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Cagliari, per ripartire serve umiltà e spirito critico

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Cagliari, la ripartenza non potrà prescindere da un profondo mea culpa e da un bagno di umiltà

“Virtù per la quale l’uomo riconosce i propri limiti, rifuggendo da ogni forma d’orgoglio e di superbia”. Il dizionario descrive così la parola “umiltà”, dote necessaria per essere consci dei propri pregi, dei limiti e per essere in grado di capire i propri errori e chiedere scusa, ma soprattutto per essere in grado di non riperli in futuro.

Ed è proprio di Umiltà e di un profondo mea culpa che la ripartenza del Cagliari dall’inferno della Serie B dovrà essere fondata. Sarebbe comunque limitante analizzare soltanto l’ultima stagione culminata con la retrocessione, il Cagliari ha danzato pericolosamente sul burrone per anni senza che si facesse qualcosa per invertire il trend, segno evidente che poche partite disputate a buoni livelli che avevano permesso miracolose salvezze, riuscivano a cancellare stagioni di grandi sofferenze, esoneri e calciatori dallo stipendio enorme ma dal rendimento inferiore alle attese. La Serie B oltre che un dramma sportivo e sociale, perché l’intera Sardegna merita ben altri palcoscenici, può diventare l’opportunità di cancellare con una spugna 4-5 anni di programmazioni sbagliate: purché si parta dal principio che investire per la crescita del club non è sbagliato, se gli investimenti vengono ponderati e le rose costruite con una logica. Che in questi anni spesso, se non sempre, è mancata.

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