Ex Rossoblù
Ranieri: «Quando mi chiamarono a Cagliari non ci pensai due volte! Volevo mettermi in gioco»

Claudio Ranieri, ex tecnico del Cagliari, ha rilasciato un’intervista interessante in merito alla propria carriera. Le sue dichiarazioni
Interpellato dai colleghi de Il Messaggero, Claudio Ranieri, ex tecnico del Cagliari, ha rilasciato un’intervista alquanto interessante. Tra i temi affrontati vicende legate alla sua carriera, alla squadra isolana e molto altro. Vi riportiamo alcune dichiarazioni di seguito:
Ultimissime Cagliari LIVE: la moviola del match con la Lazio! I voti dei quotidiani sportivi
SCOPIGNO – «No, in panchina c’era Scopigno. A novembre fu mandato via e gli subentrò Liedholm. Ho avuto grandi maestri, non c’è dubbio. Herrera non ti dava tempo per ragionare, voleva che passassi subito la palla. Adesso il calcio è esattamente questo, devi giocare a memoria. E sto parlando del 1970. Scopigno era la flemma, una persona molto riflessiva, ma se gli giravano i cinque minuti, erano guai. Ringraziando il cielo, nessuno di questi tre allenatori mi ha mai fatto lavate di capo. Ero molto ligio».
ORRU’ – «Sono rimasto legato al presidente del Cagliari, Tonino Orrù. Mi disse: Claudio, fra due anni ci sarà il mondiale, si giocherà anche qui, se riuscissimo a salire in Serie B sarebbe una cosa bella. E noi invece arrivammo in A. Non posso scordarmi che all’inizio del girone d’andata avevamo 8-9 punti. I giornalisti scrivevano che Ranieri era a rischio. Orrù fu un signore: Claudio, stai tranquillo, con te siamo arrivati dalla C in A e, se deve accadere, con te torneremo in C. Ci salvammo con una giornata d’anticipo».
CHIAMATA CAGLIARI – «Mi sono detto: perché non provarci? In Italia tutti capiamo di calcio, ma un conto è giocarlo, un altro vederlo dalla tribuna. Un altro ancora è stare in panchina, avere delle idee, saper parlare alla squadra, ai dirigenti, ai giornalisti. Quando mi chiamarono a Cagliari, c’era chi mi consigliava di rifiutare. Mi dicevano: pensaci Claudio, rischi di bruciarti. Pensarci? Nemmeno per un istante. Volevo mettermi in gioco».
SCELTA – «Parlo di un ruolo dirigenziale. Con la panchina ho chiuso, troppo faticoso. Negli ultimi anni mi sono accorto che la sconfitta mi divorava. Il piacere della vittoria dura poco, cominci a pensare subito alla partita successiva. La sconfitta, invece, ho cominciato a portarmela dentro».
CAGLIARI – «Cagliari ce l’ho dentro. Dico sempre che Roma è la mamma, Cagliari la moglie».
ROMA – «Penso che finirà così, poi mai dire mai. Avevo assicurato che non avrei più allenato dopo Cagliari, e invece è uscita fuori la Roma. E alla Roma non potevo dire di no».