Cagliari-Fiorentina, la partita vista dall’esterno

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Per i tifosi del Cagliari sta tristemente diventando una consuetudine, ma non ci si abitua mai ad una situazione tanto surreale. Sono centinaia le persone che arrivano a Is Arenas per Cagliari-Fiorentina, tutte consapevoli che non vedranno un solo scampolo di partita.

Questo è il paradosso che investe il tifoso: è talmente ansioso di stare vicino alla propria squadra che rinuncia a vedere la partita pur di far arrivare l’eco di una voce ai protagonisti in campo. In un’atmosfera così tutto assume toni più tangibili, varrebbe in caso di tensioni e vale altrettanto per quel che riguarda le suggestioni positive.

Ancora una volta il popolo rossoblù conferma una compostezza e una dignità che non vengono meno neanche quando la pazienza è messa a prova durissima dall’astinenza. Attorno a Is Arenas ci sono tutte le tipologie del tifoso: dalle mamme coi bambini ai reduci dello scudetto, dai gruppetti di amici alla storica tifoseria organizzata.

Tutti sono già operativi diverse ore prima della partita; la prima mossa è del gruppo “Tifosi del Cagliari: dateci uno stadio“, che affigge simbolicamente alle cancellate l’ormai noto striscione che sarebbe troppo sperare di vedere sugli spalti. Poco dopo si svelano gli Sconvolts, che si stringono dietro un’enorme scritta “Rispetto per Cagliari” e cominciano a cantare, specchiandosi in uno schieramento imponente di forze dell’ordine.

Forse in altre cornici questo duello al sole avrebbe scatenato frizioni, ma siamo a Cagliari. I ragazzi dietro lo striscione chiamano quelli sparsi qua e là, si assiste in diretta alla fusione di diverse anime del tifo: inizia un lungo coro secondo il quale “siamo tutti Cagliaritani“, e si capisce quanto la fede comune possa rafforzare i legami nei momenti che contano.

In mezzo ai cori e ai battimani è difficile anche sentire quel che dicono le radioline, unico legame con quello che succede in campo; qualcuno riesce comunque a dare l’annuncio dei gol, scatenando boati tanto sentiti quanto grotteschi nel loro ritardo. Incredibilmente si vede anche qualche lacrima, che quasi non ti aspetteresti su un duro volto da stadio. Sono troppi i sentimenti da tenere a bada. Gioia, rabbia, senso d’appartenenza e frustrazione fanno a cazzotti ogni momento.

Poco prima del 90° le forze dell’ordine arretrano e i tifosi abbracciano le inferriate, non potendo raggiungere giocatori e allenatori che si presentano a condividere l’esultanza per la vittoria, a ringraziare.
Certo, dentro ci sono stati accorgimenti tattici e contropiedi, gol e occasioni. Ma di tutto questo, fuori dalle sbarre, arrivava solo l’eco.

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