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Cagliari, l’impronta di Eusebio Di Francesco

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Il Cagliari in questi mesi ha cambiato identità. Il lavoro da fare è ancora tanto ma la strada sembra essere quella giusta

Sono passati pochi mesi da quando Eusebio Di Francesco è arrivato al Cagliari. Il suo acume, la sua intelligenza gli hanno permesso di farsi seguire dai suoi uomini, pronti a tutto per conquistare la sua fiducia. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport e come si evince dai risultati di queste prime sette partite di campionato il meccanismo di ingranaggio si è finalmente sbloccato, il lavoro da fare è ancora tanto, ci sono ancora tanti punti su cui si può migliorare ma la strada è quella giusta. Come ha agito Eusebio Di Francesco? Vediamolo nei dettagli.

MODULO 4-2-3-1 – Il mister abruzzese è arrivato a Cagliari pensando di poter mettere in campo il suo modulo preferito, il 4-3-3 che però si è rivelato fin da subito inefficace, mettendo in difficoltà Joao Pedro, troppo lontano dalla porta. Si è passati dunque al 4-2-3-1, che offre più equilibrio tra i reparti, consente di attaccare la porta avversaria con diversi uomini e di avere un passaggio rapido dalla fase difensiva a quella offensiva.

LA PROTEZIONE DELLA DIFESA – Per ogni squadra, per ogni allenatore, non subire gol, a volte, è l’unica cosa che conta. Il Cagliari è una delle squadre della Serie A ad aver incassato più reti ma le cose, anche se lentamente, possono cambiare. Di Francesco non ha mai nascosto i limiti della sua difesa ma non ha mai parlato di singole colpe, ha sempre richiesto compattezza e attenzione a livello di gruppo squadra. Ed ecco che arriva il primo clean sheet della stagione in seguito al match contro la Sampdoria alla Sardegna Arena. Il motivo? Il tecnico ha modificato l’impostazione iniziale della partita per dare al Cagliari un’idea di solidità, senza la quale non si può andare avanti.

ALA OFFENSIVA E ALA TATTICA – Il 4-2-3-1 offre maggiore libertà nella scelta degli esterni. Possono essere entrambi offensivi oppure uno può trovarsi a svolgere compiti più tattici. Di Francesco, inizialmente, ha messo Nandez in posizione più avanzata e laterale in virtù del suo straordinario dinamismo ma Rog e Marin in mezzo non lo avevano convinto abbastanza. Quindi meglio cambiare, sempre per il bene della squadra. Contro i blucerchiati di Ranieri, El Leon è tornato in mezzo mentre il centrocampista croato è stato avanzato sulla sinistra. I due esterni brillanti, Ounas e Sottil hanno dimostrato di poter fare faville in campo. Con Zappa a destra, il Cagliari riesce molto spesso a imporsi, a fare sua la partita ma Di Francesco vuole che anche a sinistra si diventi più aggressivi.

JOAO PEDRO – Che il nuovo mister rossoblù avesse puntato tutto sul bomber brasiliano Joao Pedro era apparso chiaro già da subito. Il suo contributo a ogni partita è fondamentale: fornisce assist, va in gol, motiva la squadra di cui è diventato capitano. Il Cagliari gira intorno a lui, è freddo e razionale sotto porta, imprevedibile. Tutto ciò che voleva da lui Di Fra.

POCHI CAMBI – Il turnover, a volte, può portare vantaggi e svantaggi. Di Francesco ha deciso di non rischiare e in queste prime sette partite ha messo in campo sempre gli stessi undici giocatori, quelli che possono dare continuità, quelli che godono maggiormente della sua fiducia. C’è stata una sola variazione nella formazione titolare: Adam Ounas al posto del giovane Riccardo Sottil.

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