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Milani: «Se ci fossero più Gigi Riva dispersi nel mondo, sarebbe un mondo migliore»

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Il regista del docufilm sulla vita di Gigi Riva è stato intervistato quest’oggi sulle colonne della rosea

Riccardo Milani è il regista del docufilm “Nel nostro cielo un rombo di tuono”, racconto della vita di Luigi “Gigi” Riva. Quest’oggi la Gazzetta dello Sport l’ha intervistato, a 3 giorni dall’uscita che combacia con il compleanno di Riva stesso. Il regista racconta il percorso di vent’anni che l’ha portato a poter raccontare il calciatore dopo un lungo corteggiamento andato a segno.

L’IMPRESA DI MILANI – «Ho incontrato Gigi la prima volta 20 anni fa per chiedergli la sua disponibilità a fare questo film, con il contratto dei produttori già pronto. Lui ha fatto come con Juventus, Inter e Milan, si è girato e rigirato questo contratto per anni e ogni volta c’era un motivo per non firmare».

INTENZIONE – «Abbiamo continuato a sentirci. Alla fine, credo abbia capitolanostra intenzione di fare un racconto affettuoso e onesto, senza violare la sua intimità».

SUL SET – «Per niente. Una volta deciso, è stato generoso e ospitale. Come tutti i veri sardi per lui conta la parola data. Perché lui è sempre stato un vero sardo, anche quando pensava alla Sardegna come a un’isola misteriosa e ostile».

IL QUADERNO – «Sono io, è il mio quaderno delle elementari. Un mio tema su Gigi Riva. Sono
tifoso interista, ma Gigi Riva è sempre stato il mio eroe, prima di diventare la mia ossessione».

MOMENTO PIU’ ESALTANTE – «Lo stesso momento. Il primo ciak con Gigi davanti a me e io che devo dire “motore”. Un sogno realizzato cui faccio fatica ancora adesso a credere».

LEZIONE VIVENTE – «Tutto quello che lui ha sottratto alla sua figura pubblica non lo ha sottratto in campo. Mai tirato indietro le gambe. Rigoroso con se stesso e generoso con la sua gente. Per me lui è tuttora una lezione vivente di etica e di coraggio. Un portatore di valori fondamentali anche oggi. Soprattutto oggi. Basta guardarsi intorno».

SEMPRE ATTUALE – «Lo sostengo nel film come nella vita. Se ci fossero più Gigi Riva dispersi nel mondo, sarebbe un mondo migliore».

EROE MITOLOGICO – «Già dalle fattezze, i lineamenti marcati, la mascella imponente delle divinità greche».

RIVA – «Alla domanda “Chi è Gigi Riva?”, dice di sé: “Sono un calciatore, spero bravo e abbastanza fortunato».

SARDEGNA – «Da quello scudetto di quel Cagliari, 1970, la storia dell’isola è cambiata. Non era più la terra inospitale e minacciosa dove essere sbattuto per punizione. Fu così anche per Riva. Era spaventato all’idea di andarci. Poi ha conosciutole persone, i compagni, l’umiltà
di quella terra».

DEPRESSIONE – «Lui vuole bene alla gente, sa di essere amato. In qualch emodo credo che lui senta il dovere di proteggere la sua immagine presso chi gli vuole bene. L’immagine di un eroe che non deve essere scalfita da nulla, meno che mai dalla decadenza».

MALINCONIA – «Un custode meraviglioso. La malinconia l’ha accompagnato tutta la vita. Quanto ha sofferto da bambino. La morte del padre, poi della mamma e della sorellina. Il calcio l’ha aiutato a vivere e quando ti viene a mancare diventa tutto più difficile».

BAGGIO E BARELLA – «Se devo pensare a qualcuno nel mondo del calcio che si avvicina all’umanità di Riva dico Baggio. Tra i più giovani cito Barella. A tre anni e mezzo va nella scuola calcio di Gigi Riva e ne esce a otto. C’è sempre la Sardegna di mezzo. Barella rappresenta la continuità, il lascito».

I COMPAGNI – «Mi ha fatto impressione vedere i giganti di quel Cagliari vivere oggi in case piuttosto modeste. C’era, lo stesso Domenghini, vice campioni del mondo, Nenè finito in povertà. Era un altro mondo».

MANLIO SCOPIGNO – «Un grande uomo. Per Gigi era il padre che gli era mancato. Sentiva che gli voleva bene».

FABRIZIO DE ANDRE’ – «Due caratteri cosi simili, schivi, lontani da ogni vanità comunicativa. Ho chiesto a Cristiano e a Mauro, figli di De Andrè e di Riva, di fare la loro parte. Loro si videro a Genova ma il mio desiderio cinematografico è stato di farli incontrare nella terra che era diventata la loro».

INFORTUNIO – «Anche lì Gigi manifesta una grande misura nel non volere infierire sull’autore del fallo. Fu l’incidente che ha più pesato sulla carriera di Riva. Avrebbero vinto il secondo scudetto. Qualche giorno prima avevano sbancato San Siro contro l’Inter».

UN SORRISO – «Lui guarda l’orizzonte del mare per guardare il suo passato, la madre, tutto il dolore che si porta dietro anche ora».

ALTRI PROGETTI SIMILI – «Sono così soddisfatto di questo che ho finito con Riva… Era tutta una vita che lo volevo fare. Mi piacerebbe che uscisse dal film la forza di questo legame tra gli uomini, il sentimento che li univa».

IL SALUTO A GIGI – «Con l’applauso che la troupe di solito tributa al protagonista all’ultimo ciak. Gigi non ho smesso di frequentarlo da allora. Sentirlo dire: “Vieni quando vuoi, questa è casa tua”, un grande privilegio».

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