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Serie A, la “Questione Meridionale” nello sport: la sfida tra disuguaglianze e opportunità

Serie A, la questione meridionale e la situazione legata agli scarsi numeri di giocatori del sud Italia nella massima categoria
La “Questione Meridionale” è un tema che riguarda profondamente il mondo dello sport in Italia. Non solo nel calcio, ma anche in altri settori, il Sud è ancora lontano da una parità di accesso e opportunità rispetto al resto del Paese. Le disuguaglianze economiche, come confermato dalle pagine de il Corriere dello Sport, la scarsità di risorse e l’inadeguatezza delle infrastrutture sono solo alcuni degli ostacoli che devono affrontare le regioni meridionali. Questi problemi continuano a perpetuarsi nonostante gli sforzi per investire nella pratica sportiva e nel recupero delle strutture. In questo contesto Cagliari potrebbe far crescere il proprio stato e diventare l’unico stadio del Sud Italia ad accogliere eventi legati al prossimo Europeo condiviso con la Turchia.
Serie A, le difficoltà economiche e strutturali del Sud
Il Mezzogiorno d’Italia continua a vivere in una condizione di ritardo per quanto riguarda l’attività sportiva, soprattutto rispetto al Centro-Nord del Paese. Le cause sono molteplici: la ridotta accessibilità al credito, l’impiantistica in crisi, e l’incapacità di raccogliere investimenti pubblici e privati sufficienti per lo sviluppo del settore. Questi fattori contribuiscono a rendere lo sport nel Sud meno accessibile e, per molte famiglie, un lusso che non si possono permettere.
Non è un caso che la sedentarietà nelle regioni meridionali raggiunga livelli allarmanti. Se in Italia un terzo della popolazione è sedentaria, nel Sud il dato sale a uno su due, con Puglia e Sicilia che registrano il 46,5% di cittadini che non praticano attività fisica, seguiti da Basilicata e Calabria con percentuali ancora più alte. Allo stesso modo, la percentuale di bambini obesi è significativamente più alta al Sud rispetto alla media nazionale, con regioni come Campania e Calabria che sfiorano il 20%.
Serie A, il Trofeo delle Regioni in Puglia sarà una possibilità di riscatto?
Nonostante le difficoltà, eventi sportivi come il Trofeo delle Regioni, che torna dopo 38 anni in Puglia, rappresentano un’occasione unica di riscatto. La 62ª edizione della competizione giovanile, che si terrà dal 27 marzo al 3 aprile, coinvolgerà Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, ed è destinata a diventare un importante punto di riferimento per i giovani atleti delle regioni meridionali. Con ben 150 partite su 19 campi diversi, il torneo potrebbe essere una spinta per le future generazioni di sportivi, offrendo visibilità e motivazione. Tuttavia, il fatto che l’ultimo titolo vinto da una regione del Sud risalga al 2008, dimostrando quanto poco il Mezzogiorno riesca a emergere in questa importante manifestazione.
La crisi infrastrutturale, con impianti non funzionanti e la scarsa manutenzione di quelli esistenti, è uno degli emblemi del ritardo delle regioni meridionali. Il 15% degli impianti sportivi del Sud non è operativo, contro l’8% del Nord. Questa disparità è aggravata dall’investimento pro-capite inversamente proporzionale: nel Nord Italia si investono 31,60 euro per abitante, mentre nel Sud la cifra scende drasticamente a 19,50 euro.
Le barriere da abbattere sono molte. Il Social Return on Investment (SROI), che misura l’efficacia sociale degli investimenti sportivi, indica che il Sud ottiene risultati significativamente più bassi rispetto al resto d’Italia. In Calabria, ad esempio, l’indice SROI è pari a 2,3, mentre in Puglia raggiunge il 5. L’evidente divario tra il ritorno economico e sociale degli investimenti nel Sud e quello del Nord rappresenta una sfida enorme.
Nonostante tutto, ci sono segnali positivi: l’aumento degli sportivi in Italia, con 38 milioni di cittadini che hanno integrato l’attività motoria nella loro vita quotidiana, è un dato incoraggiante. Tuttavia, il Sud continua a rappresentare la zona più arretrata per quanto riguarda la diffusione della pratica sportiva.
Un altro aspetto che necessita attenzione è l’accesso alle strutture sportive, che è ancora limitato nel Meridione, ma anche l’utilizzo di fonti rinnovabili per alimentare le strutture sportive. In Calabria, ad esempio, solo l’8% degli impianti sportivi è alimentato da energie “green”, mentre la media nazionale è superiore.
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