Editoriale

Cagliari, aridatece il Talismano

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Cagliari, uno sguardo alle scelte di calciomercato con un rimpianto: la rinuncia a un jolly come Simone Padoin. Il punto di Mario Frongia

Il tempo delle riflessioni. Anche nel calcio, con il Coronavirus che detta paure, preoccupazioni, ansia. Nelle nostre memorie il 2020 non potrà certo avere la cornice. Anno di anniversari: cento candeline e mezzo secolo dallo scudetto in casa Cagliari, quattrocento anni dell’Università del capoluogo. Intanto, guai a sconforto e sfiducia. Sì a rispetto delle quarantene variamente declinate. Mentre prende corpo l’idea che al netto dei grossi sacrifici, economici, lavorativi e sociali, si possa cogliere questo passaggio complicato e feroce anche come una piccola opportunità. Magari, ripensando a comportamenti e modelli usuali di quotidianità. In casa e fuori. Identico discorso nel mondo pallonaro e sportivo. Fare tesoro del passato per capire il presente e costruire un futuro migliore è l’asticella di chiunque. Ma soprattutto, di quanti governano sistemi e poteri grandi e piccoli. Senza particolare enfasi ci si ritrova così a rileggere le mosse stagionali di mercato. E, alla luce di un Cagliari dodicesimo – 4 punti nelle ultime undici partite, Maran a casa e Zenga al timone – ci viene in mente proprio lui: Simone Padoin, 35 anni. Versatile ed esperto, serio e corretto.

DA APPLAUSI – Una grande storia di successi e professionalità. Salutata – dopo averlo visto a testa alta tenere duro in diversi ruoli a seconda delle esigenze pressoché croniche, dietro e in mezzo – con pochi applausi dal Cagliari. L’ex Juventus e Atalanta avrebbe fatto molto comodo ieri a Maran, oggi e domani a Zenga. Padoin avrebbe accettato anche una riduzione dell’ingaggio. E gli avrebbe fatto piacere – con una richiesta sommessa, com’è nel suo stile – un primo step anche da tecnico delle giovanili. Mica male per i pallonari del presente e del futuro avere indicazioni e insegnamenti da uno che ha giocato con Pogba e Tevez, Buffon e Anelka, Vucinic, Evra e Chiellini. Ed è stato allenato da Del Neri, Conte e Allegri. Ma pare gli abbiano fatto capire di lasciar perdere. È andato all’Ascoli, contratto rimediato last minute proprio perché lasciato senza chiare e tempestive spiegazioni dal club rossoblù. Con il rammarico di aver saputo del mancato rinnovo da un compagno. Sì, nel calcio del marketing e delle decisioni, spesso nascoste alla tifoseria e prese sulla pelle di chi ha dignità e coscienza, va anche così. E pazienza se hai vinto scudetti, coppe Italia, Supercoppe e campionati. Il Talismano, appunto. Simone, da mangiarsi le mani per averlo perso.

SCENARIO – Con Ceppitelli ancora out dopo quattro mesi di stop, Faragò di nuovo infortunato, Walukiewicz sbattuto nella A da un giorno all’altro, Klavan e Pisacane che non tirano il fiato da ottobre, Cacciatore che purtroppo sta più in infermeria che in campo, Mattiello idem o quasi, con le titubanze di Pellegrini e Lykogiannis, l’assenza di Padoin – o di una pedina simile – si fa sentire. A maggior ragione dopo un mercato deficitario: è partito un terzino, Pinna (lo scorso agosto definito dai vertici societari il futuro del Cagliari) e non è arrivato nessun difensore. Ci sarà da riflettere. I tifosi già lo fanno. E questo basta e avanza.

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