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Editoriale

Balotelli e la Nazionale, un feticcio di tormenti e illusioni

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Dopo il clamoroso flop azzurro da due giorni non si parla d’altro, ovvero del possibile ritorno di Mario Balotelli in Nazionale

La delusione per i passi falsi della Nazionale è talmente forte da aver fatto ritornare in auge addirittura Mario Balotelli. Un giocatore del quale, diciamocela tutta, ormai avevamo perso le tracce da qualche stagione.

Le esperienze dimenticabili con Brescia e Monza parevano inevitabilmente la pietra tombale su una carriera ben al di sotto delle aspettative. Ma nelle sue infinite montagne russe, il talento sbocciato nell’Inter ha trovato nuova linfa nel trasferimento in Turchia. Le cinque reti realizzate sin qui con la maglia dell’Adana Demirspor guidato da Vincenzo Montella il pretesto per rispolverare uno tra i feticci preferiti del popolo italiano.

Un oggetto di culto cui affidarsi nel momento del bisogno, riabilitato nel pensiero collettivo da un attacco azzurro forse mai così povero nella storia. E a proposito di storia, quella di Balotelli in Azzurro è stata ricca di capitoli.

Dalle vette di Euro 2012, con quella doppietta in semifinale che stordì la Germania a restare nel cuore di tutti, alle macerie di Brasile 2014, nel quale fu di fatto l’imputato principale dopo l’eliminazione precoce. Anche a causa di un rapporto con i senatori dello spogliatoio mai realmente decollato. E in tal senso le recenti dichiarazioni del fratello Enock suffragano la tesi.

Quattro anni di esilio prima degli ultimi assaggi nel 2018 con il suo mentore Roberto Mancini. Quello stesso Commissario Tecnico che nel 2022, a distanza di altri quattro anni, potrebbe decidere di ridargli una chance. Una telefonata forse c’è già stata, almeno ascoltando le parole di Mario e la sua voglia di ricandidarsi per un ruolo da protagonista. Sul talento nessuno potrà mai discutere, su tutto il resto invece sì. Troppe le volte in cui ci siamo illusi e siamo rimasti poi inevitabilmente delusi. Davvero vogliamo riprovarci?