2014

Cagliari, un 2014 da dimenticare: da Lopez e Pulga al sogno infranto chiamato Zemanlandia

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Difficilmente si poteva fare peggio, il 2014 del Cagliari è stato un vero e proprio annus horribilis. Nell’anno solare che sta giungendo al termine i rossoblù hanno raccolto appena 31 punti in 37 giornate di campionato. Escludendo le squadre che sono retrocesse nella passata stagione e le neopromosse Palermo, Empoli e Cesena, nessuno ha fatto peggio dei sardi.

TRAMONTO DELL’ERA CELLINO- È vero, non mancano le attenuanti, dal passaggio di proprietà, alla mancanza di uno stadio adeguato, ma non bisogna nascondere i tanti errori fatti in fase di programmazione. Il Cagliari inizia il 2014 con Diego Lopez in panchina. La squadra del mister uruguayano alterna grandi partite a sonore sconfitte, che ad aprile convincono il patron Cellino a richiamare Ivo Pulga. I rossoblù raggiungono senza troppi patemi la decima salvezza consecutiva in Serie A e l’imprenditore selargino, che qualche mese prima aveva acquistato il Leeds United, storico club della Championship inglese, cede la società di Viale La Playa a Tommaso Giulini. Il Cagliari chiude il girone di ritorno con 19 punti conquistati in 21 partite, segnando 17 reti e subendone 29.

IL SOGNO ZEMANLANDIA- Con l’arrivo di Giulini si respira un’aria nuova: una società più aperta ai tifosi, che fa della comunicazione un punto di forza. Per la panchina viene scelto Zdenek Zeman, convinto dalla dirigenza rossoblù a declinare la proposta arrivatagli dal Bologna e ad accettare le lusinghe provenienti dalla Sardegna. Si parla di progetto, di un Cagliari bello e divertente, di un futuro ricco di ambizioni. I tanti cambiamenti non favoriscono però il lavoro del tecnico boemo. Privarsi di giocatori chiave come Astori e Pinilla e sostituirli con giovani alla prima esperienza in Serie A non è stata una scelta felice. Il Cagliari di Zeman è una creatura in fasce, che ha spesso paura di sé stesso. I due larghi successi in trasferta arrivati contro Inter ed Empoli nascondono, almeno inizialmente, la sua fragilità ed esaltano i tifosi, che subito parlano di una nuova Zemanlandia in salsa cagliaritana.

LO SAU O NON LO SAU- L’infortunio di Sau, il prototipo dell’attaccante zemaniano, cambia però le carte in tavola. La squadra del boemo perde il suo punto di riferimento, affondando inesorabilmente nella parte bassa della classifica. Il Cagliari, che in questa stagione non ha mai conquistato i tre punti al Sant’Elia, non solo non riesce più a vincere, ma sembra seguire sempre meno le direttive del maestro ceco. Arriva così l’inevitabile, o forse no, esonero, il primo dell’era giuliniana. I rossoblù chiudono l’anno solare con 12 punti conquistati in 16 partite, segnando 21 gol e subendone 29.

LA SALVEZZA SI COSTRUISCE IN CASA- Se il Cagliari di Lopez prima e Pulga poi aveva fatto del Sant’Elia il suo fortino, quello di Zeman non c’è mai riuscito. È una colpa? Sì, lo è, perché una squadra che punta al mantenimento della categoria non può permettersi di non fare punti in casa. Solo 3 quelli conquistati in terra sarda in questa prima parte di stagione, 9 invece sono arrivati lontano dalle mura amiche. Il Cagliari, bello e spregiudicato visto in trasferta, ha avuto più di una difficoltà contro avversari alla sua portata ospitati al Sant’Elia. Finisce, con un pizzico di rammarico, l’avventura di Zeman sulla panchina dei sardi. Un peccato, perché così facendo si spegne sul nascere il primo progetto lanciato da Giulini.

 

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