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Pavoletti: «Cagliari è diventata casa mia! Futuro? Valuto, voglio formarmi sempre nel mondo del calcio»

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Leonardo Pavoletti ha ripercorso in un’intervista tutte le tappe significative con la maglia del Cagliari! Le parole

Leonardo Pavoletti, ufficialmente svincolato a partire da oggi, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Radio Sportiva, ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera con la maglia del Cagliari! L’attaccante ha raccontato momenti indimenticabili, dalle prime partite alle reti decisive che hanno segnato la storia recente del club rossoblù. Pavoletti ha anche parlato del legame con la città e con i tifosi, evidenziando l’importanza dell’esperienza vissuta in Sardegna sia a livello professionale sia personale. L’intervista offre uno spaccato intimo della carriera di uno dei protagonisti più amati del Cagliari, tra successi, emozioni e ricordi indelebili! Vi riportiamo le dichiarazioni di seguito:

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SVINCOLATO«Non è per niente male esserlo in Sardegna e la cosa incredibile e strana per un calciatore è che è la mia prima volta che sono svincolato da quando ho iniziato nei professionisti, mi devo abituare a questa nuova realtà!».

STAGIONE 2025/26«Secondo me è stata una delle salvezze più divertenti perché, a parte la squadra allenata bene, forte etc, però, diversamente da altri anni, quest’anno tutti coloro che iniziavano a fare bene, si facevano male. Sembra un po’ un paradosso, ma è stata la chiave del successo conquistato. E’ uscita ancora di più la forza del gruppo, l’unione. Si sono messi tutti in discussione, sono usciti nuovi protagonisti. E’ stata una staffetta continua tra noi componenti della squadra, è stato il vero valore aggiunto della salvezza».

CAGLIARI«A volte sembra di essere banale, nove anni nello stesso posto, si raccontano già per importanza numerica! A parte Genova (2 anni), nelle altre ho fatto mesi, ma Cagliari per qualità anche è diventata “casa mia”! Stiamo progettando un futuro qua, sono in attesa di capire il mio futuro se sarà sempre nel calcio giocato o in altri ruoli, ma come base sicuramente sarà Cagliari».

GOL BARI «Bari è un po’ il gol più iconico dei miei nove anni, da incorniciare! Rispecchia tutto ciò che mi è successo, ovvero la caduta e rinascita. Ero alla finalissima e all’87’ ero ancora in panchina, il volersi prendere la scena anche quando tutto ti gira contro non è facile! Gli anni si riassumono in quel gol lì e ha un valore speciale per me, per la città e regione! Ovviamente ci sono tanti altri gol bellissimi, è stato il Pavoletti che è piaciuto a Cagliari, quello di non essere un bomber o un attaccante che faceva 100 gol, ma che li faceva nei momenti giusti lottando contro tutti per ritagliarsi uno spazietto, ciò che piace al popolo sardo: il “non darsi vinti”!».

RANIERI«Diciamo che mister Ranieri, tante volte mi viene detto che io ho portato il Cagliari in Serie A, ma in realtà senza lui che ci ha preso stavamo in B in una situazione di bassa classifica con i tifosi non contenti. Situazione tragica: solo lui rimettendo ognuno al suo posto ci riuscì, complice l’esperienza, la maturità e la calma. Il gran merito è suo, poi ci sono stati altri allenatori. Credo che il gran merito di tutto erano sempre più belle con Claudio in panchina, avevano un tocco più speciale, eravamo osservati da tutto il mondo».

PALESTRA«E’ veramente forte e per bene, pulito e intelligente. Ha voglia di migliorarsi e come tutti i giovani deve capire che non si deve accontentare, la sfida è con se stesso per cercare qualcosa in più e ora alzerà l’asticella. Arriveranno momenti belli e brutti e lì conterà la capacità del campione; credo che abbia tutte le doti e le armi per fare bene anche in quel campionato. Oltre all’aspetto economico, ormai la Premier ha un prestigio e fascino che attira tutti».

CARRIERA«Napoli? Mi dispiace, mi sono accorto che era di un livello più alto anche di pressioni, concentrazione, ma chiaramente la squadra giocava talmente bene, era collaudato. Io avevo bisogno di un altro tipo di gioco per esaltarmi. Sono molto contento di essere andato, ho imparato come si vive il calcio ad alti livelli, è stata un’esperienza bellissima e ho conosciuto giocatori di grande umiltà, ancora c’è un affetto speciale. E’ stata una breve storia molto importante a livello umano. Mi dispiace di non aver segnato un gol in quello stadio! E’ un grande rammarico».

NAZIONALE «Non voglio fare quello che si butta giù, credo che sono livelli più alti di Pavoletti! E’ sempre stato un sogno, quando ci sono andato l’ho fatto per giocarmi le mie carte, non mi sono risparmiato. Non potevo pretendere di più, potevo fare due o tre presenze in più, sarebbe stato il giusto bottino. Se ci ricordiamo gli attaccanti che ha avuto la Nazionale, ma anche ora li ha. Solo che c’è una tale pressione, devi essere un campione tecnico e umano perché ormai giocare lì è schiacciante la pressione. Poteva esserci benissimo al Mondiale, non so se sarebbe arrivata in alto».

IGOR PROTTI«Per noi è stato come Maradona al Napoli, Gigi Riva al Cagliari! E’ stato l’uomo che ci ha fatto sognare, soprattutto l’ho vissuto da ragazzo: mi ha spronato a sognare in grande. Nel pieno della sua carriera torna al Livorno in Serie C per una promessa mantenuta che in parte mi ci rivedo dopo la retrocessione del Cagliari in Serie B. Per noi ragazzi Igor è il Livorno Calcio, ho avuto la fortuna di incrociarlo e sentirlo al telefono. Ho avuto due/tre idoli tra cui lui e Van Basten. A Protti gli devo la carriera e la città gli ha dato il giusto tributo».

FUTURO«Mi sembrava fosse più facile smettere, ma non lo è. Ho un ginocchio che ormai è lì lì per mollarmi e devo fare valutazioni oggettive e capire se il gioco vale la candela. Sarei a mezzo servizio, non potrei rendere come mi piacerebbe. Ora sto un pochino meglio, ma c’è un leggero zoppicchio e a volte ho il ginocchio gonfio. Attendo risposte e mi tengo aperte altre porte per il futuro! Mi piacerebbe formarmi sempre nel mondo del calcio e vediamo se arriveranno discorsi più seri».

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