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Cera: «Cagliari? Ci credo poco alla salvezza. Su Di Francesco…»

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Pierluigi Cera, storico capitano del Cagliari ai tempi dello scudetto, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alle condizioni della squadra

Pierluigi Cera, storico capitano del Cagliari ai tempi scudetto, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai taccuini de La Nuova Sardegna in merito alle condizioni odierne della squadra sarda. Le sue parole.

DISPIACERE – «Vedere la squadra sarda annaspare in zona retrocessione è un dispiacere, a tal punto che quasi quasi non mi va nemmeno di parlarne. All’inizio della stagione in tanti mettevano il Cagliari tra le prime dieci. Alcune partite sono state giocate bene, sembrava che la strada fosse quella giusta. Poi, sono finiti dentro un tunnel dal quale non sono più usciti».

DI FRANCESCO – «Ho sentito dire che forse Di Francesco andava esonerato prima. Il punto è proprio questo. Forse voi giornalisti dovreste chiederlo al presidente Giulini il motivo per cui ha voluto aspettare così tanto. Eppure i segnali del campo erano chiari. La squadra non riusciva ad esprimere il tipo di calcio che voleva l’allenatore. Questo non vuol dire che Di Francesco è un tecnico poco preparato, significa che il suo calcio non era adatto ai giocatori che aveva a disposizione. Io penso che se fosse stato cambiato prima della fine del girone di andata, il Cagliari adesso avrebbe qualche punto in più».

SALVEZZA LONTANA – «Premesso che finchè la matematica non ti condanna non devi mai mollare. Io devo essere sincero: alla salvezza ci credo poco. Perchè vedo che la squadra continua ad avere alti e bassi. Passa da una sconfitta in casa col Verona, arrivata perchè non c’è stato l’atteggiamento giusto e poca cattiveria agonistica, alla bella prestazione con l’Inter. Dovesse sempre giocare così, forse una speranziella c’è ancora. Che ci siano problemi a livello tattico è evidente, negarlo sarebbe sciocco. Troppe volte si è passati da avere la gara in pugno e non sapere infliggere il colpo del ko, alla sconfitta. Si è parlato di sfortuna, ci può stare, ma tante gare sono andate male per errori evitabilissimi».

VECCHI TEMPI – «Ai miei tempi quando le cose giravano male, ci guardavamo negli occhi tra di noi, ci confrontavamo senza peli sulla lingua. L’allenatore e la dirigenza non partecipavano a questi incontri. Ora è il momento di fare quadrato, cercare di dare il massimo da qui alla fine, convincersi che l’impresa è possibile. Sotto aspetto tecnico le potenzialità per rialzarsi ci sono, anche se mancano solo otto partite. Sono curioso di vedere se tirano fuori l’orgoglio, se alle parole fanno seguire i fatti».