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Editoriale

Super League, il ritorno: la strada forse stavolta è quella giusta

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Torna prepotentemente in auge la Super League, con la nuova idea riformulata dai presidenti Agnelli, Perez e Laporta

A volte ritornano, è il caso di dire: la Super League si ripropone al centro del villaggio globale del calcio, rinfocolando la polemica (e la spaccatura) con la UEFA. Il progetto sostenuto in primis da Juventus, Real Madrid e Barcellona ha dunque ripreso vigore poggiandosi su nuove basi strutturali.

Perché il naufragio immediato di aprile 2021, al netto del discutibile modello di comunicazione, fu dovuto soprattutto al concetto elitario che milioni di appassionati non potevano accettare. Un’idea di sport all’americana, quanto di più lontano possa esistere dalla meritocrazia che da sempre alimenta la cultura europea.

Ecco perché la nuova rotta, corretta e riveduta, intrapresa dal progetto Super League appare stavolta più accettabile e sempre più vicina al rinnovamento della “rivale” Champions League. La possibilità di attivare un meccanismo di promozioni e retrocessioni è intrigante e di fatto andrebbe a salvaguardare anche l’utilità dei campionati nazionali. D’altronde Agnelli and friends sono stati sempre chiari a riguardo, confermando di non voler abbandonare i rispettivi tornei.

Così il prodotto avrebbe tutto per essere appetibile, non solo dai grandi sponsor internazionali (che già c’erano), ma anche dalla pancia del popolo perché qualunque tifoso potrà sognare di partecipare alla più prestigiosa e ricca competizione per club. Certo, sarà comunque indispensabile una redistribuzione degli introiti che dovrà essere equa e garantire sostentamento anche alla base e non solo all’elite.

Superato un primo scoglio, ne resta però un altro ben più difficile da aggirare. La resistenza della UEFA non si è scalfita sostanzialmente in nulla nel corso di questi mesi e, anzi, lo stesso Ceferin ha rincarato la dose nelle ultime ore mettendo ancora una volta in dubbio la moralità degli avversari: «I club sono liberi di creare un proprio torneo, ma non devono aspettarsi di poter competere con quelli organizzati dalla UEFA. Prima hanno usato una pandemia, ora provano ad usare una guerra». Insomma, la lotta di soldi e potere sarà ancora lunga e senza esclusione di colpi.

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