Cagliari, le ambizioni di Lopez: «Spero di emulare Montella»

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I tifosi del Cagliari hanno imparato a conoscere Diego Lopez durante i dodici anni di militanza nelle fila rossoblù, quando con la maglia numero sei e la fascia di capitano al braccio El Jefe guidava la squadra e la difesa da autentico allenatore in campo. Ora che allenatore lo è diventato a tutti gli effetti, dopo un anno di apprendistato come spalla di Ivo Pulga, il tecnico uruguaiano, uomo pragmatico ma allo stesso tempo ambizioso, non si nasconde. 

Ai microfoni del Corriere dello Sport, Lopez ha fatto capire di non sentirsi l’uomo nuovo del calcio italiano e, a conferma delle sue ambizioni, spera di poter ripercorre le orme di un tecnico altrettanto giovane come Vincenzo Montella, che nelle ultime due stagioni ha fatto grandi cose alla guida di Catania e Fiorentina.

Queste le parole del tecnico rossoblù: «La mia idea di calcio? Arrivare davanti alla porta avversaria giocando palla a terra. Che Milan mi aspetto domani? Giocherà come in Champions, come contro il Psv, non replicherà la prestazione di Verona. Non mi sento l’uomo nuovo, ho appena cominciato. L’uomo nuovo può essere Montella che ha alle spalle già un paio di buoni campionati. Chi mi ha convinto ad allenare? Il presidente Cellino. Un giorno mi prese da parte e disse: prova, se vedi che ci riesci, continui, altrimenti ti porto in società. Da chi ho appreso di più? Ho avuto per due anni Allegri, ho avuto Giampaolo: ho imparato molto. Gli allenatori più innovativi? La mia scelta è italiana: Ancelotti. Sta allenando la squadra più importante del mondo. Spalletti che ha fatto all’estero cose di grandissimo rilievo. Ma per me Ancelotti è il massimo. Sorpreso da Sau? No. Sono sempre stato convinto che se un giocatore fa certe cose in C e in B, poi le fa anche in A. Quella di Marco è una crescita personale che torna utile a tutti noi. Il futuro di Astori e Nainggolan? Io alleno quelli che ho. So bene che il mercato finisce lunedì. Ma ho fiducia nel mio presidente».