
Mauro Esposito, ex giocatore del Cagliari, ha rilasciato un’intervista toccante in merito alla propria carriera. Le dichiarazioni emerse
Mauro Esposito, classe 1979, ala destra, ha giocato in Serie A in diversi club: Udinese, Cagliari, Roma e Chievo. Attualmente fa l’allenatore dei bambini e ai taccuini de La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sua vita! Vi riportiamo le sue dichiarazioni:
ALA – «Ero un’ala pura, ora segnerei 15 gol a stagione. Ormai gli esterni tornano indietro e la passano».
ALLENATORE – «Alleno l’Under 13 del Pescara, la città in cui vivo e dove ho iniziato a giocare, e mi dedico alla mia accademia. Insegno la tecnica. Ho più di cento iscritti dai 10 ai 15 anni. Il sogno è riuscire a far sì che uno di loro riesca a diventare professionista».
CAGLIARI – «Già. Cellino mi ha cambiato la vita».
I SEI ANNI SARDI – «Felicità. All’inizio giocavo seconda punta, poi Sonetti mi disse che avrei giocato in una big solo da ala. “La Juve ha Del Piero, il Milan Sheva, l’Inter Vieri: tu dove giochi?”. Aveva ragione. E in quegli anni mi hanno cercato diverse squadre».
BARCELLONA – «Il Barcellona, che all’epoca aveva un giovane Messi, inviò degli emissari. Mi osservarono un po’. Poi l’Inter e la Roma, che mi cercò nel 2005 dopo l’annata in cui segnai 16 gol in Serie A. Cellino disse che mi avrebbe lasciato andare l’anno dopo».
CELLINO – «Ero uno dei suoi figliocci, sopravvivevo persino alle sue scaramanzie. Non voleva giocatori con la fascia tra i capelli, ad esempio. Io ero un’eccezione, ma un altro lo mise fuori rosa. Poi fece sparire lo sponsor Tiscali dalla maglia perché aveva il colore viola. Non potevamo partire di venerdì per i ritiri, solo il giovedì o il sabato. E guai a salire su un aereo il 17 del mese. Era vero, genuino, e mi ha sempre aiutato. Anche quando mi sono rotto il crociato nel 2007, prima di andare alla Roma. Colpa di un allenamento come tanti: una palla sbagliata, il campo bagnato, e niente, stock…».
RIMPIANTO – «Fisicamente non mi sono mai più ripreso. Comunque, il rimpianto più grande è stato non aver giocato il Mondiale 2006».
SOFFERENZA – «Tanto. Ranieri non mi vedeva, così girai l’Italia: Chievo, Grosseto, Atletico Roma. Iniziai a capire che non sarei più tornato come prima. Non riuscivo a trovare squadra. Vennero meno certezze e motivazioni».
GIOCATORE A CUI E’ AFFEZIONATO – «Zola. A 37 anni tornò a Cagliari in B ponendosi con umiltà. Arrivava al campo un’ora prima col preparatore e se ne andava un’ora dopo. Lo guardavamo battere le punizioni: uno spettacolo».
UN AMICO NEL CALCIO – «Mah, nessuno. Nel corso degli anni sono spariti tutti. È chiaro che ho bei rapporti con Langella, Suazo, Abeijon, Daniele Conti e tutti quelli con cui ho giocato in Sardegna, la mia seconda casa. Il posto che mi ha amato di più. Ma per me un amico è un’altra cosa. Sono i ragazzi di Polvica e la mia famiglia, che non mi tradirà mai. Il nostro è un ambiente dove quando smetti di giocare ci si allontana. Condividi annate, stagioni, e poi, alla fine, svanisce tutto. È il calcio. E, più in generale, la vita».