2013

Il “Pagellone” del campionato: da 0 a 10 la stagione rossoblù

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La stagione 2012/13, che si è conclusa domenica, è stata forse la più faticosa degli ultimi anni, alla pari con quella del 2007/08, quella della miracolosa salvezza di Davide Ballardini. Anche quest’anno si può parlare di miracolo sportivo, sia per com’era iniziata la stagione, sia per l’evolversi della situazione extracalcistica. 38, anzi 37 partite di cui parlare. I gol, le sorprese e le delusioni, tutto questo nel nostro “Pagellone”da 0 a 10 la stagione 2012/13 del Cagliari.

0 alla vicenda stadio. Il voto più basso non poteva che essere suo. Ben tre quelli utilizzati in questa stagione, troppi. Dopo l’inferno dello scorso anno e l’esilio di Trieste pensavamo fosse finita qui e invece… Partite a porte chiuse a Is Arenas e trasferte a Parma e Trieste considerate come partite casalinghe. Nonostante i mille problemi è arrivata una salvezza anche troppo tranquilla, ma l’inferno non finisce qui: ora il Cagliari ha poco più di un mese per sciogliere il nodo stadio e, se non vuole disputare un’intero campionato fuori dalla Sardegna, è meglio che si sbrighi. Domani l’appuntamento decisivo.

1 come la partita in meno giocata dal Cagliari. Come detto nella premessa, le partite giocate quest’anno dal Cagliari sono 37 e non 38. Non entriamo in merito su chi sia il responsabile (prefetto, Cellino, Roma, Lega, Tar), ma convalida maggiormente il voto 0 dato alla questione stadio.

2 alla gestione Ficcadenti. Due sono anche i punti totalizzati dall’ex allenatore del Cesena, con due miseri pareggi contro Atalanta Palermo, entrambi raggiunti in extremis e con gol di pura casualità. Lo si era visto già dallo scorso anno, ma l’inizio del campionato è stata l’apoteosi del suo “non gioco”. Azioni affidate al caso, per lo più lanci lunghi dei difensori, giocatori fuori ruolo (Pisano terzino sinistro e Larrivey ala, solo per citare qualche esempio). Solo dopo un’incredibile sconfitta contro il Pescara, che se guardiamo oggi, viene spontaneo chiedere “Come ha fatto?”, la dirigenza ha capito che era il caso di mandarlo via.

3 all’arresto del presidente Cellino. Anche qui non entriamo in merito alla vicenda, rischiando di oscurare i fatti reali dall’accecamento da tifoso, ma sembra a tutti assurdo che solo dopo tre mesi sia stato liberato perché le prove non potevano essere utilizzate. E appare ancora più assurdo che si sia verificato tutto dopo essere riusciti a far giocare all’ultimo minuto la partita con il Milan ad Is Arenas.

4 all’infortunio di Pisano. Finalmente una stagione giocata senza problemi fisici, con grandi prestazioni, e dov’era arrivato persino il suo primo gol in carriera, contro la Roma, sembra tutto perfetto e invece… Invece no, a Catania ennesimo infortunio della sua carriera, stagione finita con una frattura del perone e del malleolo della gamba sinistra, costringendo così gli allenatori Pulga Lopez a schierare il suo sostituto naturale: Gabriele Perico. Inutile dire che le prestazioni dell’ex terzino dell’Albinoleffe non siano state all’altezza.

5 agli attaccanti brasiliani Thiago Ribeiro e Nenè. Nonostante il secondo abbia realizzato un gol in più rispetto al connazionale, il suo voto meriterebbe di essere, se possibile, ancora più basso. 3 gol realizzati nell’arco di quattro partite, hanno fatto ben sperare i tifosi, convinti di rivedere il Nenè del primo anno, quello del bolide alla Juventus per intenderci. Ma, nonostante le capacità tecniche non siano da mettere in dubbio (come dimostra la punizione al Siena), il numero 18 è apparso più volte svogliato, poco incisivo ed eccessivamente falloso, dimostrando sul campo di non meritare il rinnovo. Per Ribeiro, invece, solo due gol, pochi per colui che è arrivato con la fama di capocannoniere della Libertadores. Le difese italiane non sono come quelle sudamericane, è vero, ma il suo marchio di fabbrica, accentramento da sinistra con un debole tiro di destro, ha fatto innervosire non poco i tifosi. Merita comunque una nota di merito in più rispetto al connazionale, visto il notevole supporto difensivo, arretrando talvolta sulla linea dei difensori, ma comunque non abbastanza per ottenere la sufficienza piena, da rimandare.

6 alla difesa rossoblù. Oltre alla conferma di Astori (nonostante qualche autogol ed espulsione di troppo), il reparto arretrato è stato una piacevole sorpresa. La scoperta dei due giovani Murru (1994) e Del Fabro (1995) e quella di Danilo Avelar, che non ha fatto rimpiangere Agostini (per lo meno sul campo) si sono dimostrate scelte azzeccate per il presente e per il futuro. Inoltre l’acquisto mirato di Rossettini, che dal 2013 ha sfornato prestazioni straordinarie, guadagnandosi la conferma e la stima dei tifosi, ha fatto dimenticare completamente Michele Canini, partito alla volta di Genova. Se partisse anche il vice-capitano, il Cagliari sa già su chi puntare.

7 al mercato di gennaio. In entrata solo Cabrera, mentre in uscita ci sono state le rescissioni di Larrivey e Ragatzu. L’uruguaiano del Nacional Montevideo promette bene, ma il vero colpo è stato non cedere i pezzi illustri. Dopo le dichiarazioni di gennaio del d.g. Marroccu, il Cagliari sembrava aver aperto in anticipo la stagione dei saldi, indirizzata a svendere i suoi gioielli: Nainggolan, Ibarbo, Pinilla, Sau, Astori giusto per fare qualche nome. Niente di tutto questo, il Cagliari ha tenuto tutti e, alla lunga, si è rivelato fondamentale per la salvezza ottenuta.

8 alla gestione Pulga Lopez. L’inesperto ex capitano del Cagliari affiancato da Ivo Pulga: è stato il mix necessario e vincente per salvare questo Cagliari45 punti sui 47 totali conquistati, un girone di ritorno super, coronato con sgarbi illustri: vittoria sull’Inter, pareggio con il Milan e festa scudetto quasi rovinata alla Juve con un pareggio nel loro stadio. A loro va il merito dell’esplosione di Sau e la crescita di Ibarbo, una coppia che, se ben assortita, l’anno prossimo farà vedere i sorci verdi a mezza Serie A.

9 alle convocazioni in Nazionale di Astori, Agazzi e Sau. La tripla chiamata di Prandelli è il coronamento di una stagione incredibile e inaspettata, soprattutto per Pattolino. Tornato in punta di piedi (ma neanche tanto), si è reso protagonista della squadra, realizzando ben 12 gol al suo primo anno di Serie A. Un campione fatto in casa, che giustamente è stato preso in considerazione per la Nazionale. In bocca al lupo Marco!

10 alla squadra e alla miracolosa salvezza ottenuta. Il livello tecnico della rosa non lo mette in dubbio nessuno, ma voglio vedere una qualunque altra squadra giocare a porte chiuse prima e dall’altra dell’Italia poi, e salvarsi con così largo anticipo. Un gruppo dove tutti sono come fratelli, anche chi gioca meno, unici per l’attaccamento alla maglia dimostrato e per la grinta e la voglia messa sul campo. Da ammirare. Grazie.

Un voto fuori classifica va anche ai tifosi, che hanno sofferto questa travagliata stagione, ma che non hanno mai smesso di amare i propri colori. Se il Cagliari è ancora in Serie A il merito è anche loro.

 

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