Beretta sulle seconde squadre: «Valore aggiunto per il sistema»

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Le “seconde squadre” sono un elemento cardine per tutto il movimento calcistico spagnolo, perché così i giovani hanno la possibilità di conoscere ambienti caldi e di misurarsi in partite importanti, di imparare dai compagni e avversari più esperti. Per Mario Beretta potrebbero aiutare il calcio italiano a rilanciarsi.

 

Nell’intervista rilasciata a Tuttosport, infatti, il responsabile del settore giovanile del Cagliari, ha dichiarato: «Non lo sono solo io: anche i responsabili dei topo club lo sono. Tra l’altro non sarebbe che la reintroduzione, con i necessari aggiustamenti, di una cosa che c’era già: il campionato “De Martino” istituito a metà degli Anni 50. Sarebbe una crescita non solo per i club, ma per tutto il sistema-calcio italiano. Con i sistemi attuali non hai il controllo globale della situazione e delle dinamiche che possono condizionare i tuoi giocatori. Poi spesso non ci sono lo stesso metodo di lavoro e un identico sistema di gioco. Senza dimenticare, infine, che dal punto i vista economico i costi sarebbero inferiori e gli investimenti avrebbero un ritorno maggiore». 

 

Un modello da copiare? Beretta propone di prendere le cose migliori da tanti modelli: «In Olanda e Spagna, per esempio, si lavora molto bene. Anche in Francia, ma lì hanno il vantaggio offerto dall’area di reclutamento più ampia rappresentata dalle ex colonie. Il prossimo aggiornamento sarà in Germania: visti i risultati, direi che loro sono un modello da analizzare a fondo». 

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