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Dori Ghezzi su Riva: «Lui e De André persone di spessore, fieri ed orgogliosi delle loro fragilità»

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Le belle parole di Dori Ghezzi sul rapporto fra la leggenda del Cagliari, Gigi Riva, e il noto cantautore Fabrizio De André

Un uomo di sport, di calcio, ma non solo. Gigi Riva era tante cose. Moralità, altruismo, umiltà, agonismo e molto altro ancora. La leggenda del Cagliari è ricordata in queste ore dopo la sua improvvisa scomparsa nella giornata di lunedì. E non poteva farne a meno nemmeno Dori Ghezzi. La storica compagna di Fabrizio De André ricorda Rombo di Tuono e il suo rapporto con il noto cantautore italiano. Ecco, di seguito, uno stralcio delle sue dichiarazioni rilasciate a Tuttosport.

RICORDI – «Un tributo a Fabrizio, il 10 luglio del 2005, all’anfiteatro romano di Cagliari. Sono seduta in prima fila e comincia la meravigliosa voce di Andrea Parodi, ad intonare Hotel Supramonte. Sento una vibrazione al mio fianco, mi giro e vedo Gigi. Non aveva preannunciato la sua presenza, come non l’aveva fatto quella sera del 1969 quando si presentò a casa De André o come quando venimmo poi a sapere che si era presentato a Genova in Via del Campo chiedendo di poter vedere la chitarra conservata di Fabrizio. Quella sera di luglio a Cagliari, i miei occhi e quelli di Riva s’incrociarono sulle note di una canzone, che come sapete per me e mio marito significava tantissimo, tutto. Siamo rimasti qualche secondo a guardarci, senza bisogno di dirci nulla, gli occhi lucidi, un sorriso, i palpiti. Sensazioni persino difficili da spiegare, solo da vivere. E fu una grande fortuna, per me, aver potute viverle in un momento così intenso, nel ricordo di Fabrizio».

TELEFONATE – «Sì ci siamo sentiti con qualche telefonata. Gli dissi che volevo andare a vedere con lui proprio “Amici fragili”, lo spettacolo di Federico Buffa, non appena avrebbe fatto tappa a Cagliari. Mi fece però capire che ormai non usciva più volentieri di casa, anzi la sua ultima frase che ricordo fu “non riesco nemmeno ad andare sul terrazzo, ma appena sto un po’ meglio te lo faccio sapere sicuramente”. Avevo molto rispetto della sua condizione, speravo che qualcosa di bello potesse ancora accadere e che riuscissimo a ritrovarci di nuovo fianco a fianco in una prima fila a goderci uno spettacolo come nel 2005. Quando lunedì ho saputo la tristissima notizia, ho ripensato a quell’appuntamento che rimarrà in sospeso».

INTENSO – «So che Buffa l’ha definito un “non rapporto”, ma molto, molto intenso. A volte è bello che sia anche così. Poche parole sono meglio di tante».

DE ANDRE’ – «Quando iniziai la mia relazione con Fabrizio, Gigi Riva stava smettendo di giocare. Io però sapevo benissimo chi fosse stato. Un calciatore fortissimo e anche un bellissimo uomo, con quel viso e quel fisico da statua greca. Rimasi sorpresa quando venni a sapere che Riva aveva in casa la foto di De André, nemmeno fosse Marilyn Monroe… Ma anche per Fabrizio, Gigi era un idolo. Prima c’era Gigi Meroni, che aveva giocato nel Genoa, la squadra per la quale tifava, e poi nel Torino, altro club per il quale simpatizzava perché la sua famiglia era piemontese. Ma subito dopo venne Riva. Lo aveva stimato tantissimo come giocatore, lo apprezzò altrettanto e anche di più come uomo. E quindi sì, non appena in televisione passavano le immagini del Cagliari dello Scudetto o un’intervista di Gigi, Fabrizio fermava il dito sul telecomando e fissava lo schermo intensamente, in assoluto silenzio».

EMOZIONI – «Era il senso del rispetto, che avevano verso il pubblico, la gente. Il non voler diventare icone inflazionate. In questo erano molto simili. Trasmettevano emozioni: uno con i gol, l’altro con le parole e la musica, ma senza bisogno di doversi mettere in mostra più di quanto il loro talento già non facesse vedere»

FUNERALE – «Non sapevo nemmeno la data, me la sta dicendo lei adesso. Da lunedì non riesco ad accendere la televisione, so che mi farebbe troppo male vedere certe immagini, sarebbe un dolore ancora più forte di quello che già sto provando. Forse riuscirò ad organizzarmi in tempo e salire su un aereo, forse no. Non so. Potrei anche decidere all’ultimo momento, presentandomi come fece Gigi quel giorno arrivando a casa di Fabrizio senza preavviso. Gigi è venuto anche qualche volta a L’Agnata (il fu casale di pastori e poi dagli anni Settanta dimora di De André e Dori, ora un hotel a Tempio Pausania, ndr), sempre con delicatezza, quasi con la paura di disturbare e invece quando arrivava era per la nostra famiglia una festa. Era il volto amico, era un po’ come avere Fabrizio per un attimo di nuovo con noi. Sembrerà strano, ma pur vivendo tutti in Sardegna quando ancora c’era mio marito non ci vedevamo poi magari invece ci trovavamo nei posti più strani. Gigi e Fabrizio sono stati due persone di spessore, dagli spiccati valori morali, fieri ed orgogliosi delle loro fragilità».

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