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Ex Rossoblù

Pinna: «Ricordo che fu Pisacane a dire a Maran di farmi giocare. All’esordio il pubblico mi ha applaudito! Ora con il Monastir…»

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Simone Pinna, ex giocatore del Cagliari ora al Monastir, è uno degli ospiti del giorno di una trasmissione radiofonica: le sue parole

Quest’oggi Simone Pinna oggi interviene durante “Il Cagliari in diretta”, trasmissione di Radiolina che parla dei rossoblù. L’ex giocatore del Cagliari è un prodotto del settore giovanile sardo e attualmente ha trovato la propria dimensione al Monastir, in Serie D. In passato ha vestito anche le maglie di Ascoli, Empoli, Olbia e Cos tra Serie B e Serie C. Le sue parole:

GOL DAL CORNER – «L’avevo preparato verso la porta quel corner e mi sono detto di tirare forte sapendo che poi sarebbe finita in porta. Punizione? Contro il Valmontone ho segnato su punizione dopo quello nei playoff. Con il Monastir vogliamo salvarci prima possibile».

CRESCIUTO NEL CAGLIARI – «I sacrifici sono stati tanti negli anni del Cagliari, anche ora ne faccio per raggiungere Monastir. Percorso? E’ stato in picchiata dopo il Cagliari, avevo dimostrato in rossoblù e poi sono stato messo fuori senza una motivazione; non chiesi neanche una spiegazione perché ero giovane. Dopo ogni sei mesi venivo mandato in prestito in squadre ultime in classifica come Empoli e Ascoli. Chi mi è stato vicino non mi ha consigliato bene e stavo per smettere. Sono ripartito dalla Promozione e da lì ho ritrovato la gioia di allenarmi e giocare. Ci ho pensato un giorno se ripartire dalla Promozione, in C avevo una richiesta ma non andava bene. Alla fine sono andato e mi sono divertito».

OLBIA, ALTRE ESPERIENZE E RIPARTENZA DALLA D – «L’ultimo anno in cui mi sono divertito è stato a Olbia, anche lì sono stato messo alla porta, questo anche se ringrazio Tharros e Cos per le esperienze vissute. Con l’esordio a Cagliari nel quale ho dimostrato, poi serve anche la fortuna. Però se ci arrivi vuol dire che le hai le qualità mentali, cosa che mi sta portando ad essere protagonista in Serie D».

CAGLIARI-CHIEVO IN COPPA ITALIA – «E’ stato l’apice della felicità per me, ho giocato bene e il pubblico l’ha riconosciuto applaudendomi. C’è stata molto ansia prima di quella partita! Consigli? Pisacane è stato interpellato da Maran su chi fare giocare e tra me e Mattiello ha fatto il mio nome. Dopo è venuto a dirmi che avrei giocato. Con Deiola ci sentiamo spesso tuttora».

PISACANE – «Sono molto felice di vedere Pisacane alla guida del Cagliari, aveva già fatto molto bene in Primavera e sta facendo un grande lavoro».

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RAMMARICO – «Non so se avrei fatto un altro tipo di carriera, ho vissuto una situazione intermedia perché per meritarmi il Cagliari ho dovuto fare 3 anni tra B e C con l’Olbia. Avevo 21 anni quando ho fatto l’esordio con i rossoblù».

CANZI – «Lui ha fatto in 6 mesi grandi cose con noi nella primavera, poi gli avevano smantellato la squadra tra cessioni, squalifiche e infortuni. Fecero comunque i playoff e poi dopo ci siamo ritrovati all’Olbia. E’ un grande comunicatore oltre che un grande allenatore!».

COLOMBATTO – «Ho perso il suo numero, ma lo seguo sui social».

PERIODO AL CAGLIARI – «Da sardo mi riconoscevano per strada, ma non ho mai dato peso a queste cose».

CAGLIARI GIOVANE E SARDO – «Fa piacere e dà stimolo al settore giovanile, può capitare che vieni integrato nella prima squadra negli allenamenti e poi ricevi un occasione dall’allenatore da giovanissimo».

RACCONTO A MIO FIGLIO – «Tre anni fa avrei parlato di rimpianti, io sono uno che riesamina molto il proprio percorso. A mio figlio racconterò dei sacrifici e delle soddidfazioni. Avrei cambiato qualcosa quando mi è mancata la terra sotto i piedi perché mi avevano messo da parte. Non facevo le giocate che sapevo, cose che avrei dovuto fare in B e A, categorie nelle quali se non fai queste cose poi ti mangiano».

CAGLIARI-BRESCIA – «Il mio esordio in Serie A, sono stati alcuni dei minuti più belli della mia vita anche se poi abbiamo perso».

SERIE C FUORI DALLA SARDGENA? – «Alle giuste condizioni si, non mi voglio adagiare perché vorrei ricominciare a calcare palcoscenici professionistici. La paternità mi ha cambiato, voglio rendere orgolgioso mio figlio. Monastir? Un gruppo di uomini che sta facendo cose straordinare, chi viene da fuori dice che siamo un esempio e una famiglia. Qui arrivano sempre prima in allenamento e se ne vanno sempre un’ora dopo».

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