Calvarese: «La direzione indicata dalla UEFA e da Orsato è differente! La tecnica resta la base di tutto»
Hanno Detto

Calvarese: «La direzione indicata dalla UEFA e da Orsato è differente! La tecnica resta la base di tutto»

Gianpaolo Calvarese, ex arbitro, è intervenuto in relazione al nuovo diktat utilizzato dai direttori di gara sotto la guida di Orsato: le parole

Il cambiamento nella gestione arbitrale ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori. A fare il punto sulla nuova linea adottata dai direttori di gara è stato Giampaolo Calvarese, ex arbitro di Serie A, intervenuto sulle colonne de La Gazzetta dello Sport. L’ex fischietto ha analizzato il nuovo metro di giudizio introdotto sotto la supervisione di Daniele Orsato, soffermandosi sulle differenze rispetto al passato e sull’impatto che queste scelte possono avere sulle partite. Calvarese ha offerto la propria lettura tecnica, spiegando gli aspetti più rilevanti del nuovo approccio arbitrale e le possibili conseguenze sullo sviluppo delle gare.

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ARBITRO – «Il primo aspetto riguarda il ruolo centrale dell’arbitro nella gestione della partita. Riportarlo a essere davvero il “man in the middle” significa affidargli nuovamente la responsabilità delle decisioni, soprattutto nei momenti di maggiore pressione. Negli ultimi anni il Var ha talvolta dato la sensazione di aver spostato parte di questo peso fuori dal campo. La direzione indicata dalla Uefa e da Orsato è invece differente: più responsabilità all’arbitro in campo e meno dipendenza dall’intervento esterno. Questo approccio richiede però standard ancora più elevati, perché la capacità di scegliere nei momenti difficili, sotto stress, è ciò che distingue un arbitro di livello e rende fondamentale una preparazione tecnica sempre più accurata».

TECNICA – «La preparazione tecnica rimane il punto di partenza di ogni arbitro. A determinati livelli non si può ragionare attraverso regole rigide o automatismi del tipo: “Ci sono due mani, quindi è sempre fallo”. Il giudizio arbitrale è molto più articolato e nasce dall’insieme di tanti elementi: attenzione ai particolari, studio delle situazioni, capacità di lettura, sensibilità, posizione in campo, tempismo e atteggiamento. Non si tratta di una valutazione fatta con una semplice approssimazione, ma di un processo estremamente preciso, dove ogni dettaglio può fare la differenza. Più cresce il livello delle partite, maggiore diventa il peso di ogni scelta».

ARBITRI “BAMBINI” – «Un altro elemento riguarda soprattutto gli arbitri più giovani, quelli che Orsato definisce “bambini”. Sono direttori di gara che devono ancora completare il proprio percorso, acquisire esperienza e conoscere tutte le dinamiche che caratterizzano la Serie A, fino ad arrivare pronti anche agli appuntamenti più complessi».

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