La reazione c'è stata, ora il Monza è solo un ricordo. Il Cagliari a Roma è tornato umile e consapevole
Editoriale

La reazione c’è stata, ora il Monza è solo un ricordo. Il Cagliari a Roma è tornato umile e consapevole

Il Cagliari esce sconfitto dalla partita dell’Olimpico contro la Roma, ma lo fa a testa alta dopo una prestazione vogliosa da parte di tutti. E bentornato Trepy!

Si attendeva una scossa, una reazione dopo le deludenti sconfitte e ancor più deludenti prestazioni che il Cagliari ha mostrato a Monza, contro la squadra di Juric, e a Cagliari contro il Bologna di Raffaele Palladino.

I titoli potrebbero essere quelli di una squadra che, a causa degli errori, esce con le ossa rotte dallo stadio Olimpico, ma quello che si è visto in campo è tutt’altro. Perché sì, il Cagliari perde 4–2 contro la Roma e nel giro di 3 minuti passa dal pareggio a essere sotto di 2 gol; ma abbiamo visto una squadra che non si arrende mai.

Qualche errore, alcuni soprattutto da matita rossa, ma anche tante note positive che i rossoblù si portano via dalla capitale, perché Fabio Pisacane ha continuato a spingere su concetti chiave come quello dell’umiltà, perché Fabio Pisacane punta tutto sull’identità, nonostante un turnover che vede rivoluzionato l’attacco del Cagliari. Perché Pisacane non va a Roma per fare le barricate o puntare al pareggio!

Il Cagliari che si è visto a Roma è una squadra che, pur con un duo imprevedibile composto da Fadera e Nzola, ha creato, ha costruito ed è andato vicino diverse volte al gol nel primo tempo dopo il vantaggio iniziale siglato dall’attaccante angolano. E nonostante il ribaltone nel giro di 6 minuti firmato Lulli-Pisilli è rimasto in partita, tanto nel primo quanto nel secondo. Il tutto fino all’ingresso di Maldini, che dà, sì, lui, più di tutti, la scossa: mette prima in porta Mendy, poi si costruisce un’occasione, poi trova la rete del pareggio.

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E lì finiscono le note positive di un Cagliari che, a livello tecnico, ha dimostrato di potersela giocare contro una delle 2-3 squadre più forti del campionato di Serie A.

In quel momento il Cagliari ha trovato il pareggio, ma poi, staccando la spina per 3 minuti e su 2 palloni ha finito per perdere. Perché sul 3–2 non si può contare che la palla vada a sfilare sul fondo, non si può lasciare andare al cross Ghilardi e non si può permettere a un giocatore alto meno di 1 metro e 70 come Rodrigo Mora di saltare alle spalle della difesa. Non si può saltare come Adam Obert che a 5 minuti dalla fine perde il suo riferiemnto, non riesce a intercettare, si fa superare dal pallone; e a quel punto è gioco facile quello di Mora che di testa trova la rete del 3–2.

Allo stesso tempo non si possono commettere determinati errori e soprattutto non si possono perdere palloni in uscita nelle transizioni, come quello che Adopo sbaglia e che porta poi all’azione che si concluderà con la rete del 4–2 siglato da Donyell Malen.

Non si può fare tutta una serie di errori, ma si può giocare in modo offensivo pure con la squadra più offensiva del campionato di Serie A. Le squadre di Gasperini, e la Roma non fa eccezione, sono formazioni votate all’attacco, non gestiscono mai e attaccano sempre. E nonostante ciò, fino a 2 minuti dalla fine, il Cagliari era in partita, aveva subito solo 2 reti (concentrate nel giro di 6 minuti) e tutto ciò senza dover fare ricorso a un super Caprile, ma con una buona organizzazione difensiva, pur dovendo subire per ampi tratti della gara.

Per cui sì, la reazione c’è stata, le sconfitte di diversa fattura di Monza, in primis, ma anche contro il Bologna, sono il passato, perché sono arrivate in un altro modo e hanno prodotto effetti diversi.

Sicuramente la sconfitta dell’Olimpico contro la Roma ci lascia in eredità un Cagliari che che non è più quello di Monza, non è una squadra disattenta, questo al netto dei difetti e degli errori che finisce inevitabilmente di pagare, soprattutto con le big.

Nonostante ciò, è un Cagliari quello di Pisacane che è stato rivoluzionato tanto in estate, che aveva bisogno di tempo e ne avrà ancora bisogno per recepire quello che vuole il tecnico, soprattutto lo spirito di Pisacane, l’orgoglio e l’umiltà di un allenatore che sa che alla sua tifoseria non può mai dare un prodotto da sufficienza. Pisacane sa che non può mai proporre un calcio difensivista, ma deve costruire una squadra orgogliosa e vogliosa di confrontarsi con tutto e tutti, perché i tifosi del Cagliari perdonano le sconfitte, anche le imbarcate, ma non perdonano le partite nelle quali non si lotta.

Il Cagliari deve sempre lotare, a Roma l’ha fatto, non sono arrivati i punti, ma è arrivata la prestazione.

Nota a margine il recupero di Trepy che, dopo l’incidente di quest’estate in piscina, ha portato avanti un percorso di recupero lungo, volto a recuperare la capacità polmonare prima, e a tornare in condizione poi. Trepy entra nel finale e va pure vicino alla rete, sarebbe stata una storia, una favola che avrebbe messo ancor di più da parte la sconfitta rimediata contro la Roma. Sarebbe stato forse un qualcosa simile a una fiammella capace di riaccendere le speranze nella sfida della nona giornata, ma sarebbe stato tutto troppo bello.

Bellissimo è però rivedere Trepy in campo, dalla primavera alla prima squadra, dall’incidente alla rinascita, il Cagliari e la sua voglia di salvezza tranquilla passa anche e soprattutto da giocatori con un cuore grande come Yael Trepy.

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