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Pastore svela: «Cambiano i mezzi, ma il bisogno di raccontare storie resterà sempre»

Pastore ha raccontato l’evoluzione del suo lavoro tra carta stampata e sulla forza delle grandi storie di calcio
Dalla carta stampata alla televisione, fino alle dirette digitali. Giuseppe Pastore, giornalista e volto di Cronache di Spogliatoio, ha vissuto in prima persona l’evoluzione del racconto sportivo negli ultimi anni.
Nell’intervista esclusiva concessa ai microfoni di CalcioNews24, il giornalista ha spiegato come cambia il suo approccio in base al mezzo utilizzato, analizzando anche il futuro dei format digitali e il valore dello storytelling nel calcio moderno.
Pastore e i diversi linguaggi del giornalismo moderno
COMUNICAZIONE – «Sicuramente non assumo personaggi diversi a seconda del mezzo. Sarebbe complicato e non avrebbe senso».
FORMAT – «Oggi partecipo anche a programmi televisivi come VAMOS su DAZN e lì i tempi sono diversi: ci sono interviste più brevi, più persone coinvolte e tempi più stretti».
DIGITALE – «Su Cronache posso sviluppare una tesi sul Milan o sulla Juventus in diversi minuti, mentre in televisione devo essere più sintetico. Sono registri linguistici differenti che bisogna saper padroneggiare».
EVOLUZIONE – «Sicuramente cambieranno ancora le piattaforme. Tra dieci anni magari ci sarà un nuovo social o un nuovo modo di fruire i contenuti».
STORYTELLING – «Quindici anni fa, prima di Federico Buffa, quasi nessuno aveva valorizzato così tanto lo storytelling applicato allo sport, con contaminazioni cinematografiche e musicali. È stata un’idea che ha funzionato e ora, come tutte le cose molto sfruttate, probabilmente lascerà spazio a qualcosa di nuovo».
FUTURO – «Cambieranno gli strumenti, ma il bisogno di raccontare e ascoltare storie resterà».
STORIA – «Probabilmente sceglierei Brasile-Uruguay del 1950. È una storia già raccontata mille volte, ma resta una delle più belle perché contiene tutto quello che serve a una grande storia di calcio».
BRASILE-URUGUAY – «C’è il mistero, ci sono poche immagini, ci sono leggende, c’è la piccola squadra che batte la grande a casa sua. C’è una partita incredibile con il Brasile che passa in vantaggio e l’Uruguay che riesce a rimontare».
RACCONTO – «È quasi un romanzo sudamericano, una battaglia raccontata come le grandi storie delle guerre del passato. Non a caso anche Federico Buffa scelse proprio quella vicenda per iniziare il suo percorso sui Mondiali».
CONCLUSIONE – «Sceglierei quella perché rappresenta perfettamente il motivo per cui il calcio continua ad affascinare: una partita può diventare molto più di una partita».
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