Hanno Detto
Ruben Nenè: «Il mio cuore calcistico appartiene al Cagliari! Papà? Ha ricevuto il calore dei protagonisti rossoblù dei suoi anni»

Nel segno di papà Nenè, Ruben apre il cassetto dei ricordi e dichiara amore al Cagliari! L’intervista odierna
Il legame tra Nenè e il Cagliari continua a vivere attraverso i ricordi della sua famiglia. Il figlio Ruben Olinto de Carvalho ha raccontato la figura del padre in una lunga intervista concessa a L’Unione Sarda, ripercorrendo momenti personali e sportivi legati all’ex campione rossoblù. Dagli anni vissuti in Sardegna al rapporto speciale costruito con la maglia del Cagliari, Ruben ha descritto il lato umano del padre, soffermandosi anche sul periodo della malattia e sul forte legame rimasto con la città. Un racconto che restituisce l’immagine di un calciatore entrato nella storia del club e ancora oggi ricordato con grande affetto dai tifosi rossoblù. Vi riportiamo le sue dichiarazioni di seguito:
AMORE CAGLIARI – «Il mio cuore calcistico appartiene completamente al Cagliari. Tutto nasce da quel giorno del 1983, quando i rossoblù salutarono la Serie A dopo la sconfitta contro la Juventus al Sant’Elia. Ero ancora un ragazzino e mi portarono all’Hotel Panorama, dove alloggiava la squadra bianconera. Era l’ora di pranzo e i giocatori erano seduti a tavola. Chiesi un autografo a Platini, ma lui decise di non darmelo. Ci rimasi male e ricordo di aver trascorso parecchio tempo con Scirea, che provò a consolarmi. Successivamente, quando Platini si avvicinò, forse rendendosi conto dell’effetto che aveva avuto quel gesto su di me, mi propose di firmarmi un autografo. Questa volta, però, fui io a rifiutare».
TRASFERIMENTO – «È stato un periodo bellissimo, soprattutto finché siamo rimasti a Cagliari. Poi arrivò il momento in cui decise che io, mio fratello e nostra madre Fiorella Bella ci trasferissimo a Torino. Devo ammettere che non eravamo entusiasti di quella scelta, ma alla fine lasciammo la Sardegna. Quando terminò la sua esperienza alla Juventus, papà chiese a tutti noi di tornare a Cagliari. Questa volta però ci opponemmo, perché eravamo ormai cresciuti e affrontare un altro cambiamento così importante non era semplice. Alla fine fu soprattutto mia madre a tornare sull’Isola per lunghi periodi».
MALATTIA – «L’Alzheimer è una malattia terribile. All’inizio nessuno riusciva a rendersene conto fino in fondo, anche perché lui, già nella vita di tutti i giorni, tendeva spesso a dimenticare le cose. Avrà perso chissà quante volte le chiavi di casa. Però quel giorno in cui venne ritrovato lontano da Cagliari, mentre camminava senza una meta precisa e senza riuscire a ricordare nemmeno la propria identità, abbiamo capito davvero quanto fosse seria la situazione e quanto la malattia fosse ormai avanzata».
AIUTO COMPAGNI – «Avrei desiderato essere io il tutore di mio padre, ma alla fine si sono fatti avanti gli amici e i protagonisti del Cagliari dei suoi anni. Gigi Riva, Beppe Tomasini, Mario Brugnera, Ricciotti Greatti, Adriano Reginato, Cece Poli e tanti altri hanno dimostrato grande affetto e vicinanza. A tutti loro va il mio ringraziamento più sincero e sentito».