Canini: «Gli scherzi, le partite contro le big…Che bei tempi a Cagliari» – ESCLUSIVA

canini cagliari
© foto www.imagephotoagency.it

A tu per tu con Michele Canini: i sette anni di Cagliari, l’amicizia con Astori, l’esperienza in Giappone con Ficcadenti, i rossoblu di oggi. L’intervista all’ex difensore rossoblu

Dalla Serie C alla Serie A, di colpo. A vent’anni Michele Canini si trovò catapultato in massima serie, acquistato dall’allora presidente del Cagliari Massimo Cellino. Arrivato per inserirsi gradualmente, fu subito lanciato nella mischia e chiuse il campionato con tante presenze e la sensazione, per i rossoblu, di aver trovato il difensore del futuro. Poi l’infortunio, la lenta ripresa e la coppia di difesa formata con Davide Astori, prima di lasciare la Sardegna dopo sette stagioni. Abbiamo raggiunto Canini, reduce dalla recente rescissione con la Pergolettese, per parlare dei ricordi di Cagliari e dell’attualità.

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Michele, come vivi questa situazione?
«E’ un po’ strana, proviamo a stare in casa e viverla nel modo più sereno possibile. Sperando che passi velocemente: la situazione sta diventando pesante».

Guardandoti alle spalle, si può dire che quella di Cagliari sia stata la tua miglior esperienza in carriera?
«Sì, ho avuto un’esperienza stupenda di sette anni. Abbiamo fatto cose meravigliose, avevamo anche squadre molto importanti. Però vorrei sottolineare anche l’esperienza fatta all’estero, in Giappone, che mi è servita a migliorarmi a livello umano e professionale».

Tra l’altro a Tokyo c’era Ficcadenti in panchina, che ti ha avuto anche a Cagliari.
«Sì, c’eravamo sentiti l’estate e per tanti motivi ho accettato. Tornando indietro rifarei la scelta mille volte. Anche se poi tornando in Italia ho avuto difficoltà a trovare squadra: per tanti ds sembrava che fossi stato via un’eternità, anche se era passato solo un anno. E’ stata una stagione intensa, ho conosciuto un calcio diverso a cui tanti dovrebbero iniziare ad interessarsi: ci sono davvero tanti talenti».

Torniamo indietro: estate 2005, a vent’anni fai il salto dalla C alla A e trovi subito fiducia.
«Quando sono arrivato a Cagliari arrivavo da una stagione importante in Serie C con la Sambenedettese dopo un campionato stupendo, perso solo in semifinale playoff contro un Napoli molto più attrezzato. A Cagliari dovevo arrivare per fare esperienza e invece sono stato subito catapultato in campo, per un giovane significa tanto: quando senti la fiducia puoi fare tanto. E’ stato molto importante per la mia carriera».

Poi l’infortunio, che ha un po’ compromesso la tua ascesa: sarebbe potuta andare diversamente?
«Premesso che non mi lamento della mia carriera, anzi. Di sicuro a 20 anni, dopo un anno stupendo in Serie A, farsi male a fine stagione è stato un po’ difficile. Qualche club importante si sarebbe fatto sotto, la mia carriera è poi proseguita col Cagliari e penso di aver dato tanto. Ci sono stati anche altri treni che magari per motivi diversi non si sono concretizzati, ma penso di aver fatto parte di una società importante e di questo ne vado fiero».

Qualche anno più in là il Cagliari, con te ed Astori, aveva una delle coppie difensive più affidabili della A. Che ricordo hai di Davide?
«Prima che un compagno di squadra era un vero amico, da quando è arrivato si è creato un feeling che si è tradotto anche in campo. Era un ragazzo sorridente, alla mano, sempre felice, con cui si poteva fare di tutto. E’ questo il ricordo più bello, averlo vissuto da vicino è una cosa bellissima che mi mancherà, anche perchè la nostra amicizia è sempre proseguita».

Proviamo a cambiare registro: un aneddoto divertente, magari di spogliatoio, dei tempi in Sardegna.
«Al magazziniere, Piero, facevamo di tutto (ride, ndr): addirittura una volta l’abbiamo immobilizzato sul lettino, è una cosa che mi rimarrà dentro. In campo ricordo la vittoria a Torino contro la Juve, le partite emozionanti contro le grandi. In generale sono sempre stati in gruppi stupendi, in cui si stava benissimo: queste sono le cose che mi rimarranno dentro».

Hai avuto modo di vedere il Cagliari quest’anno?
«L’ho visto qualche volta. Ha fatto delle partite sopra le righe e meritava quel posto in classifica. Poi, come naturale, un calo c’è stato ed a volte ha pagato. Se il campionato fosse proseguito sono sicuro che si sarebbero ripresi a livello di risultati e si sarebbero ripresi la zona alta della classifica. Il rossoblu di oggi che più mi assomiglia? Direi Klavan».

Tu hai avuto modo di conoscere e vivere Serie A, B e C: come vedi l’ipotesi di taglio degli stipendi?
«Penso che in Serie A e metà Serie B non sia un problema trovare un accordo per facilitare le cose. Il discorso cambia quando parliamo di alcune squadre di B e della Serie C: tagliare gli stipendi ai giocatori è più difficile, girano cifre molto molto diverse rispetto alla Serie A. Su quelle categorie dovrebbero dare una mano la Lega o lo Stato, per tutelare sia i club che i giocatori. Certo: se ne parla, come si fa spesso. Ma speriamo anche che agiscano e trovino per tutti una soluzione».

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