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Orsi: «Scelta vincente puntare su Pisacane! Il Cagliari è camaleontico e sui giovani…» – ESCLUSIVA

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Fernando Orsi, ex portiere della Lazio, ha parlato in esclusiva con noi del momento attuale del Cagliari e di tanto altro. Le sue dichiarazioni

Dopo il filotto di tre vittorie consecutive maturate con Juventus, Fiorentina ed Hellas Verona, il Cagliari si prepara alla trasferta dell’Olimpico contro la Roma, nel posticipo serale di lunedì 9 febbraio e valido per la 24a giornata di Serie A.

In vista della partita, abbiamo intercettato telefonicamente l’ex portiere e grande campione Fernando Orsi, trattando varie tematiche attinenti il mondo rossoblù, ma anche un’interessante disamina sul campionato italiano. Di seguito la sua intervista in esclusiva:

Il Cagliari è reduce da tre vittorie consecutive ottenute con Juve, Fiorentina ed Hellas Verona, conferma un ottimo stato di forma e anche sprazzi di buon gioco. Come valuta la formazione rossoblù e l’operato di Fabio Pisacane?

«Il Cagliari ha cominciato la stagione pensando di poter fare un campionato improntato ad una salvezza tranquilla, rischiando anche con un allenatore giovane. Però si tratta di un rischio calcolato perché Pisacane lo avevano visto lavorare in Primavera, facendo benissimo e vincendo la Coppa Italia di categoria. Quindi Giulini ha fatto questa scelta e, fino ad oggi, si è rivelata giusta, perché la squadra ha 28 punti, ha una sua identità e l’allenatore è molto duttile. A seconda delle partite schiera la linea a 3 o 4 in difesa, una punta sola coadiuvata da due trequartisti dietro, oppure tre centrocampisti e due attaccanti esterni. Figurati che ho fatto la telecronaca di Cagliari-Verona, dopo un quarto d’ora di sofferenza i rossoblù sono venuti fuori, disputando una partita in discesa e realizzando quattro gol con autorità e personalità. Inoltre il Cagliari sta avendo il merito di valorizzare un tecnico al primo anno di Serie A e dei giocatori giovani che possono essere anche il futuro di questa squadra».

A proposito di giovani, sono saliti in cattedra profili come Kilicsoy, Rodriguez, Idrissi…

«Sì, ma aggiungerei anche Sebastiano Esposito. Adesso è andato via anche Luperto però la squadra ha sempre una sua identità. Kilicsoy è un giocatore che Pisacane ha fatto giocare nel momento giusto e infatti adesso sta avendo i risultati che tutti si aspettavano. Il turco si è inserito bene, ha grande tecnica e qualità, aiuta la squadra, fa gol; in prospettiva può essere un valore aggiunto per il Cagliari».

A proposito di calciomercato, il Cagliari ha ceduto giocatori del calibro di Luperto e Luvumbo. Quali sono le sue considerazioni sui colpi in entrata e in uscita compiuti dai rossoblù?

«Sono andati via dei giocatori importanti, forse più Luperto che Luvumbo: l’attaccante angolano giocava ogni tanto. È arrivato Albarracin, che può essere una gran bella alternativa, ma anche Raterink. In generale, il Cagliari deve fare questo tipo di mercato, ma c’è da dire che lo zoccolo duro è rimasto, parlo di Mina, Zé Pedro, Zappa. La formazione rossoblù può affrontare le prossime quindici partite con grande tranquillità. Ovviamente non deve mai perdere di vista il fatto che se ottiene due sconfitte, le altre squadre si avvicinano. Quindi, secondo me deve rimanere sempre sul pezzo fino a che non si raggiunge la salvezza, dopodiché ci si può cominciare a divertire».

Adesso analizziamo un po’ la situazione d’alta classifica a partire dall’Inter capolista. Dopo l’addio di Inzaghi è stato chiamato Cristian Chivu, che sta facendo bene puntando anche sui giovani. Cosa ne pensa della formazione nerazzurra?

«Sembra da dieci anni che Chivu allena l’Inter, per come si pone, per com’è entrato in seno a questa squadra reduce dalla scorsa stagione, caratterizzata dalle due grandi delusioni tra finale di Champions League e lotta scudetto. Si presumeva che dovesse ricostruire mentalmente la rosa, invece è entrato in punta di piedi ma soprattutto con idee, con tranquillità e calma, quindi i risultati si vedono. L’Inter ha lasciato per 9/11 la stessa squadra dell’anno scorso. Poi si è fatto male Dumfries, ha preso giocatori come Sucic, Luis Henrique, ma anche calciatori d’esperienza come Akanji, che sta dando una grossa mano. Il tecnico sta facendo un buon lavoro, considerato che si tratta pur sempre di un esordiente almeno nelle grandi squadre».

Passiamo adesso dall’altra parte di Milano, sponda Milan. Allegri ha ricompattato il gruppo dopo il valzer di allenatori della scorsa stagione, dando identità ed equilibrio al gruppo. Cosa pensa del lavoro svolto dal tecnico livornese? I rossoneri possono ambire allo scudetto?

«Il lavoro che sta svolgendo Allegri è straordinario. Lo reputo tra i 4-5 allenatori d’Europa, è di una semplicità e di un pragmatismo incredibile. Non a caso ha vinto sei scudetti, è arrivato due volte in finale di Champions League, ha vinto anche Coppa Italia, la Supercoppa. E’ un allenatore che in questo momento al Milan serviva soprattutto per ricostruire una mentalità, quella che si era persa lo scorso anno. I risultati lo stanno dimostrando: mette i giocatori al proprio posto, e riesce a fare di necessità virtù perché ha avuto anche degli infortuni importanti, vedi Pulisic o Leao. Non so se potrà vincere lo scudetto, però, indubbiamente, se riesce ad arrivare tra le prime quattro in Champions League secondo me ha fatto un gran lavoro».

Capitolo Juventus. Dopo un inizio altalenante, fatto più di ombre che di luci, la Vecchia Signora ha trovato la svolta con Luciano Spalletti, capace di trasmettere armonia a un gruppo fino a qualche mese fa spento, ma soprattutto di rivitalizzare giocatori come McKennie, David e Locatelli su tutti. Quali sono le sue considerazioni e dove può arrivare la squadra bianconera?

«Beh Spalletti lo conosciamo tutti, è un gran bell’allenatore che a questa squadra serviva come il pane per darle un’identità tattica, cosa che forse prima aveva meno con Tudor perché non ha avuto il tempo di costruirla. Dopo le prime 3-4 partite di studio, il tecnico friulano ha rimesso in piedi una formazione che adesso gioca molto bene, e rivalutato giocatori che fino a poco tempo fa sembravano persi. Quando hai detto McKennie, lo statunitense è il McTominay del Napoli praticamente, è un giocatore indispensabile per diversi motivi: in primo luogo può ricoprire tantissimi ruoli; secondo, molto spesso ha risolto problemi anche in zona gol alla Juventus. Poi quella bianconera è una squadra che ha giocatori fondamentali come Yildiz, un Locatelli rigenerato. Sono proprio questi i valori aggiunti degli allenatori, ovvero quando riescono a tirare fuori il meglio da calciatori che sembravano prima anonimi. Locatelli e Thuram sembravano giocatori normali lì in mezzo, adesso invece sono diventati indispensabili, infatti Spalletti non li cambia mai».

Adesso scendiamo a Roma, in casa Lazio, squadra che conosce molto bene. La formazione biancoceleste sta vivendo una situazione davvero complessa dove le tensioni tra Lotito e i tifosi non accennano a placarsi. Qual è la sua disamina?

«Forse la storia della Lazio ha toccato un momento “drammatico”, sportivamente parlando. Quando c’è uno sciopero così grande dei tifosi, c’è un contenzioso con la proprietà che dura da tanto tempo ma adesso è sfociato veramente in una situazione al limite dell’insostenibile, diciamo che qualcuno si renda conto della questione e prenda una decisione, in un senso o nell’altro. Io sono convinto che la protesta dei tifosi continuerà in questo senso, quindi non si smuoveranno. Quale sarà il futuro non lo so, so soltanto che una decisione da chi comanda dev’essere presa, ripeto, in un senso o nell’altro: o qualcuno si fa da parte oppure si fa un mercato a luglio che consenta alla squadra di avere opportunità di lottare con le grandi. La storia della Lazio merita così come i tifosi che la seguono allo stadio».

Un’ultima domanda sulla corsa allo scudetto e all’Europa che conta. Qual è la sua personale classifica?

«Per lo scudetto l’esito di Bologna-Milan parla chiaro, i rossoneri hanno ottenuto tre punti importanti e rimane aperta la corsa dietro l’Inter capolista. In Champions League ci sarà una bagarre incredibile come nessuno se lo aspettava con i rossoneri, Juventus, Roma, Napoli e Como. La formazione di Fabregas è una squadra incosciente e imprevedibile, che gioca senza troppi pensieri; pensieri che può mettere alle avversarie quando l’affrontano. Secondo me Milan e Napoli andranno in Champions League, sarà un testa a testa tra Juventus e Roma, in tal senso peseranno gli scontri diretti».

Si ringrazia Fernando Orsi per la gentilezza e disponibilità in questa intervista con la nostra redazione

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