Copparoni: «Zenga-Canzi bel duo. Su Olsen e Cragno…»- ESCLUSIVA

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Intervista a Renato Copparoni, ex portiere del Cagliari che visse da vicino lo scudetto del ’70. Il suo passato tra i pali ed il presente del Cagliari e del calcio italiano

A nemmeno diciassette anni scopriva il mondo dei grandi dividendo lo spogliatoio col Cagliari di Riva. Poi le esperienza a Torino – dove si tolse la soddisfazione di parare un rigore a Maradona – ed Hellas Verona. Oggi Renato Copparoni, ospite della nostra diretta Facebook Casa CagliariNews24, ci ha parlato del passato e del presente.

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Copparoni ha visto da una posizione privilegiata il Cagliari dello scudetto.
«Sono arrivato a Cagliari dalla Monreale, la squadra del mio paese, proprio nel ’69. All’inizio della stagione che poi si è conclusa con lo scudetto. Tra l’altro sono stato fortunato, perchè nelle prime due partite della stagione sono andato in panchina: Reginato era infortunato e Tampucci, il terzo portiere, non aveva ancora firmato il contratto. Così, da quarto portiere, all’età di sedici anni e mezzo ho avuto l’onore di vestire la maglia del Cagliari. La mia storia coi rossoblu è iniziata proprio lì, nel 1969. Poi è andata come è andata, una grande cavalcata che ha portato un grande scudetto. C’erano grandi giocatori e grandi uomini, sono onorato di averli conosciuti e di aver giocato con loro per diversi anni».

Poi la partenza per Torino.
«Nel 1978 il Cagliari navigava in brutte acque economiche e il Torino mi voleva da due anni. Riva mi convinse ad accettare l’ingaggio: offrivano tanti soldi all’epoca. Erano una manna anche per la società: a malincuore accettai il trasferimento, anche per dare una mano alla società».

Proprio a Torino hai parato un rigore a Maradona: il primo portiere italiano a riuscirci.
«Sono contento di aver fatto quella scelta, stare lontano da casa ti fa maturare come uomo oltre che come professionista. Ho bei ricordi. E’ chiaro che entrando in un nuovo ambiente, già consolidato, non è semplice inserirsi e trovare spazio. Devi lavorare e dimostrare sempre di essere all’altezza quando chiamato in causa. Mi sono sempre fatto trovare pronto, i tifosi del Toro mi vogliono bene: ancora oggi mi contattano».

Capitolo Olsen-Cragno: da ex portiere, meglio la concorrenza o gerarchia netta?
«Una gerarchia ci deve essere, ma solo quando i valori dei portieri sono nettamente squilibrati. Quando ci sono due portieri di alto livello non si può fare una gerarchia: si deve fare una scelta, ma chi resta fuori vorrebbe andare via per giocare. Quando hai in squadra due grandi portieri devi fare delle scelte, ma a fine anno devi anche risponderne e trovare un titolare definitivo: magari prendere un secondo portiere affidabile e di esperienza che accetti di buon grado di fare il secondo. Chi gioca deve sentirsi sempre tranquillo, senza il timore di essere messo subito in discussione dopo gli errori. Proprio quell’apprensione può portarti a non essere sempre all’altezza della situazione».

Oggi a Cagliari c’è Zenga in panchina: essere un portiere in passato può essere penalizzante per un allenatore?
«Non credo, anzi: un portiere vede lo svolgimento delle azioni di gioco e dei movimenti dei reparti e potrebbe essere una cosa in più. Solitamente l’ex portiere predilige fare il preparatore dei portieri, come ho fatto io e tanti altri. Ma non dimentichiamoci che un grande ex portiere come Zoff ha fatto anche l’allenatore, che ha guidato Lazio, Juventus e Nazionale. Quando uno è uomo di calcio conosce la materia. Poi, oggi, ci sono tanti collaboratori a sostegno del primo allenatore, che è diventato in primis uno psicologo della squadra. Zenga ha fatto le sue esperienze, ha fatto bene a Catania ed anche all’estero: è un allenatore che può dire la sua. Ed è affiancato da un grande allenatore che è Max Canzi: già negli anni precedenti faceva giocare veramente alla grande la Primavera. E’ uno che cura molto bene la difesa, per me è un grande allenatore».

Zenga e Canzi, quindi, possono essere gli uomini giusti per risollevare il Cagliari?
«Lo auguro a Canzi, a Zenga ed al Cagliari stesso. E’ un connubio che potrebbe fare bene alla squadra. Vedremo se alla ripresa del campionato ci sarà un’inversione di tendenza e la sperata svolta».

Il calcio di oggi vive di incertezze. Come vede questa situazione?
«Sicuramente le problematiche ci sono, e non solo nel mondo del calcio. Però il calcio è troppo importante dal punto di vista economico: è chiaro che tanti spingono per la ripresa. Altri presidenti fanno due conti e sperano che bloccando il campionato si evitino le retrocessioni in Serie B. Secondo me il campionato deve essere concluso, magari inserendo dei turni infrasettimanali. E poi magari il nuovo campionato si riprenderà a settembre anzichè ad agosto. Ai miei tempi il campionato iniziava ad ottobre, si andava in ritiro a settembre… Si può iniziare in ritardo e finire un po’ più in là. Vanno mantenuti gli equilibri, serve dare risposte: lo scudetto non sarebbe da assegnare quando mancano dodici turni. Lo stesso vale per le retrocessioni, il campionato è da concludere in modo da dare delle sentenza definitive».

Il prossimo calciomercato sarà inevitabilmente più povero: un calciatore come Deiola, che lei conosce bene, potrebbe tornare per restare?

«Alessandro è un ragazzo che conosce bene, ha iniziato nella nostra scuola calcio e poi dopo un paio d’anni Matteoli l’ha portato al Cagliari. Si è un po’ perso dopo quell’inizio in Serie B con Rastelli, in cui giocava ed ha fatto anche un bel gol contro il Crotone. Possono aver inciso tanti fattori, non è semplice avere continuità a quei livelli: evidentemente ha pagato un po’ a livello psicologico. Ha cercato di ritrovarsi a La Spezia e Parma, ma ha avuto difficoltà, anche quando è tornato in Sardegna. A Lecce ha trovato Liverani, che tra l’altro è un ex grande centrocampista, che gli ha trovato la giusta posizione. Qua giocava più da esterno o mezzala, a Lecce sta facendo il centrocampista centrale. Ha i tempi giusti per poterlo fare, ha una dote importante come l’inserimento ed un bel calcio. A Lecce sta trovando la sua dimensione. Io mi auguro che a fine stagione torni a Cagliari: se dovessimo perdere Nainggolan, Deiola potrebbe fare bene».

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