Borriello al veleno: «Ecco perchè ho lasciato il Cagliari»

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Marco Borriello racconta i motivi del divorzio con il Cagliari: «Avevo un bonus di 50 mila euro per ogni gol, ad aprile Giulini non voleva più che io segnassi»

Marco Borriello riavvolge il nastro. Chiusa in malo modo l’avventura alla SPAL, l’attaccante classe ’82 torna all’esperienza di Cagliari: i dubbi iniziali, la fiducia ripagata a suon di gol e le tensioni interne che hanno poi portato alla separazione. Borriello, intervistato da La Gazzetta dello Sport, parla senza peli sulla lingua: «A Cagliari sono stato benissimo, ho grande rispetto per il popolo sardo. Arrivai con Capozucca, che con Braida è il mio secondo padre calcistico. Il contratto prevedeva un fisso più 50 mila euro netti per ogni gol, pensai: “Il presidente è un folle oppure non crede in me”. Segnai tantissimo, ad aprile ero a quota 16: mancavano 5 giornate e la gente sperava che battessi il mio record personale di 19 gol. Il turno seguente giochiamo contro il Pescara e c’è un rigore per noi: i tifosi invocano il mio nome ma Rastelli a sorpresa indica Joao Pedro, quanti fischi dagli spalti».

LA ROTTURA – Dietro la scelta dell’allora tecnico rossoblù, secondo le parole di Borriello, c’era Giulini: «Capozucca qualche giorno dopo mi fece vedere un messaggio del presidente: “Borriello deve uscire alla fine del primo tempo”». Da lì in poi le cose precipitarono: «Capii la scelta del rigore, Giulini non voleva più che io segnassi. A Sassuolo la situazione si complicò, Joao Pedro si permise di dirmi “stai zitto e corri” durante la partita, e nello spogliatoio ci fu una rissa tra noi due. All’inizio della stagione seguente il presidente voleva cambiare il contratto alzando la parte fissa e togliendo il premio legato ai gol, io non accettai e lui se la prese. Dieci giorni prima dell’inizio del campionato chiesi la cessione, arrivarono le offerte di Bologna, Brescia, Genoa, SPAL, Benevento, Olimpiakos. Stavo chiudendo con il Bologna, poi la trattativa saltò e scelsi la SPAL».

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