Capozucca: «Cagliari, progetto con vista Europa»

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Una delle immagini della stagione è senza dubbio il ballo sfrenato di Stefano Capozucca nello spogliatoio: «Quel video ha suscitato uno scalpore incredibile! Mi conoscono più per quello che per i miei 29 anni nel calcio: l’hanno ripreso alla Domenica Sportiva, sui giornali, su tutti i siti…», ha dichiarato il direttore sportivo del Cagliari a Tuttosport. Non è stato facile, però, per la squadra di Massimo Rastelli conquistare la promozione: «Certo, siamo partiti con il favore del pronostico e la rosa – basti pensare ai nomi dell’attacco – era di prim’ordine, ma vincere non è mai facile. E su di noi c’erano un’attesa e una pressione pazzesca: non potevamo fallire».

 

Riannoda il nastro della stagione Capozucca, che tira in ballo i tre momenti più delicati: «Il primo quando abbiamo dovuto superare l’impatto iniziale, con ancora la delusione della retrocessione, lo scetticismo e le pressioni da gestire. Il secondo quando si è infortunato Dessena. A Brescia la squadra era sotto shock e la sua è stata una perdita pesantissima nello spogliatoio: io ho avuto tanti capitani, ma raramente ne ho visti capaci come lui di dare carica, unità, forza al gruppo. Ha davvero lo stemma del Cagliari stampato sul cuore: ti fa venire i brividi quando parla dei sardi, di questo popolo… Il terzo momento delicato c’è stato quando, raggiunto il vantaggio di 15 punti sulla seconda, abbiamo un poco mollato e abbiamo subito tre sconfitte consecutive al Sant’Elia».

 

Si parla poi del rapporto con mister Massimo Rastelli: «E’ stato leale fin dall’inizio. Lui era alla prima esperienza in una realtà dove c’erano l’obbligo di vincere e una pressione forte. E’ passato da un girone d’andata circondato da entusiasmo a una fase di contestazione, accusando un poco la situazione. Bisognava ritrovare certezze, ricompattarci e io ho messo a sua disposizione la mia esperienza facendogli, come è giusto in questi casi, anche da scudo. Con la serenità siamo tornati noi stessi». E poi smentisce le voci su Gian Piero Gasperini: «Vede, l’anomalia è che nel nostro mondo si confonde troppo spesso l’amicizia con il rapporto di lavoro e, per questo, io vengo sempre accostato a due allenatori. A Ventura, del quale sono amico da tempo, e, soprattutto, a Gasperini che per me è come un fratello. Io e lui pranziamo spesso insieme, ci sentiamo spesso. Di lui ho un’altissima considerazione personale professionale: se dovesse andarsene, per il Genoa sarebbe una grande perdita. Rastelli? Certo che resta, e giustamente: si è guadagnato la serie A. E io continuerò ad andare a pranzo con i miei amici». E sul suo futuro: «Resto? Penso proprio di sì. A parte il contratto, contano i segnali da parte della proprietà: sono positivi». Prima, però, c’è un obiettivo da raggiungere: «Vorremmo conquistare un primato: il Cagliari non è mai arrivato primo, quanto è risalito dalla B alla A. Per me, poi, sarebbe una soddisfazione doppia vincere il campionato, visto che la squadra l’ho costruita io…».

 

Un altro amico di Capozucca è Ivan Juric: «Sono l’unico che non è rimasto stupito. Le racconto una cosa… Prima del campionato mi ha chiamato per chiedermi cosa pensassi del suo Crotone e io gli ho risposto che avrebbero fatto bene, anche se non pensavo così bene. Ma lui è un clone di Gasperini: culto del lavoro, dedizione, capacità». Sul caso delle soste per le Nazionali e la polemica con la Lega di Serie B che non tutela le squadre che puntano sui giovani: «E’ un paradosso! La B ha intrapreso la strada giusta con i giovani: non a caso squadre come Juventus e Napoli tornano a comprare in questa categoria. Non ce l’avevo col settore tecnico o con Di Biagio, ma è assurdo che non si faccia attenzione a queste cose: noi, il Pescara, il Cesena… Ai romagnoli è capitato di doverne cedere otto…».

 

Si torna a parlare del Cagliari, un mix di esperienza e gioventù: «Storari? E’ stato fondamentale non solo come uomo spogliatoio, ma anche in campo per le sue qualità e soprattutto per la sua voglia di vincere. Ha portato il Dna della Juve, quello per cui non ci sta mai a perdere: quando capitava, andava su tutte le furie. Poi si è caricato sulle spalle l’eredità di Dessena, quando è stato il momento. No, non è venuto a Cagliari per fare vacanza e non si sente vecchio: è pronto per la A. L’idea era quella di costruire il giusto mix e ci siamo riusciti. Ragazzi come Deiola, Cerri, Barreca hanno fatto grandi cose, c’è stato l’esordio di Colombatto e abbiamo seguito con attenzione il lavoro di Barella al Como: è molto interessante».

 

Dalla stagione conclusa alle prospettive future: «C’è un progetto. Il presidente Giulini è al secondo anno: nel primo ha conosciuto l’onta della retrocessione, ma si è subito riscattato. Ha entusiasmo, idee e progetti concreti: il nuovo stadio sarà pronto nel 2019 e per allora vuole un Cagliari da sesto posto con vista Europa. Settore giovanile? Ha fatto un grande acquisto con Mario Beretta, che si è subito calato nel ruolo di responsabile, molto diverso da quello di allenatore. Mario ha passione, competenza, curiosità e si aggiorna di continuo. E i risultati sono ottimi».

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