti quelli con cui ho giocato in Sardegna, la mia seconda casa. Il posto che mi ha amato di più. Ma per me un amico è un’altra cosa. Sono i ragazzi di Polvica e la mia famiglia, che non mi tradirà mai. Il nostro è un ambiente dove quando smetti di giocare ci si allontana. Condividi annate, stagioni, e poi, alla fine, svanisce tutto. È il calcio. E, più in generale, la vita».