Cagliari-Milan, Muretto (La Nuova Sardegna): “Difficile che il Cagliari non vada a Torino, rabbia dei tifosi giustificabile…”

© foto www.imagephotoagency.it

Sulla vicenda Cagliari-Milan a Is Arenas, che a soli due giorni dal match sembra ancora non aver trovato una soluzione definitiva (ufficiale lo spostamento da parte della Lega a Torino, ma volontà del presidente Cellino di giocare la partita  nell’impianto quartese), si è espresso Roberto Muretto, giornalista della Nuova Sardegna molto vicino all’ambiente rossoblù.

Così in esclusiva ai colleghi di Calciomercato.it“Qualche giorno fa c’era stata una presa di posizione netta del presidente Cellino: o si gioca a ‘Is Arenas’ o non si gioca. Ma da ieri è stato imposto il silenzio stampa a tutti i tesserati. Credo comunque che sia difficile che il Cagliari non andrà a Torino: ci sarebbe un’altra partita persa, un punto di penalizzazione, una forte ammenda ed il rischio che se dovesse ricapitare, la squadra venga esclusa dal campionato. C’è da dire, inoltre, che l’Olimpico è stato deciso dopo la telefonata di Cellino a Galliani: i due sono molto amici ed hanno concordato che se non si poteva giocare ‘Is Arenas‘, la gara si sarebbe disputata a Torino“.

Le sue parole poi riguardo alla rabbia (giustificabile) dei supporters rossoblù: “La prefettura ha emesso due comunicati: nel primo ha detto che non ci sono le condizioni di sicurezza per giocare ad ‘Is Arenas‘. Poi, dopo il sopralluogo della commissione della Lega, la quale aveva detto che lo stadio era agibile con alcune restrizioni ed un maggior numero di steward, ha ribadito il suo ‘no’. I tifosi si sentono discriminati e non capiscono perchè contro Palermo e Napoli (in cui c’era il tutto esaurito ed era chiuso il settore ospiti) si è potuto giocare a Quartu e contro Juventus e Milan invece no. Quello che chiedono è che le autorità competenti facciano chiarezza”.

 

Articolo precedente
Milan, in gruppo anche Mexes e Balotelli
Prossimo articolo
“A Quartu o il Cagliari non gioca”, i tifosi rossoblù d’accordo con la provocazione del presidente